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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

Direttore: Gianfranco Colasante  -  @ Scrivi al direttore -  - 
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Italian Graffiti / Una spartizione da 64 milioni. Salvo intese

Sabato 19 Ottobre 2019

 

spadafora-sabelli 

 

Alla fine è sempre una questione di soldi e la nuova distribuzione di fondi non pare aver lasciato scontenti. Con qualche finestra aperta sul "sociale" in attesa di capire se ancora ha senso parlare di Riforma. Ma forse siamo noi a non essere in sintonia.  

 

Gianfranco Colasante

Chi l'ha vista? Mi chiedo e vi chiedo: che fine ha fatto la Riforma (o come volete chiamarla) dello Sport? Approvata dal parlamento nel penultimo giorno dello scorso anno, annunciata con squilli di trombe, rullar di tamburi e scorrer di slides l'ormai lontano 31 gennaio all'Acquacetosa, pare ora definitivamente scomparsa dai radar. O almeno questo è quanto si ricava dalla presentazione delle ultime provvidenze - trasformate in "manovra", ... - tenuta ieri a Palazzo Chigi dal ministro suo malgrado della gioventù e dello sport Vincenzo Spadafora e dal manager di lungo corso Rocco Sabelli che, dopo aver sistemata l'Alitalia, sta ora provvedendo ad aggiustare lo sport nazionale. Riepilogo.

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I sentieri di Cimbricus / "A Tokyo e' tutta un'altra cosa"

Venerdì 18 Ottobre 2019

 

tokyo-sole 2

 

Dopo le esperienze (previste) di Doha, pare che ora le istituzioni - CIO e IAAF (pardon WA) - ci abbiano ripensato. Per i Giochi 2020 via dalla pazza umiditĂ  e lontano dal caldo asfissiante: le gare su strada lascino Tokyo e vadano in montagna. Ma gia' piovono le proteste.

 

Giorgio Cimbrico

Hanno avuto pietà: maratone e marcia olimpiche a Sapporo, isola di Hokkaido, 800 chilometri a nord di Tokyo. Non c’è dubbio: quel che si è visto a Doha (disperati e tramortite trasportati in un ospedale da campo, ambulanze in azione, zombie che si ostinavano a correre e e marciare a zigzag, prestazioni che non possono esser commentate) ha avuto la sua importanza nella decisione del CIO, già presa e da ratificare tra qualche giorno. Dagli attriti con il sindaco e con la governatrice dell’area metropolitana qualche scintilla è scoccata.

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I sentieri di Cimbricus / Il giorno piu' infamante

Giovedì 17 Ottobre 2019


england


La storia dei saluti irrutuali è molto variegata nel calcio e in tutte le epoche. Capitò anche ai "bianchi" d'Inghilterra che, alla vigilia della guerra, furono costretti dal loro governo ad esibirsi in un goffo saluto nazista di fronte ai loro nemici.


Giorgio Cimbrico

I giocatori turchi salutano militarmente? C’è stato di peggio ed è documentato in una foto bianco e nero che ha superato gli ottant’anni dallo sviluppo ma che è ancora molto nitida. 14 maggio 1938, prato dell’Olympiastadion di Berlino, 110.000 spettatori: la nazionale inglese di calcio (maglia bianca, tre leoni, calzoncini neri che si allungno quasi al ginocchio) alza in blocco il braccio nel saluto nazista, i volti rivolti verso la tribuna dove sedevano Hermann Goering, Joseph Goebbels e Rudolf Hess che, poco piĂą tardi, in fondo  un volo di notte, sarebbe diventato sorprendente “ospite” del Regno Unito.

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Duribanchi / Ancora una volta morire per Danzica?

Mercoledì 16 Ottobre 2019
 
turchia

Lo sport non sia complice di chi uccide. Di chi prevarica. Di chi imprigiona. Altrimenti lo dovreste chiamare con il suo vero nome: business, affari. In nome della veritĂ .

Andrea Bosco

Il quesito è antico: è giusto separare lo sport dalla politica? Le risposte sono sempre state, nel corso della storia, evasive, fasulle, ipocrite. Gli Stati Uniti parteciparono alle Olimpiadi di Hitler, a Berlino, dove trionfò a dispetto del Baffetto Criminale, Jesse Owens. Ma avrebbero dovuto non andarci. L'Europa ed il mondo avrebbero dovuto non andarci: chi voleva, poteva “vedere” quanto sarebbe successo. Chi poteva aveva il dovere di “vedere” il disegno disgustoso di un regime sprezzante dell'uomo fino all'olocausto. La domanda è anche oggi sempre la medesima: morire per Danzica?

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I sentieri di Cimbricus / Rivoluzione d'ottobre, in salsa matoke

Lunedì 14 Ottobre 2019

 

kosgei

 

A poche ore di distanza sono state scritte due pagine che spingono la Maratona verso territori inesplorati. Due chiavi diverse di lettura: all'alea tecnologica di Eliud Kipchoge ha risposto la sfida alla fisiologia di Brigid Kosgei.

 

Giorgio Cimbrico

La rivoluzione d’ottobre è una faccenda kenyana, è un doppio lavoro veloce sulla distanza più lunga, è un giorno di scoperta (un 12 ottobre colombiano e viennese, per Eliud Kipchoge) e, poco più di 24 ore dopo. è una corsa nella Città del Vento che tanto ventosa non è stata: buon per Brigid Kosgei che riesce in un’impresa non comune, strappare un record sotto gli occhi della detronizzanda: dopo Doha, Paula Radcliffe era a Chicago, dietro un microfono, per dare l’addio al vertice e ricordare che proprio lì, sulle sponde del lago, su quelle strade, aveva offerto la sua prima cavalcata disordinata e a segno: 2h17’42”.

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