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Atletica / Alfio Giomi: mago o pompiere?

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Lunedì 15 Luglio 2013

LUCIANO BARRA

La stagione dell’atletica è cominciata da tempo e di fatto si concluderà dopo i Mondiali di metà agosto. Ed è normale che si facciano, sulla strada di Mosca, previsioni sulle possibilità italiane di medaglie e valutazioni sul miglioramento della nostra atletica dopo otto anni di depressione e, sicuramente, quattro anni di buio fitto. Tanto per ricordare. Berlino 2009: zero medaglie; Daegu 2011; un bronzo (Antonietta Di Martino); Londra 2012: un bronzo (Fabrizio Donato). Come è nel carattere di noi italiani ci attendiamo sempre il meglio. Ma qui non solo la palla non è rotonda, ma è anche difficile “inventarsi” un campione. Da quando Alfio Giomi è stato eletto presidente (poco più di 6 mesi), grazie al suo attivismo e alla sua presenza ogni dove (la sua presenza a casa/Grosseto è pari alla presenza in FIDAL del precedente presidente). Questo ha sicuramente ingannato molti osservatori che hanno visto in Giomi il Mago che avrebbe resuscitato l’atletica italiana.

Purtroppo nulla di tutto ciò. Giomi non è un Mago e nell’atletica i Maghi capaci di accorciare le distanze non esistono e, quando ci provano, finiscono come i casi di questi giorni. Chi scrive non può dimenticare che nel periodo in cui, con Nebiolo, si occuparono i posti di comando, ci vollero otto anni (Praga 1978) per segnare un tangibile cambiamento. A Monaco, nel 1972, arrivarono solo due bronzi (Pietro Mennea e Paola Pigni) e a Montreal 1976 solo un argento (Sara Simeoni).

Più che un Mago, Giomi ci pare un pompiere al servizio della federazione. Corre qui e corre là per spegnere incendi e, soprattutto, per ricostruire case e ridare entusiasmo ai cittadini. Un’operazione immane, ma necessaria. Con lui, totalmente allineato, il suo Consiglio Federale, che diversamente dal passato ha capito che l’attività di alto livello è fondamentale per l’immagine e la promozione dell’atletica.

In questo senso va giudicata la sua azione che ha portato in meno di sei mesi oltre 545 atleti a vestire le varie maglie azzurre. Un record in assoluto, viste le timide apparizioni del passato. Questa, al momento, è la medaglia d’oro che la nuova FIDAL ha conquistato, D’altronde, ai tempi di oggi, se ad un atleta non si offre la possibilità di vestire la maglia della nazionale, perché dovrebbe continuare ad allenarsi?

Questo è il dettaglio aggiornato del 2013 (manifestazione / numero di atleti in gara):

○ Campionati Europei Indoor – 40
○ Campionati Europei Cross – 33
○ Campionati Mondiali Cross – 7
○ Campionati Europei Lanci Invernali – 18
○ Coppa Europa Marcia – 18
○ Incontro Internazionale Marcia – 15
○ Coppa Europa 10.000 m – 5
○ Coppa Europa Prove Multiple – 8
○ European Team Championships – 52
○ Giochi del Mediterraneo – 50
○ Campionati Mondiali Corsa in Montagna – 16
○ Campionati Europei U-23 – 74
○ Campionati Mondiali Youth/U-18 – 55
○ Campionati Europei Juniores – 72
○ Universiadi/WUG – 9
○ Campionati Mondiali (Mosca) – ca. 55

Totale complessivo: 545 atleti.

Dubitiamo che tale cifra sia riscontrabile in altra federazione e dovrebbe svegliare anche il CONI, molto statico in materia. Si tratta dell’investimento più importante fatto in questi sei mesi, non solo sugli atleti, ma anche sui loro tecnici, sulle società e sulle famiglie degli atleti stessi. Non dimentichiamo mai che la motivazione per un atleta è lo stimolo essenziale per il raggiungimento del risultato. Famiglia ed amici sono gli elementi più importanti in questo processo.

Sicuramente la stessa cura da cavallo dovrò essere fatta nel 2014 per i Mondiali Indoor, i Mondiali Juniores, i Campionati Europei e tutte le altre manifestazioni dove sarà in palio la maglia azzurra. E quindi, alla fine di questo biennio, sarà opportuno tirare le reti e vedere se c’è qualche pesce grosso da salvaguardare e su cui investire specificatamente e qualitativamente in vista di Rio 2016. A quel punto sarà necessario capire anche se la struttura tecnica è adeguata o se bisognerà rivedere il progetto e ritornare ai Capi-settori.

Quindi, per il momento, risparmiamoci i paragoni, evitiamo di fare proporzioni fra partecipanti e medaglie, o fra eliminati al primo turno e finalisti, fra classifiche a punti o altro ancora. Tappiamoci il naso ed accettiamo che questo è il momento di fare un “bocca a bocca” all’atletica italiana, sperando per il meglio una volta che l’ossigeno sarà arrivato ai polmoni. Un “bocca a bocca” che devono fare tutti: dirigenti federali, dirigenti di società, tecnici, giornalisti ed appassionati.

D’altronde farebbero sorridere, oggi, critiche che per otto anni si è assistito in silenzio allo scioglimento dell’atletica italiana per rispetto – spero solo – dovuto alla figura di un grande campione.
 

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