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Gardini

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Fausto Gardini [1930-2008]

Tennis


(gfc) È stato tra i più grandi di un tennis italiano che, a cavallo degli anni Cinquanta e Sessanta, reggeva bravamente il confronto col mondo anglo-sassone, ben lontano allora dagli isterismi che oggi lo hanno fatto precipitare in seconda e terza fila. Apparteneva a un’epoca in cui si confrontava con Sergio Tacchini, Merlo, Pietrangeli, Sirola. Se ne è andato a 78 anni d’età, ucciso da un infarto. Personaggio controverso come pochi, Gardini è stato tra i primi a intendere il tennis come una bella professione, ma dalla quale però trarre più notorietà che vantaggi. Fortissimo in singolare, quasi imbattibile in doppio. Assieme a Nicola Pietrangeli – prima dell’arrivo di Orlando Sirola – ha costituito per anni la squadra italiana di Coppa Davis, arrivando per tre volte – tra il 1952 e il ’61 – alla finale Interzone.  

Nato l’8 marzo 1930 in una famiglia della borghesia milanese (fu il padre, che aveva fatto atletica come velocista, a trasmettergli l’interesse per lo sport), avrebbe voluto fare il calciatore, ma si trovò con la racchetta in mano già prima dei dieci anni. Si può affermare che sia stato il primo giocatore a rendere in Italia il tennis uno sport conosciuto da tutti se non proprio popolare. Anche per gli episodi picareschi che contraddistinsero l’accesa rivalità che lo oppose a Beppe Merlo prima, a Pietrangeli dopo. Famosa, e chiacchierata, è rimasta la sua vittoria più importante agli Internazionali del 1955 proprio contro il massiccio Merlo, costretto dai crampi al ritiro al quarto set, mentre lui ancora saltellava fresco e vispo.

Gardini è stato un agonista nato. Proverbiale la sua combattività, capace di vincere match impossibili, recuperare sfide già ampiamente perse: avrebbe fatto di tutto per aggiudicarsi un incontro (e qualche volta lo fece davvero, senza curarsi di qualche scorrettezza di troppo). Insomma, uno spiritaccio, aggressivo e “cattivo” sul campo, quanto poco elegante nel gioco, il cui piatto forte era un diritto violento come una mazzata. Ma efficace e determinato come pochi, e come pochi amato dal suo pubblico che si esaltava al suo spirito mai domo. Lo assistevano mezzi fisici eccellenti, gambe lunghissime che faceva mulinare senza sosta, e che unite a una resistenza non comune, capace per questo di sfiancare avversari ben più dotati tecnicamente e stilisticamente. Per lui non c’erano avversari imbattibili. Caratteristiche che gli valsero l’appellativo di “Vampiro del Porro Lambertenghi”. Si, perché era imbattibile sul familiare home-ground al TC Ambrosiano, tra le cui mura sapeva trovava energie inesplorate, ma lo era anche fuori, battendosi con coraggio e qualche improvvisazione anche sull’erba.

Esploso a poco più di vent’anni, nel 1952 la Federazione l’aveva spedito negli Stati Uniti a dirozzare una tecnica fatta più che altro di istinto e di forza. La cura gli fece bene, anche se non servì a smussare gli angoli di un carattere poco prevedibile e conciliante. Un temperamento che lo portò più volte a scontrarsi con la stessa FIT: quando, ad esempio, riuscì a scandalizzare i vecchi gentiluomini che la guidavano, pretendendo (senza averlo, peraltro) un compenso da 200.000 lire per giocare in azzurro o quando, trovandosi nelle Filippine, rimase coinvolto in un caso dai contorni un po’ oscuri che molto indignò il nostro ambasciatore. Gardini è stato capace di vincere per sette anni il titolo italiano di singolare, quando questo aveva il valore di una laurea prestigiosa, i primi cinque di seguito tra il 1951 e il ‘55, eguagliando il vetusto record di Giovanni Palmieri. Poi aveva smesso con il tennis dopo un matrimonio contratto a 25 anni per andare nel Vercellese a lavorare nell’azienda del suocero.

Ma se n’era presto stancato ed era riuscito a tornare in campo, sia pure dopo un’assenza di sei anni, vincendo gli ultimi due titoli tricolori nel biennio 1961-62, piegando il più giovane Pietrangeli che lo precedeva di gran lunga nelle classifiche internazionali e che l’aveva già sostituito nel cuore degli appassionati. Malgrado la lunga parentesi di inattività, tra il 1952 e il ’63 ha giocato 38 partite in Davis. In seguito, tra il 1972 e il ’75, è stato capitano non giocatore. Ha fatto anche il manager e ha trovato il tempo per scrivere due manuali sul gioco del tennis.

Gardini è morto per arresto circolatorio alle ore 17 del 17 settembre 2008 mentre si trovava in Versilia, nella sua casa di vacanze di Forte de’ Marmi. Ha lasciato la moglie Liliana e due figli, Stefania e Mario.

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