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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

Direttore: Gianfranco Colasante  -  @ Scrivi al direttore -  - 
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Piste&Pedane / Personaggi: quella che non ti aspetti

Martedì 1 Ottobre 2019

 

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Tra i personaggi meno noti emersi a Doha figura la minuta ugandese Nakaayi. Grazie all’assenza, forzata o meno, di chi ha finora dominato la distanza (Semenya e le sue compagne) si è imposta a sorpresa sugli 800.

Daniele Perboni

Quarto appuntamento giornaliero. Per stemperare la tensione e, soprattutto, neutralizzare la bile che monta, monta, monta (ormai l’avete compreso tutti: non riusciamo a ingoiare il boccone amaro della mancata trasferta), decidiamo per una sgambata. Tutto ciò per introdurre il pomeriggio atletico. Sei le finali programmate: alto, 800, 3000 siepi donne e disco, 5000, 400 ostacoli uomini. Peripezie varie impediscono si assistere serenamente alla trasmissione completa in TV. Alla fine puntiamo gli occhi sui 5000 dove i tre fratelli Ingebrigtsen (Jakob, Henrik e Filip) si oppongono alla solita marea nera. Puntiamo sul più giovane dei norvegesi, Jakob. Tutto sbagliato. Vince Edris (12’58”85) con buona pace della famiglia nordica.

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Piste&Pedane / La squalifica di Salazar e le sue ricadute

Martedì 1 Ottobre 2019

 
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L’articolata sentenza dell’USADA apre scenari molto delicati per il presente, con il possibile coinvolgimento di diversi atleti di livello in gara anche a Doha. Ci si chiede: cosa accadrà ora con il team Nike?

Carlo Santi

DOHA – Due casi per l’atletica, due casi che fanno riflettere. Il primo è la squalifica per quattro anni di Alberto Salazar, campione in passato e coach dopo la carriera; il secondo riguarda la questione della femminilità che, per intenderci, ha bandito dai suoi 800 Caster Semenya, e che in questo Mondiale di Doha si sta ripresentando con un’altra atleta, Amina Seyni del Niger. Cominciamo da Salazar con una vicenda che imbarazza la Federazione Internazionale poiché il coach dell’Oregon, che lavora con atleti marcati Nike, segue ad esempio Sifan Hassan, la neo campionessa iridata dei 10 mila metri, oltre a Mo Farah, allo statunitense Galen Rop e alla tedesca Konstanze Klosterhalfen, donna in odore di medaglia nei 1500 metri.

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I sentieri di Cimbricus / Warholm o il sano sentimento dell'invidia

Martedì 1 Ottobre 2019

 

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Sono felice (per lui) che non sia italiano: sarebbe assediato da una folla di rompicoglioni, di incompetenti, di superficiali, di sensali e alla lunga la sua sana pazzia andrebbe a farsi benedire.

 

Giorgio Cimbrico

Dicono che l’invidia sia un pessimo sentimento – o atteggiamento, fa lo stesso – ma non posso fare a meno di invidiare i norvegesi che hanno i fratelli Ingebrigtsen e hanno Karsten Warholm che per i triti parametri d’oggi è completamente pazzo. Chiaro: non è pazzo, ma si avvicina all’entrando a matar della corrida con l’atteggiamento che tutti vorremmo avere: urlando, massacrandosi di schiaffi, fottendosene se qualche adepto dell’ars magna et masturbatoria dei social media avrà qualcosa da ridire, qualcosa da eccepire o criticare. Warholm è così come appare e, essendo io un maledetto snob, evito di cospargere con le definizioni di guerriero, di vichingo. Uffa. Studiatene di nuove, andate a vedere chi è, dove è nato, chi lo allena. Ho provato e fra poco vi fornirò i risultati.

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Piste&Pedane / Tra emozioni e conferme, emerge la Lasitskene

Lunedì 30 Settembre 2019 (Notte)

 

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Bilancio magro per i pochi azzurri in gara ma, soprattutto, un altro campanello d’allarme per la nostra atletica che non riesce a trovare la soluzione per diventare, se non grande, almeno accettabile.

Carlo Santi

DOHA (IV G.) – Divertirsi con Mariya Lasitskene e con un cinquemila-spettacolo, deprimersi con i nostri atleti che non riescono a mettere in campo troppo valore. Con gli azzurri siamo alle solite. Non solo poche soddisfazioni, ma anche risultati ben al di sotto del normale. Chissà cosa accade quando si prepara un evento così, ... Servirebbe un’attenta analisi per capirlo. Cosa è accaduto in questa quarta giornata del Mondiale? Gloria Hooper nei 200 metri non è andata oltre il settimo posto in batteria con 23”33; Maria Benedicta Chigbolu nel giro di pista ha fatto peggio, 52”63 (quest’anno aveva corso in 51”69) con un finale troppo in salita. Subito a casa entrambe. «Mi ero preparata bene – ha detto la Chigbolu – ma gli ultimi 50 metri hanno rovinato tutto. Dispiace perché se ne va il lavoro di un anno. Mi ero preparata per questa gara».

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Piste&Pedane / Tortu a lezione dal professor Lewis

Lunedì 30 Settembre 2019

 

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Un incontro importante tra il ragazzo della Brianza e il Figlio del vento. Per conoscersi, fare il punto sulla stagione e guardare al futuro, con l’invito, con il papà-coach, a Houston per allenarsi in vista di Tokyo 2020.

Carlo Santi

DOHA – Gli esami non finiscono mai per Filippo Tortu. Dalla finale mondiale dei 100 metri alla lezione con il professor Carl Lewis. L’incontro tra lo sprinter azzurro e il figlio del vento al The Torch Doha, l’albergo accanto allo stadio dove Carl è arrivato “scortato” da Leroy Burrell, è stato divertente e accattivante. Emozionato il giusto, attento e curioso, Filippo ha chiesto consigli al grande campione americano, 58 anni e leggenda autentica dello sport con le sue 10 medaglie olimpiche, di cui 9 d’oro, e altrettante mondiali tra il 1983 e il 1993 (8 i successi) oltre a quattro record del mondo nei 100 metri. «Sei stato bravo a correre la finale dei 100 a 21 anni», ha esordito Lewis che poi ha “interrogato” Tortu invitandolo, con il papà-coach, a Houston per allenarsi in vista di Tokyo 2020. «A Houston c’è l’ambiente ideale per la velocità – ha spiegato Lewis – e può essere un’esperienza fantastica».

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