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Londra 2012 / Due di coppia, genuino argento pontino

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Giovedì 2 Agosto 2012
(in aggiornamento)

Sesta giornata.
Riprende la conta delle medaglie italiane. Nello sport non bastono i sogni, locuzione usata con tale frequenza da finire col perdere significato, ma occorrono – tanto per parafrasare – “solide realtà”. Come questo Doppio che Alessio Sartori e Romano Battisti hanno portato con caparbietà a vincere un grande argento nel bacino remiero più prestigioso del mondo. Medaglia che per un lungo tratto è parso virare verso un colore più nobile. Fino a quando il ritorno prepotente dell’equipaggio neozelandese – Joseph Sullivan e Nathan Coen – ha sopravanzato gli azzurri lasciandoli a 1”23. Al terzo posto la coppia slovena (Luka Spic e Iztok Cop) già campione olimpico a Sydney 2000.

Dopo una partenza lenta, relegati in acqua sei a lato dei “kiwi” in maglia nera, Sartori e Battisti sono andati progredendo fino a transitare in testa ai 1500 metri, per poi cedere nel finale alla rimonta dei neozelandesi, risaliti dalla quarta posizione. Una medaglia, la loro, che rischia di restare la sola vinta dal canottaggio in questa edizione. Una medaglia controcorrente, costruita contro tutto e tutti. Soprattutto in polemica neppure tanto velata nei confronti della federazione (il cui settore tecnico continua a fare scelte non sempre condivisibili).

Entrambi finanzieri, i vice-campioni vogano per gruppo nautico delle FFGG allenato da Franco Cattaneo. Sartori, 35 anni, un gigante di 2.02 per 100 chili di peso, è il motore della barca: otto volte campione d’Italia, sposato con Monica è padre di Matteo e Leonardo. A Pechino era finito in Finale B dopo che l’avevano fatto scendere dal Doppio per salire sul Quattro senza. Un azzardo pagato con un anonimo 11° posto. Era invece alla prima apparizione olimpica il capovoga Battisti, che non ha un passato all’altezza di Sartori che resta un monumento del canottaggio azzurro, ma che la sua parte l’ha fatta in pieno. Anche lui sposato, con Sara, non ha ancora figli.

Barca che batte bandiera pontina, quella che Sartori e Battisti hanno portato sul podio olimpico. Entrambi nati in provincia di Latina, il primo a Terracina, il secondo a Priverno, per agguantare la medaglia di Eton hanno percorso strade diverse. Sartori, un veterano alla sua quinta Olimpiadi (è stato oro a Sydney 2000 nel Quattro di coppia e bronzo ad Atene proprio nel doppio, allora assieme a Galtarossa), l’altro, Battisti, un esordiente di venticinque anni. Niente di piĂą lontano dai canoni classici del canottaggio che pretende l’affiatamento da anni di allenamenti in comune. Una accoppiata tanto inedita da spingere i tecnici federali a lasciarli entrambi a casa per i Mondiali dello scorso anno, facendo scelte diverse ma ripagate solo da un 17° posto. Una decisione che aveva molto indispettito Sartori che a quel progetto credeva molto. Come reazione, i due erano andati a cercare la qualificazione sulle acque di Lucerna, a maggio, in Coppa. Dopo di che avevano chiarito il loro punto di vista e rifiutato i raduni federali preferendo fare da soli, nel centro remiero di Sabaudia delle Fiamme Gialle, sotto gli occhi di Franco Cattaneo. Per realizzare un sogno nel quale la federazione non credeva.  

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