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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Vela / Naviga ancora nelle nostre acque una "regina" di Parigi 1900

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Mercoledì 24 Ottobre 2012

Ne avevamo già parlato nel luglio del 2008. Allora scrivevamo: "La notizia non è freschissima, ma è passata sotto il silenzio del mondo dello sport. Come contributo ai valori dello sport olimpico vale la pena di rammentarla. Essa riferisce che il cutter 'Bona Fide', che sotto bandiera inglese si classificò al terzo posto ai Giochi di Parigi del 1900 nella Categoria 3/10 tonnellate (lo skipper del tempo si chiamava Howard J. Taylor) alle spalle della francese ‘Gitana’ e dell’olandese ‘Mascotte’, naviga ancora. Fa maggiormente piacere apprendere che, a distanza di più di un secolo e passando via via di mano, ‘Bona Fide’ dispieghi ora le sue antiche vele trapezoidali nelle nostre acque: ne è infatti attualmente proprietario il notaio Giuseppe Giordano, un grande appassionato di vela d’altura.

L’amore per i legni antichi, il loro restauro e la loro conservazione, è un fenomeno che trova in Italia molti cultori, per lo più riuniti nella 'Associazione Italia Vele d’Epoca' (AIVE), l’organizzazione che tutela circa 400 imbarcazioni d’epoca, costruite cioè prima del 1950 e ancora in piena efficienza. Al loro interesse si deve, ad esempio, il recupero di alcune delle barche storiche della nostra vela olimpica: come la mitica ‘Bamba’ o l’invitta ‘Italia’". Ora la notizia torna di attualità, e arricchita di particolari, per un articolo del Corriere della Sera dello scorso settembre. L’occasione era la 17.ma edizione delle Vele d’epoca, una classica disputata ad Imperia che ha visto ancora dispiegare le sue vele la vetusta ‘Bona Fide’. Scrive Giulia Ziino: “Tredici metri per centotredici anni. Quando ci sali sopra il legno chiaro delle assi e lo scafo affusolato ingannano l’occhio: forme moderne, create per vincere. Ma l’eleganza pura, la trama delle vele, il dettaglio di un fregio raccontano una storia antica”.

Una bella storia, quella del veliero che all’alba del Novecento gareggiò nella baia di Le Havre. L’aveva progettata uno dei migliori architetti navali del suo tempo, Charles Sibbick, che aveva il cantiere all’isola di Wright. I disegni originali sono andati persi in un incendio. Ma la barca – costruita nel 1899, 13,60 metri di lunghezza (circa 15 yarde) con una superficie velica di 144 mq – è ancora in vita. Dopo i Giochi di Parigi, se ne perdono un po’ le tracce. Le ricerche di archivio riferiscono che poco dopo arrivò in Italia, acquistata da un italiano, Giuseppe Brambilla. Poi cambia più volte proprietario, transita anche per gli eredi di casa Manzoni, fino a che nel 1999 l’acquista il notaio milanese Giuseppe Giordano che, con una paziente (e, presumiamo, costoso) restauro la riporta all’antico splendore. Proprio una bella storia.   

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