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Londra 2012 / Martina Grimaldi e Fabrizio Donato, due grandi bronzi

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Giovedì 9 Agosto 2012

Risultati e schede degli azzurri su LONDRA 2012 ->

Tredicesima giornata.
Si rimette in moto il pallottoliere azzurro sul quale scorrono due nuove e importanti medaglie di bronzo. Comincia alle tre del pomeriggio la 24.enne bolognese Martina Grimaldi, terza nella Maratona di nuoto vinta dall’ungherese Eva Risztov. Alle nove e mezzo della sera ecco la replica con l'altra medaglia di bronzo, senza offesa per alcuno, piĂą pesante di tanti altri argenti o ori della nostra collezione. Parliamo del terzo posto che Fabrizio Donato coglie nel triplo saltando fino a 17.48, alle spalle degli americani Christian Taylor (17.81) e Will Claye (17.62). In una serata magica per i triplisti azzurri, quasi una sfida USA-Italia, con il 23.enne Daniele Greco il cui quarto posto (17.34) parla di futuro. L'atletica italiana può scuotersi dai fantasmi del caso Schwazer e guardare avanti. Ma andiamo per ordine.

Non ce vorrĂ  Martina se partiamo dal fondo. La gara di Donato, malgrado nuovi acciacchi alla schiena e dolori crescenti al tendine d'Achille, è stato un capolavoro di regolaritĂ . In testa sin dal primo tentativo, Fabrizio ha inanelato una delle migliori serie in carriera: 17.38, 17.44, 17.45, 17.48, poi una rinuncia e infine un salto non concluso. Serata magica e una medaglia che eguaglia quella che Beppe Gentile colse al Messico quarantaquattro anni fa. Poi il quarto posto regale di Greco che si è battuto come un veterano, ma ha dovuto fronteggiare la solita insidia dei crampi. Il tutto davanti agli 80.000 spettatori accorsi per la nuova annunciata doppietta di Usain Bolt sui 200 (meno limpida rispetto a quattro anni prima) e la straordinaria corsa sugli 800 vinta con muovo mondiale di 1'40"91 dall'incredibile David Lekuta Rudisha. Tra quattro giorni Donato - un esempio di continuitĂ  e dedizione, sempre risorto dai cento infortuni che l'hanno tormentato - compirĂ  36 anni. Un particilare che rende ancora piĂą lucente la sua medaglia, la diciannovesima della spedizione azzurra a Londra.
 
Ed eccoci alla Grinaldi Il suo successo serve a cancellare la casella dello “zero” del nuoto a questi Giochi, anche se la 10 chilometri in acque libere ha pochi punti di contatto con il nuoto in piscina. La gara si è svolta in un lago artificiale a centro città, Serpentine Lake, inserito sin dal Settecento al centro di Hyde Park, rifugio abituale di anatre e cigni. La temperatura dell’acqua era intorno ai 19°, circostanza non sgradita a Martina, alla sua seconda Olimpiade dopo il decimo posto di Pechino. Lei era, e si considerava, tra la favorite, un ruolo che non l’ha minimamente distubata.

Gli attivi bookmaker inglesi la davano a 4,0, seconda solo all’inglese Keri-Anne Payne, volto popolarissimo in patria non soltanto per l’argento di Pechino e per e i titoli mondiali vinti nel 2009 e nel 2011. In quest’ultima occasione, a Shanghai, tra meduse e rifiuti d’ogni genere, la britannica aveva preceduto proprio Martina di poco meno di 2 secondi. Verdetto che oggi si è rovesciato, anche se le due lottavano per la terza posizione. Infatti, sin dal penultimo dei sei giri, in testa alla gara si era portata l’ungherese Risztov – una stakonovista 27.enne già vista in piscina dalla 4x100 agli 800 – che sul finale ha rischiato di vedersi superare, A sua volta la Grimaldi ha fatto la gara sempre nelle posizioni di testa, oscillando tra seconda e terza posizione, attenta a non cedere nei difficili passaggi delle boe. Una volta imboccato il canale d’arrivo, ha badato solo a preservare la terza piazza dal ritorno dell’inglese. Per l'Italia si tratta della prima medaglia olimpica nel nuoto di fondo, una delle specialità più nuove dei Giochi.

A mezza mattinata tutti gli occhi erano puntati su Eton Dorney, il canale che davanti a 20.000 spettatori ospitava le finali della Canoa sprint. In acqua quattro per l’Italia c’era Josefa Idem, alla sua ottava Olimpiade. Dopo aver superato la batteria e vinto la semifinale, l’azzurra poteva ancora giocare le sue carte per una medaglia. Almeno questa era la speranza neppure tanto nascosta, sia pure contro avversarie che le rendevano almeno vent’anni. Fuori portata l’ungherese Danuta Kozak – seconda ai Mondiali 2011, quando Josefa era stata settima –, gli altri gradini del podio potevano essere alla portata della mamma di Standiana.

E così è parso nello sviluppo della gara. Dopo aver subito la veemenza delle avversarie nella prima parte, Josefa ha provato a recuparare nel finale, ma le è mancato qualcosa ed ha chiuso al quinto posto, preceduta dall’ucraina Inna Osypenko-Radomska (la stessa che l’aveva beffata a Pechino) e la 27.enne sudafricana Bridgette Hartley. In ogni caso una impresa grandissima. Questa di oggi resterà la sua ultima gara, “A Rio vorrei ancora esserci” – ha dichiarato, sfumata la delusione – “ma solo per raccontare le imprese degli altri …”. Grazie, Josefa.

 

 

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