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Roma 2024 / Renzi-Malago': si va verso un’altra candidatura?

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Giovedì 11 Dicembre 2014

(gfc)
A guardare bene, si prova un certo imbarazzo. Parliamo del grande annuncio che la strana coppia Matteo Renzi + Giovanni Malagò dovrebbe fare nella mattinata di lunedì 15 dicembre, al Foro Italico: Roma Capitale si candiderebbe alle Olimpiadi del 2024. Prima città a farlo delle 10 o 12 che ci stanno pensando in giro per il mondo. Con un tempismo di rara attualità che lascia perplessi. Come se a Roma – invece del procuratore generale Giuseppe Pignatone e la carrettata di arresti dalle parti del Campidoglio – fosse scesa in anticipo la Befana. A dispensare doni (tanti) e illusioni (poche). Coloro che ne sanno di più, i più esperti di questi maneggi, sostengono che la proposta era sul tavolo già da molti mesi. E che ad accelerarla, e a far da detonatore, sarebbero state le conclusioni della 127ª Sessione del CIO tenuta lo scorso fine settimana a Montecarlo. Chissà perché, nelle 40 risoluzioni proposte ed approvate (tutte e all’unisono!) dall’eterogenea assemblea dei paludati 96 membri del CIO, la nostra coppia avrebbe individuato il semaforo verde per le loro ambizioni. Intendiamoci, in quelle risoluzioni non c’è nulla che porterebbe a favorire Roma nei confronti di altre pretendenti.

Tutte con una situazione economica, per tacere del sociale, molto più rassicurante della nostra Capitale, squassata dalla corruzione e dal quasi default (si legge che i 23 miliardi di deficit si siano ridotti di una decina grazie all’opera del commissario governativo). Ma tant’è. Sembra che la possibilità di “esportare” alcune gare al di fuori del circuito cittadino e la manna dei due miliardi promessi dal CIO alla città vincitrice, siano viste come garanzie troppo ghiotte per rinunciarvi. E allora, anche se manca del tutto un progetto olimpico (che non si improvvisa), si andrebbe avanti con la candidatura, all’insegna dei soliti annunci: sogni, riscatto, posti di lavoro, turismo, integrazione, ecc. Insomma, parole. Anche in questo modo, direbbe il premier Renzi, “stiamo cambiando l’Italia.”

Neanche i disastri di Roma Capitale – il cui degrado è sotto gli occhi di tutti, italiani e stranieri – non riguardassero questo modo dorato dello sport a tutti i costi. Tantomeno i fatti e fattacci di Mafia Capitale, ancora in gran parte da scoprire, in questa nostra benedetta “terra di mezzo” dove tutto è lecito. E chi non la pensa come noi, è solo un gufo e un rosicone, … E noi invece che credevamo che c’erano altre priorità nella vita, non tanto nostra, quanto dei nostri figli e dei nostri nipoti. Si potrebbe fare dell’ironia, ma non ne abbiamo più voglia.

Chissà, se in tanto entusiasmo, qualcuno si sarà ricordato di avvisare il sindaco Ignazio Marino, in questi giorni molto indaffarato a far la spola con la Procura per consegnare i faldoni degli appalti pubblici del Comune. Anche perché, tra le novità introdotte dal CIO, non risulta proprio che la candidatura non sia più di pertinenza della città, e che debbano proporla il Governo o il Comitato Olimpico. Come andrà a finire? Staremo a vedere, da spettatori poco interessati alle camarille del momento.

Ma una osservazione però vorremmo farla. Anzi due. In attesa di conoscere i nomi chiamati a realizzare il “grande sogno” del 2024 (quando, con tutta probabilità, nè Renzi né Malagò saranno al loro posto attuale, e già questo è un sospetto), auspicheremmo che non ci sia nessuno di quanti già figuravano nei precedenti comitati pro-Roma olimpica, succedutisi caparbiamente sin dal 1995. E che, seconda considerazione, si torni all’antico, come a Roma ’60, quando tutti coloro che lavorarono prima alla candidatura e poi alla realizzazione di quei Giochi straordinari, in cambio del loro successo e della loro fatica ricevettero dalle mani del presidente Giulio Onesti una riproduzione della … medaglia ufficiale. Niente altro. Ma forse, già a pensarlo, ci stiamo comportando da gufi.

Ma alla fine, fatecelo sperare, vedrete che finirà col prevalere il buonsenso e lunedì prossimo non ci sarà nessun annuncio olimpico. E vedrete anzi che, finalmente, le forze politiche e sportive si metteranno assieme per quel rilancio dello sport nazionale, a tutti i livelli, di cui si avverte sempre più l’urgenza. Sperare, in fondo, costa poco.
 

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