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Londra 2012 / A mezzanotte loro di Sarmiento e largento di Russo

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Sabato 11 Ago 2012

MOLFETTA_resize

Quindicesima giornata.
Nella (terza) magica serata di Usain Bolt e dello stratosferico record mondiale della 4x100 – 36”84 per coprire 400 metri – trova ancora spazio molto azzurro. E il medagliere fa un balzo in avanti, attestandosi sul n° 23, a questo punto un po’ più del previsto, quando ancora manca l’ultima giornata che incrementerà il raccolto. Un oro e un argento, per cause diverse, non previsti, ed entrambi da sport di combattimento, come sta diventando una costante. A cominciare dall’oro che, allo scoccare della mezzanotte italiana, riporta a casa Carlo Molfetta imponendosi nella finale della categoria +80 chili di taekwondo. Medaglia che alla vigilia era difficilmente pronosticabile e, proprio per questo, più esaltante. Per uno strano gioco del programma, pochi secondi prima, Carmelo Russo era uscito sconfitto per il titolo dei Massimi contro l’ucraino Usyk, causa un vistoso calo nel terzo round. Per il lui, comunque, il bis della medaglia d’argento di Pechino.

Molfetta, 28.enne di Mesagne, cittadina che sta al teaekwondo come Marcianise sta al pugilato, ha fatto un piccolo capolavoro. La sua storia parte da Atene, quando ancora combatteva nella categoria dei 68 chili e venne eliminato ai recuperi del primo turno. Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. Innanzi tutto per il salto di categoria, con aumento del peso corporeo, per salire fino ai +87 chili, soprattutto per evitare di incrociare Mauro Sarmiento attestatosi sugli 80. Nel taekwondo olimpico le abituali otto categorie di peso sono accorpate solo in quattro: quindi, per trovare spazio, è necessario compiere qualche miracolo di equilibrio e di fantasia. Come ha fatto Molfetta che sul piano internazionale è riuscito ad imporsi nella categoria maggiore, riportando un argento ai Mondiali del 2009 e un bronzo a quelli dello scorso anno, in Corea. Ma che ai Giochi è costretto a combattere con uomini di peso superiore al suo. Dopo aver mancato l’appuntamento di Pechino per un serio infortunio, l’occasione di Londra era assolutamente imperdibile. E così è stato.

Dopo aver superato in semifinale Daba Modibo Keita, del Mali, si è trovato di fronte Anthony Obame, solido atleta del Gabon, più giovane e alto e con diversi chili in più. Con qualche problema per il dolore a un piede, Molfetta è andato subito sotto (1-6 al primo round), ha recuperato un po’ nel secondo (2-0) e ha pareggiato nel terzo (6-3) dopo essere andato fino a 6-9. Dopo che l’extra-time si era concluso sullo 0-0, la parola è passata ai giudici che hanno sanzionato la vittoria dell’italiano per superiorità. Un piccolo miracolo.

Poco prima Carmelo Russo aveva chiuso l’ultima (?) avventura olimpica replicando l’argento di Pechino, battuto (14-11) da Oleksandr Usyk, un ucraino che aveva già superato quattro anni fa nei quarti. Verdetto sostanzialmente corretto, anche perché Usyk era apparso più continuo durante tutta la durata del match e, soprattutto, più concreto nel terzo round.

 

 

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