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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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“Italia” [1936]

Vela

 

(gfc) La più celebre barca da regata olimpica che il nostro Paese abbia messo in acqua, la regina della Classe Internazionale 8 Metri che nel 1936, domando le agitate e infide onde di Kiel, vinse la prima medaglia d’oro della vela italiana, una delle otto vinte dagli azzurri ai Giochi di Berlino. Nelle sette regate previste lo scafo italiano collezionò un primo, due secondi e due terzi posti. L'intero equipaggio – dal timoniere Giovanni Leone Reggio ai manovratori Bruno Bianchi, Luigi De Manincor, Domenico Mordini, Luigi Mino Poggi, Enrico Massimo Poggi – apparteneva al RYC, tutti genovesi con la sola eccezione del triestino De Manincor.

Disegnata, e costruita, per condizioni di vento medio-forte dai cantieri di Ugo Costaguta a Genova-Voltri, su commissione della Reale Federazione Italiana della Vela (come si chiamava all’epoca lo Yacht Club Italiano, presieduto dal barone Alberto Fassini Camossi), venne varata poche settimane prima dell’apertura dei Giochi, precisamente il 20 giugno 1936. Queste le sue misure originali del veliero tratte dal Registro navale: lunghezza metri 14,95 (9,25 al galleggiamento), larghezza 2,59, dislocamento 8,33 tonnellate, “armata” con 77 metri quadri di vele tagliate da Giuseppe Toso.

E veniamo alla gara olimpica che l’ha consegnata alla storia dello sport. Alla partenza dell’ultima regata, in classifica “Italia” si trovava in seconda posizione con 46 punti, preceduta di due da “Germania III” e seguita ad appena un punto dalla norvegese “Silja”. Lo skipper italiano, il cinquantenne marchese Reggio, realizzò quel giorno il suo capolavoro mantenendosi in scia e concludendo accortamente al secondo posto, superato per appena due secondi dalla barca svedese. Riuscendo, in quel modo, a precedere in classifica sia i norvegesi che i tedeschi padroni di casa, che ben più dimestichezza avevano con quelle acque. Una vittoria voluta e meritata che non chiuse i fasti della barca azzurra.

“Italia” ha infatti avuto vita lunga e avventurosa che si può, qui, ricordare solo per sommi capi. La sua epopea è stata rievocata al Motosigillo di Napoli – in occasione della cerimonia per la consegna alla barca del titolo di “Bene Storico Nazionale” tenutasi nell’aprile 2004 – da un volume edito dalla Lega Navale Italiana e scritto da Franco Belloni e Paolo Rastrelli. Dopo i fasti olimpici, nel 1937, il veliero venne acquistato dall’editore Angelo Rizzoli che due anni più tardi (sostituendolo con un’altra barca di pregio, “Pinuccia”) lo cedette ai conti Bruzzo. Scampata per miracolo ai furibondi bombardamenti che devastarono il porto di Genova dov’era alla fonda, nel 1950 fu trasferita a Napoli e affidata a Renato Cosentino, lo skipper che nel 1936 e nel ‘48 aveva gareggiato ai Giochi nei 6 Metri.

In seguito la proprietà passò ancora di mano fino a quando, nel 1980, la vetusta “Italia” venne acquistata da Antonio Sisimbro, un tabaccaio napoletano che se ne era innamorato da giovane e che la ha fatta restaurare dai maestri d’ascia dei cantieri Maresca, a Piano di Sorrento, trattandola con il riguardo che si deve ad una anziana e affascinante nobildonna. Ancora nel maggio 2009 “Italia” si è potuta ammirare in regata sulle acque del Golfo Marconi di Portofino impegnata nel “Rolex Trophy”, imponente rassegna delle classi metriche d’annata. E da allora il prezioso veliero, gelosa della sua storia, continua a fendere le onde del Mediterraneo, con la giovanile baldanza dei suoi quasi ottant’anni.

© copyright - riproduzione riservata


(revisione: 10 Gennaio 2015)
 

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