Saro' greve / Cultura smarrita vo cercando

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Lunedì 14 Gennaio 2019

 

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Chissà se nelle pieghe delle annunciate irreversibili rivoluzioni, nel ridotto del Foro Italico qualcuno avrà modo di ricordare quanto è stato sacrificato sull'altare dello spettacolo a tutti i costi e del tutto subito. Sarebbe un piccolo passo in avanti.

 

Vanni Loriga

 

Mercoledì 16 gennaio, come tutti sanno, sono convocati al Foro Italico gli Stati Generali del Comitato Olimpico Nazionale Italiano (CONI). Nessuno ignora inoltre che i cosiddetti Etats generaux hanno, storicamente parlando, preceduto irreversibili rivoluzioni. Ma forse è più attendibile l’ipotesi avanzata, su questo nostro quotidiano olimpico, dal navigato Luciano Barra: che si tratti cioè di una sorta di Fort Alamo, con relativa resa dei conti. E vengono ricordati altri Stati Generali relativi al CONI in cui si evoca la preziosa e silenziosa consulenza di Tonino De Juliis e ci si chiede chi ora l’abbia sostituito.

So benissimo che nessuno ha raccolto la sua eredità. Lo avevo capito esattamente il 7 maggio 2014 quando alla Casa delle Armi, al Foro Italico, si annunciarono i festeggiamenti per il centenario della fondazione del nostro Comitato Nazionale Olimpico. Eravamo tutti in attesa di un grande personaggio. C’era chi ipotizzava un Sergio Zavoli; chi un emerito campione; chi un Maestro di giornalismo autore di enciclopedie grandi e piccole; chi uno storico oppure un Dirigente di provata esperienza. Invece chi arriva, con un paio d’ore di ritardo? Esattamente Ilaria D’Amico … recapitata su Roma con un aereo speciale.

In quel momento ho capito che avevamo imboccato una strada che ritenevo e ritengo pericolosa. Altro che De Juliis ed il suo esemplare “Dal culto dell’indipendenza alla libertà rinunciata”. Ne consiglierei la lettura a tutti coloro, soprattutto quelli del “Terzo Stato”, che mercoledì parteciperanno ai lavori del Foro Italico.  

E se avessero qualche problema a reperire il prezioso testo consiglio di gettare uno sguardo allo studio del nostro Direttore dedicato ai “Miti e storie del giornalismo sportivo”. In 350 pagine i pionieri del nostro mestiere raccontano nascita ed evoluzione della stampa sportiva dall’Ottocento al Fascismo. Non voglio arruffianarmi con il mio editore, e infatti assegno al suo incredibile lavoro di ricerca il voto di 110.

La lode gli verrà assegnata quando completerà l’opera giungendo fino ai giorni nostri, parlando anche di Enzo Ferrari (tra i fondatori nel 1924 del bolognese Corriere dello Sport); del ciclismo degli anni Trenta e successivi raccontato, fra gli altri, da Achille Campanile, Dino Buzzati, Anna Maria Ortese, Alfonso Gatto, Indro Montanelli. Si farebbe sicuramente un salto in avanti nella ricerca di una cultura smarrita e da loro magistralmente raccontata e insegnata.