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Cova

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 Alberto Cova [1958]

Atletica


  (gfc) “E’ un uomo a modo. I suoi capelli scuri e i suoi baffi sono sempre in ordine. La sua maglia azzurra, anche alla fine di una corsa frenetica e selvaggia, sembra appena uscita dalla lavanderia. Da ragioniere qual’è, ama la meticolosità. Il suo stile di corsa è fra i più nitidi ed economici che si ricordino: passi brevi e rapidi, senza dispersione alcuna. Ha una tattica superba per “sistemare” i suoi avversari: di norma ama seppellirli nel rettilineo d’arrivo”. Questo è il felice ritratto che ne fece Cordner Nelson sulla rivista americana “Track & Field News” dopo la vittoria ai Giochi di Los Angeles. Una vittoria che completava un trittico senza precedenti sui 10.000 metri che aveva preso le mosse dai Campionati d’Europa di Atene del 1982, passando l’anno seguente per l’edizione inaugurale dei “mondiali” tenutasi ad Helsinki.

Nato ad Inverigo, nel Comasco, il primo giorno di dicembre del 1958, Cova ha conosciuto l’atletica a 14 anni e per qualche stagione non l’ha presa molto sul serio. Solo dopo il diploma da ragioniere e il servizio militare, questo ragazzo filiforme e dai modi gentili, ha operato la scelta definitiva, dettata da una forsennata volontà di riuscire e perseguita con un’applicazione puntigliosa. I suoi sentieri sono sempre stati in salita ed accidentati, da conquistare a morsi e a gomitate, prima di approdare alla serenità delle sue vittorie. Aspetti non secondari di un carattere forgiato nella vita non sempre facile di una famiglia operaia della Brianza.

A ventun’anni il passaggio dall’Atletica Mariano del suo paese alla Pro Patria di Milano. A quel periodo risale la maturazione internazionale nata dall’incontro con l’allenatore Giorgio Rondelli, “uomo profondamente coinvolto in segreti, gioie e sofferenze della corsa”, come è stato scritto dell’allenatore milanese, uno dei creatori del brillante e vincente mezzofondo italiano dei passati anni Ottanta. I risultati si videro subito: nel Cross mondiale della IAAF il 94° posto del 1981 divenne il 7° del 1982. E proprio nel 1982 ha inizio il viaggio di Cova nella storia dei 10.000 metri e la scalata ai vertici mondiali con la conquista del titolo europeo, per l’inezia di 18/100, sul lungagnone tedesco-est Werner Schildhauer: 27’41”03 il tempo finale, suo miglior responso cronometrico fino a quel momento.

Il secondo capitolo, quello che porta scritta la vittoria ai Campionati del Mondo, si è aperto ad Helsinki nell’agosto del 1983. Stavolta Schildhauer, spalleggiato dal connazionale Kunze, nel timore di farsi sorprendere lanciava dopo 9500 metri l’attacco che nei suoi piani doveva risultare decisivo. I due tedeschi scavarono una voragine di una ventina di metri tra loro e la muta degli inseguitori. Quando ormai anche i più fedeli del suo clan lo ritenevano battuto, Cova effettuava una rimonta incredibile, riacciuffando Schildhauer sul filo superandolo ancora di soli 14/100. Una parziale soddisfazione il tedesco se la prese poco dopo, nella finale londinese della Coppa Europa, tagliando il traguardo prima di Cova sia pure per il soffio di 2/100 di vantaggio.

Schildhauer, come altri atleti dell’Est europeo, a causa del boicottaggio non ha potuto allinearsi sulla pista del Coliseum per i Giochi del 1984. Ma l’autorevolezza con la quale il ragioniere brianzolo riuscì a conquistare il terzo anello d’oro del suo diadema, il titolo olimpico, non ha lasciato spazio neppure all’ipotesi. Sulla stessa pista dove aveva vinto “Ninì” Beccali, suo compagno di società alla Pro Patria, Cova si è imposto in 27’47”54, staccando di ben 3”56 il finlandese Martti Vainio. Sotto la pressione del finnico, poi squalificato per doping, ha percorso i secondi 5000 in un incredibile 13’27”! Il periodo d’oro si è infine concluso a Stoccarda, nell’agosto 1986, con il secondo posto dietro Stefano Mei e davanti a Totò Antibo nei 10.000 metri dei Campionati d’Europa, per quella che resta la più luminosa vetrina del fondo azzurro. Da allora una serie di mali oscuri, per lo più di origine muscolare, ne hanno limitato le prestazioni e lo hanno portato al ritiro, avvenuto all’indomani dei Giochi di Seul.

Lasciata l’atletica con qualche dissapore con l’uomo che ne aveva favorito l’ascesa, il vulcanico presidente del suo club, Beppe Mastropasqua, Cova si è ingegnato di mettere a frutto il grande patrimonio d’immagine accumulato sulle piste d’atletica. Lasciatosi tentare dalla politica, nel 1994, a soli 36 anni, riuscì ad entrare alla Camera dei Deputati in quota “Forza Italia” per il collegio di Olgiate Comasco. Una esperienza incolore, durata solo due anni e conclusa dalla sconfitta alle urne in una successiva consultazione elettorale. Né miglior seguito ha avuto la responsabilità di gestione degli impianti sportivi del Comune milanese. Anche il passaggio tra le file dirigenziali dell’atletica non ha riscosso il successo sperato: tanto che, dopo qualche anno trascorso da comprimario all’interno del consiglio federale della FIDAL, Cova ha preferito farsi da parte, rompendo il suo isolamento solo con qualche apparizione come commentatore televisivo. Forse deluso, forse prigioniero delle grandi imprese di quell’indimenticabile e irripetibile triennio d’oro.

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