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Sport invernali / Scompare Giorgio Alvera, cavaliere del Bob vincente

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Mercoledì 16 gennaio 2013

Se ne è andato a seguito di uno di quei mali che difficilmente concedono tregua. Giorgio Alverà è morto nella sua casa di Cortina d’Ampezzo nella notte di lunedì scorso. Quest’anno avrebbe compiuto 69 anni: era infatti nato a Belluno il 7 agosto 1943, ma era cadorino fino in fondo. Nel solco di una tradizione molto profonda. Con la sua scomparsa si chiude praticamente l’epoca d’oro del Bob azzurro, quello creato da Ernesto D’Ilario, il “prof” da Roseto degli Abruzzi dalle mille risorse, e dai dirigenti dell’Aeronautica e che ebbe in Eugenio Monti il personaggio di maggior fulgore. Alverà – che ha sempre gareggiato per il BC Cristallo di Cortina – apparteneva alle ultime leve di quegli anni, ad una scuola di eccellenza ormai chiusa.


Pilota di grande sensibilità, mai spericolato oltre il lecito, è negli albi d’oro della specialità per la vittoria ai Mondiali di Cervinia del 1975, in coppia col frenatore Franco Perruquet. In quell’edizione vinse il titolo iridato a mani basse, realizzando il miglior tempo in tutte e quattro le discese. Era proprio sul “budello” di Cervinia, tracciato tecnico come pochi, in anni nei quali l’abilità faceva aggio sulla velocità, che Alverà ha disputato le sue gare più belle. Un risultato rimasto nella storia anche perché fu necessario attendere il 1999 e l’affermazione a Cortina di Günther Huber per averne una replica. Meno fortunata l’unica apparizione olimpica, nel 1976 a Innsbruck, quando con il Due, sempre con Perruquet, non andò oltre l’ottava posizione, appena meglio di quanto gli riuscì alla guida del Quattro (dodicesimo, ma col frenatore Francesco Butteri). Quattro anni prima era stato solo riserva.

Sul piano nazionale, Giorgio Alverà è stato tre volte campione italiano nel Due e due volte nel Quattro. Sceso dal mezzo, per un breve periodo ha guidato i bobbisti azzurri, da Lake Placid 1980 ai Mondiali di Cortina 1981. Si è detto che Alverà è stato uno degli ultimi ad aver inteso, e praticato, il suo sport preferito (scelto alla fine degli anni Novanta dopo incursioni nell’hockey e nello sci) da dilettante assoluto: per vivere ha fatto lavori diversi, dalla gestione di un albergo alla responsabilità di un autosalone, così come Perruquet doveva ritagliarsi lo spazio dal lavoro di idraulico del Comune. Altri tempi, si dirà. Ma difficile credere che quelli attuali, improntati a logiche diverse, siano più produttivi.

 

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