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Atletica / Via Arese, arriva (o ritorna) Alfio Giomi

Lunedì 3 dicembre 2012

Tutto secondo pronostico, si volta pagina: il 65.enne grossetano Alfio Giomi sarà il nuovo presidente della nobile federazione, un po’ decaduta, dell’atletica. Dopo la rinuncia di Francesco Arese – causa difficili problemi di salute, peraltro in via di superamento – la corsa alla poltrona che fu di Bruno Zauli e di Primo Nebiolo aveva perso molto del suo interesse. In sostituzione infatti di Arese, per la componente governativa si era candidato l’ingegnere emiliano Alberto Morini che non pareva avere molte chances. Come hanno puntualmente confermato le urne aperte e chiuse ieri in un albergo di San Donato Milanese. A Giomi è andato il 60,7% dei consensi, a Morini il restante 39,3%, ininfluenti le sole 5 schede bianche. Già da oggi nel pomeriggio Giomi sarà in via Flaminia – sede romana della federazione – per prendere (o riprendere) i contatti con gli uffici.

Il lavoro per lui e suoi non mancherà: prima tappa gli Europei di Cross di domenica prossima in Ungheria, mentre incombono i Mondiali di Mosca e, in prospettiva quadriennale, i Giochi di Rio che si annunciano tutt’altro che un carnevale. Giomi – ex-insegnante di educazione fisica, profondo conoscitore dell’apparato con ascendenze atletiche risalenti al 1967 come dirigente societario – era entrato nel grande giro federale dopo le dimissioni di Nebiolo, quale vice-presidente vicario di Gianni Gola, restando in carica (salvo un breve periodo) dal lontano 23 aprile 1989 al 23 novembre 2008. Difficile credere che la sua presidenza possa tradursi in una iniezione di novità e di rinnovamento. Ma nulla vieta di sperarlo. Dal momento che il neo-eletto ha annunciato che, a differenza di Arese, sarà un presidente “a tempo pieno”. Mentre resta da sciogliere il nodo del segretario generale, il cui nome dovrebbe uscire da un concorso per titoli.

Si chiude così la problematica gestione Arese – sempre sostenuta dai vertici del CONI, mai messa in discussione neppure nei momenti più oscuri – che ha prodotto scorie che non sarà agevole rimuovere. A cominciare dallo scollamento tra base societaria e vertice (si fa per dire), il mai definito ruolo dei club militari e quel tale immobilismo di fondo che ha ostacolato svolte significative nei momenti topici. Cosa abbia lasciato dopo otto anni Arese (cui l’assemblea elettiva ha, a buon conto, tributato una standing ovation), è sotto gli occhi di tutti. Il caso Alex Schwazer, sia o meno imputabile la federazione di scarsa vigilanza, ha complicato tutto, soprattutto per un patrimonio-atleti che deve far di conto con l’età dei protagonisti di maggior nome e la evanescente gestione dei (pochi) talenti emergenti.

La rincorsa di Alfio Giomi – che in occasione della sua candidatura, tenuta giovedì 20 settembre al Wallness Town di Roma, s’era presentato affiancato da Alessandra Sensini e Nino Benvenuti (?) – era partita da lontano, coagulando via via consensi, dalla componente militare a quella universitaria. Non ha raggiunto il previsto 65% dei consensi, ma ha tuttavia raccolto un consenso che gli permetterà di muoversi con una certa disinvoltura (i dieci consiglieri, cinque dei quali militari, sono tutti della sua lista). Il cartello che lo ha sostenuto resta “Passione Atletica”, il gruppo d’opinione creato da Gigi D’Onofrio, ex-manager del Golden Gala, licenziato da Arese che aveva preferito passare l’organizzazione del maggiore (e più costoso, con i suoi 2,5 milioni di euro) meeting italiano alla CONI Servizi. Vedremo ora come si muoverà Giomi – cui non mancano doti dialettiche – anche nei confronti del CONI e delle sue prossime elezioni interne.

Come già annunciato, la direzione tecnica è stata spacchettata in tre nelle persone di Massimo Magnani, l’ex Nicola Silvaggi e Stefano Baldini. L’idea sarebbe di poter lavorare con 40/50 atleti di vertice e creare nuovi stimoli all’attività giovanile. L’obiettivo: portare 10 giovani in finale a Rio. Il consiglio resta un mix di facce nuove (c’è anche gente che in federazione non ha mai messo piede) e lupi di mare di lungo corso. Da parte nostra, lo abbiamo più volte scritto, restiamo un po’ perplessi, non tanto dagli uomini – tutte degnissime persone, sia chiaro – quanto dalla loro età anagrafica e di servizio (pensiamo, tanto per fare un esempio, all’universitario Mauro Nasciuti, in campo sin dal … 1986). Quel cambio generazionale senza il quale non si può crescere, resta una pia illusione per lo sport italiano, olimpico o meno che sia. Da questo punto di vita, l’intenzione di Giomi a non voler andare oltre il quadriennio, è già un passetto in avanti.

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