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Giornalismo / La scomparsa di Alfredo Provenzali

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Martedì 17 Luglio 2012

E’ morto a Genova venerdì 13 luglio, giorno del suo settantottesimo compleanno (era nato, a Sampierdarena, nel 1934). Chi era Provenzali? “Un maestro di giornalismo, un cronista, un uomo di rara eleganza, un gentiluomo di altre tempi”. Ultimo epigone di un mondo scomparso, quando la magia della radio – alla domenica pomeriggio, dai margini dei campi di calcio – apriva orizzonti sconfinati alla fantasia degli ascoltatori. In quegli anni la radio era il mezzo più seguito, la gente se ne stava con l’orecchio incollato ai primi mastodontici portatili, pronta a sobbalzare ad ogni interruzione (“Pronto Ameri, scusa Ameri …”), il ché voleva dire che da qualche parte si era segnato. Cronista di spessore, apprezzato sia in Italia che all’estero, Alfredo Provenzali doveva la sua popolarità proprio a “Tutto il calcio …”, trasmissione alla quale aveva lavorato sin dal 1966 e della quale (sostituendo Massimo De Luca) era diventato conduttore nel 1992.

In oltre un trentennio, dai microfoni della radio Provenzali si era fatto apprezzare come una delle voci più note, mai sopra le righe, è stato interprete non solo del calcio e dei suoi riti. Si ricorda ancora il concitato collegamento da Belgrado, nel 1973, quando la sua voce mandò in diretta la vittoria di Novella Calligaris sugli 800 mondiali, battute le discusse walkirie della DDR e le (ancora ignote) pozioni malefiche. Provenzali ha vissuto la sua lunga stagione a fianco di altre professionalità di grande spessore. Grande appassionato di pallanuoto (e come poteva essere altrimenti, per un genovese come lui?), aveva dato voce ad un’altra impresa dello sport italiano, il “mondiale” sull’Ora di Francesco Moser al Messico.

“Tutto il calcio minuto per minuto”, la trasmissione offerta dalla Stock di Trieste introdotta da un orecchiabile marcetta, era un cult della radio (quando di radio ce n’era una sola). Nata il 10 gennaio 1960, mentre Roma si attrezzava per le Olimpiadi, coordinata da un’altra voce storica – quella di Roberto Bortoluzzi –, portava nei bar e nelle case i risultati del campionato, che finivano per alimentare un altro rito di quei sereni anni Sessanta, il controllo delle schedine del Totocalcio. Immediata e semplice nella struttura, la trasmissione viveva dei contributi di altre due voci storiche inviate sui campi principali, Enrico Ameri e Sandro Ciotti. Due stili diversi per non dire in antitesi, ma che si integravano a meraviglia, in anni nei quali il calcio ignorava ancora le profondità tattiche nelle quali sarebbe sprofondato e il tifo non conosceva i disgustosi eccessi di oggi. Anche quelle voci si sono spente da tempo. Ameri è deceduto a San Giuseppe di Albano Laziale martedì 6 aprile 2004, ottantenne, a seguito di una crisi cardiaca. Presente sin dalla prima, aveva concluso ai bordi di un Bologna-Napoli il 26 gennaio 1991, dopo oltre milletrecento puntate. Qualche mese prima, nel luglio 2003, lo aveva preceduto Ciotti, l’altro principe della radio.
 

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