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Atletica / Il nostro Ranking: Donato e Straneo "atleti dellanno" 2012

Giovedì 29 novembre 2012

Domenica 2 dicembre, a Milano, 124 delegati eleggeranno il nuovo (si fa per dire) governo della FIDAL per il prossimo quadriennio. Nel frattempo l’atletica giocata ha mandato in archivio la sua stagione olimpica. E con scarse soddisfazioni, come abbiamo tentato di sunteggiare più sotto nel nostro Ranking annuale. Scontato, tra gli uomini, il primo posto di Fabrizio Donato (e il secondo di Daniele Greco), tra le donne la più meritevole ci è parsa Valeria Straneo che, malgrado una ridotta esperienza, ha conquistato una sua importante collocazione di merito. Per ciascuno sono indicate le motivazioni, anche se – per ovvi motivi – abbiamo ritenuto di limitare l’analisi ai primi sei atleti. Da notare, ma non ce ne sarebbe bisogno, la media dell’età, largamente sopra i 30 anni. Per il prossimo governo FIDAL, con tutta probabilità guidato dal veterano di lungo corso Alfio Giomi, si sarà molto da lavorare.
Di seguito, le nostre schede. Tutti i dati tecnici sull’annata 2012 sono consultabili nella sezione Top Ten.

● Uomini
1. Fabrizio DONATO (36) – Triplo

A 36 anni ha mandato in archivio la sua stagione migliore. Terzo a Londra, alla spalle di Christian Taylor e Will Claye, autore di una serie costante con un massimo di 17.48. In precedenza aveva vinto ad Helsinki il titolo europeo con la seconda migliore misura in carriera, sia pure ventosa (17.63w). In inverno era stato quarto ai Mondiali al coperto di Istanbul (17.28i). Ha disputato 11 gare in 208 giorni.

2. Daniele GRECO (23) – Triplo

Può essere il futuro, non solo della specialità. A Londra è rimasto ai piedi del podio, quarto con 17.34, suo PB. Lo aveva migliorato già due volte in inverno, prima con 17.24i all’esordio e poi col quinto posto di Istanbul (17.28i). Tredici le gara disputate. Appende al muro anche il primo titolo italiano vinto a Bressanone ai danni di Donato: 17.67w contro 17.52, per la gara italiana tecnicamente più elevata. Molto calato nel finale di stagione.

3. Emanuele ABATE (27) – 110 m Ost.

Due primati nazionali nella medesima riunione in Francia (13”32 e 13”28), per cancellare un record fermo da dieci anni, ma soprattutto semifinalista con rabbia a Londra (13”35). In inverno, in Germania, aveva fatto suo anche il primato dei 60 m indoor (7”57i). Su 17 gare all’attivo, in 11 è andato sotto il precedente personale di 13”54. Quinto agli Europei di Helsinki dopo il sesto posto sui 60 ai Mondiali indoor.

4. Ruggero PERTILE (38) – Maratona

Ultimo superstite degli alfieri della strada in salsa italiana (marcia compresa). A Londra si è battuto con acume e coraggio, evitando di affogare sommerso dalla impetuosa marea nera: decimo all’arrivo (2h12’45”) e secondo tra gli europei. Piazzamento in linea con il miglior tempo stagionale (2h10’08”, suo secondo crono in carriera) ottenuto in marzo in Giappone.

5. Daniele MEUCCI (27) – 10.000 m

Crescita cronometrica per l’ingegnere pisano, con ritocchi a tutto il registro: 7’41”74 (secondo tempo italiano di sempre), 13’19”00 e 27’32”86. L’argento di Helsinki sui 10.000, dopo un quinto posto sui 5000, come prova generale per i Giochi. Ma a Londra le cose sono andate in maniera diversa. Forse eccessivo il doppio impegno: meglio sarebbe stato concentrarsi solo sui 10.000, dove però ha tenuto solo in parte, ingoiato nel finale.

6. Nicola VIZZONI (39) – Martello

Il capitano ha fatto anche quest’anno la sua parte, confermandosi nella decina dei migliori al mondo. Ha disputato la terza finale olimpica (su quattro partecipazioni), anche se ha accorciato la gittata rispetto alle stagioni precedenti. L’ottavo posto di Londra fa compagnia al quinto degli Europei, dove ha ottenuto il lancio più lungo dell’anno (76.42). Lorenzo Povegliano gli ha però soffiato il titolo nazionale: 76.29 contro 74.08.


● Donne

1. Valeria STRANEO (36) – Maratona

Può recriminare per l’ottavo posto di Londra (2h25’27”): prima a metà gara, si è trovata alle prese con problemi gastroenterici nella seconda parte. Nel portafoglio due primati nazionali di buon livello: 1h07’46” nella Roma-Ostia e 2h23’44” sulla distanza piena, col secondo posto di Rotterdam. Peccato la mancata riprova di New York, compensata con un tranquillo 2h27’ a Torino. Migliorata anche in pista (32’15”87 sui 10.000). 

 2. Elena RIGAUDO (32) – Marcia 20 km

Tornata a buon livello dopo la maternità, ai Giochi si è fatta valere con una settima piazza in 1h27’36”, suo secondo tempo in carriera. Un settimo posto l’aveva ottenuto in maggio anche in Coppa del Mondo. Ha gareggiato poco, con qualche escursione in pista, ma resistendo al generale calo del settore che non può non aver risentito della vicenda Schwazer.

3. Antonietta DI MARTINO (34) – Alto

Sarebbe non classificabile per l’infortunio che le ha tolto Londra (da dimenticare le polemiche che ne sono seguite). Ma va considerata, tenuto conto del grande credito con la fortuna: in specie dopo il secondo posto ai Mondiali indoor di Istanbul, dove è salita due volte a 1.95. Tre volte in pedana, ma solo al chiuso. Ha ripreso da poco la preparazione, ma resta problematico un ritorno ad alti livelli. Auguri. 

4. Marzia CARAVELLI (31) – 100 m Ost.

Meriterebbe maggiore considerazione, sia per l’impegno che per i riscontri tecnici. Due volte sotto i 13”, con 12”85 ha finalmente ottenuto quel primato nazionale (12”97 di Carla Tuzzi risalente al 1994) inseguito da almeno due generazioni di ostacoliste. Finalista agli Europei (sesto posto), a Londra ha raggiunto la semifinale, costretta però a fermarsi dopo aver incocciato un ostacolo. Ha fatto scalpore la sua richiesta di supporto lanciato su Facebook.

5. Elena ROMAGNOLO (30) – 5000 metri

Già finalista a Pechino sulle Siepi, ha lasciato in eredità un eccellente primato nazionale (9’27”48). A 30 anni ha saputo trovare nuovi stimoli sui 5000, distanza con la quale ha centrato una seconda finale olimpica, dopo aver portato in batteria il suo PB a 15’06”38. In precedenza s’era fatta valere con una doppia finale agli Europei e un nuovo “personale” sulla distanza doppia (32’39”12 in Coppa Europa).

6. Libania GRENOT (29) – 400 m

Dopo l’inverno trascorso in Florida ci si attendeva di più. Ha invece progredito poco o nulla sul giro (50”55), migliorandosi invece sui 200: due volte al “personale” portato a 22”85. Nell’insieme poco convincente, specie negli impegni di staffetta. A Londra si è fermata in semifinale, terza, con una condotta quasi irritante. Agli Europei aveva raggiunto la finale, sia pure con un sesto posto accompagnato dal peggior tempo stagionale.

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