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Thoeni

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Gustav Thoeni [1951]

Sci alpino


 (gfc) Lo sciatore che ha fatto grande lo sport della neve in Italia. Capitano di quella “Valanga Azzurra” che ha portato lo sci alpino italiano ai vertici mondiali, interprete della disciplina come sport spettacolo. Con le sue quattro vittorie in Coppa del Mondo collezionate negli anni Settanta, ha stabilito un record che soltanto nel 1990 Pirmin Zurbriggen è riuscito ad eguagliare. Un campione che ha saputo attirarsi simpatia e ammirazione per la serietà con cui s’è applicato al suo unico grande interesse, lo sci e le sue ebbrezze. Di carattere chiuso, introverso, riflessivo, parco di parole, ha preferito sempre la concretezza dei risultati ai vuoti riti delle previsioni e dei commenti.

Gustav Thoeni è nato ai 1500 metri di Trafoi, minuscolo centro delle Alpi Retiche, il 28 febbraio del 1951. Suo padre Giorgio, maestro di sci, gli aveva insegnato a sciare sin da piccolissimo. Agonisticamente cresciuto con il cugino Rolando (di undici giorni più … anziano), si mise in luce intorno ai 15 anni nel “Trofeo Topolino” inventato da Rolly Marchi. La prima affermazione internazionale l’ottenne nel 1969, a Val d’Isére, nella Coppa dei Paesi Alpini. E sullo stesso tracciato vinse nella stagione 1969/’70 la sua prima gara di Coppa del Mondo, un gigante (ne ha vinte in totale 24). Al termine di quella prima annata in azzurro tutto il Circo Bianco imparò a conoscere quel determinato ragazzo di 19 anni dalla classe innata, dallo stile istintivo, dalla reattività muscolare straordinaria: un primo posto in gigante e terzo in classifica assoluta, costituì il primo bilancio.

Dopo la delusione dei “mondiali” della Val Gardena, quando cadde alla terza porta del gigante, nel 1970/’71 trionfò per la prima volta in Coppa del Mondo. Al termine del lungo circuito si impose nella classifica generale e fu secondo in quelle di specialità di Slalom e Gigante. Nel 1972 affrontò per la prima volta l’impegno olimpico: a Sapporo confermò di essere un fuoriclasse vincendo la medaglia d’oro in Gigante, quella d’argento nello Speciale e un’altra d’oro nella Combinata, valida però solo per assegnare il titolo mondiale. I successi olimpici non pregiudicarono affatto il suo cammino di Coppa, dove rivinse anche quell’anno il trofeo e la classifica di specialità in Gigante.

Ormai stabilmente considerato il “numero 1” al mondo, si confermò ampiamente l’anno successivo, nel 1973, con il terzo successo in Coppa e nella classifica nello Slalom. Grazie alle sue vittorie e all’interesse indotto, lo sci divenne in Italia uno sport di massa, con grandi implicazioni e crescita per l’industria e il turismo invernale. Di pari passo, in quegli anni, lievitava il numero dei praticanti e attorno al campione si andava creando quel nucleo di sciatori di qualità che avrebbero formato la celebre “Valanga”. Solo nel 1974 la strada di Thoeni venne attraversata da Piero Gros, un estroverso e imprevedibile autodidatta proveniente dalla Val di Susa, di tre anni più giovane, che all’esordio sul grande palcoscenico internazionale gli strappò la Coppa del Mondo. Gustavo per quell’anno dovette accontentarsi di due medaglie d’oro ai Campionati del Mondo di Saint Moritz (in Gigante e in Speciale) e del secondo posto in Coppa oltre alla consueta vittoria nella classifica di Slalom, da sempre la sua specialità di parata.

La puntuale rivincita se la prese nel 1975 malgrado i nuovi regolamenti di Coppa privilegiassero i combinatisti rispetto agli slalomisti. Per fronteggiarli si trasformò in discesista ed anche sul terreno della velocità mise in mostra il suo grande talento e un bagaglio tecnico di prim’ordine. Alla prova finale, il parallelo di Val Gardena, si presentò a pari punti con Franz Klammer e con il diciottenne Ingemar Stenmark. Dopo l’eliminazione di Klammer, discesista puro, Thoeni affrontò e superò il giovane svedese in un duello che è rimasto nella storia dello sci, vincendo così la sua quarta Coppa del Mondo.

La grande carriera dell’altoatesino passò ancora per la delusione dei Giochi di Innsbruck, conclusisi con un argento (dietro Gros) nello Speciale e un oro nella Combinata, ma valida ancora solo per il ”mondiale”. Nel gennaio 1976 vinse ad Adelboden la sua ultima prova di Coppa. Restò in Nazionale fino ai Giochi del 1980 di Lake Placid quando, pur lontano dal podio con un ottavo posto in Slalom, risultò ancora il migliore degli azzurri.

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