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Atletica / Aria nuova alla IAAF: sara' Coe il nuovo presidente?

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Mercoledì 31 Luglio 2013

Parrebbe spianata la strada di Seb Coe verso la presidenza della IAAF dopo che il senegalese Lamine Diack ha ribadito che nel 2015 lascerà la potente, e immobile, federazione internazionale di atletica. Non è detto che le cose poi andranno così, ma la logica si muove in quella direzione. Anche perché Diack ha tagliato a giugno il traguardo degli 80 anni. Il passaggio di consegne avverrà al congresso IAAF di Pechino, in occasione dei mondiali. “A quell’epoca avrò 82 anni, sarà tempo di fermarsi e cominciare a scrivere qualche libro”, ha chiuso la faccenda il venerando e discusso presidente. Aggiungendo: “Ma mi piacerebbe anche poter indicare il nome di chi dovrà sostituirmi e perché”.

Per quella successione il nome di Coe appare il più probabile, anche se Lord Seb dovrà rintuzzare le ambizioni di un altro grande ex, Sergei Bubka. Entrambi vice-presidenti dell’organismo, con Bubka che ha il vantaggio di avere sette anni di meno. Coe, che non pochi vedrebbero come “il nome giusto al posto giusto”, a capo dei Giochi Olimpici di Londra ha acquistato molti punti a suo favore. C’è anche chi leggerebbe, nella sua elezione, un ritorno dell’atletica a valore etici più solidi, riannodati a una tradizione che proprio in Gran Bretagna affonda le sue radici. Tanto che qualcuno si è lanciato ad avanzare paragoni tra l’attuale presidente del CO britannico (57 anni a settembre) e il non dimenticato Lorg Burghley, il marchese di Exter che presiedette la IAAF dal 1946 al 1976.

Entrambi campioni olimpici, l’uno nel mezzofondo, l’altro sugli ostacoli “bassi”. Entrambi responsabili di due edizioni dei Giochi di grande valore storico: Londra 2012 e Londra 1948. Ma le similitudini tra i due si chiudono qui. I tempi sono profondamente cambiati negli ultimi decenni e a Coe – se dovesse succedere a Lamine Diack – toccherà un compito molto gravoso: restituire credibilità all’atletica, ma soprattutto liberarla dai condizionamenti del doping e di quell’eccesso di spettacolo (e di denaro) che ne ha guastato l’anima. Non sarà facile. Ma possiamo auguraglielo.

 

 

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