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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Scarronzoni

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© www.sportolimpico.it / Biografie

 
Gli “Scarronzoni” [1919]
Canottaggio

  

              (gfc) “La gloriosa società fu costituita nell’anno 1919 con la fusione di altre società remiere livornesi, la vecchia Alfredo Cappellini, del Club Nautico Remo, e di altre società. La sede trovavasi, e trovasi tuttora, in una grande cantina sotto gli Scali d’Azeglio, lato ponte nuovo. Presidente il commendator Gino Bettini, canottiere della Cappellini, poi industriale, e Carlo Mazzanti, già poderoso mediano della Spes e capitano di quella formazione amaranto, nel contempo, però, canottiere e direttore di voga dell’Unione Canottieri Livornesi”. Questo è l’incipit del libro di Oreste Grossi che rievoca (anche con splendide foto) le gesta degli “Scarronzoni”, il mitico equipaggio labronico di cui egli stesso fece parte.

              La storia riferisce che, ai primi del 1928, trovato un outrigger a otto vogatori abbandonato in cantina, ci si ingenò di utilizzarlo. “Quella centuria di atleti di popolo che si ammiravano alle voghe del Palio Marinaro, dov’erano?”, ci si chiese. Come risposta “tutti i soci che per ragioni di lavoro o di commercio erano a contatto con la gente del Porto si misero in giro per il reclutamento”. Fu un successo inatteso. Il primo ad arrivare fu Vittorio Cioni, ex-ardito del Montello, scaricatore di porto addetto ai grani. Quindi Dino Barsotti, operaio alla Cementiera. Il rione del Mercato fornì Eugenio Nenci e i fratelli Mario e Guglielmo Del Bimbo, scaricatori ai carboni. E via via gli altri, compresi quelli che provenivano dal molo dei marmi. La prima uscita fu al lago di Massaciuccoli e la gente che guardava dalla riva, vedendoli vogare a quel modo strano, senza tecnica e di sola forza, scarrocciando o scarrozzando insomma, in vernacolo gli appioppò quel titolo di “Scarronzoni” che li avrebbe accompagnati per anni su tutti i bacini del mondo.

              Una delle più belle (e sfortunate) pagine della loro storia, gli “Scarronzoni” la scrissero ai Giochi di Los Angeles. Già campioni d’Europa nel 1929 (un titolo vinto alla sesta uscita in acqua!), a Long Beach furono autori di una gara straordinaria, impegnando fino alla sirena il poderoso equipaggio degli studenti della blasonata “California University” chiamati a rappresentare gli Stati Uniti. Un pugno di operai contro i figli della ricca borghesia americana, I turni eliminatori avevano definito chiaramente le forze in acqua: la prima batteria venne facilmente vinta dagli italiani in 6’28”2/5 davanti alla tradizione centenaria della Gran Bretagna (6’34”2/5); la seconda, ventiquattr'ore dopo, vide prevalere gli americani in 6’29”0 davanti ai canadesi (6’33”1/5). La sostanziale uniformità dei tempi faceva presagire grande incertezza per la finale. Come puntualmente si verificò.

              Due giorni dopo i quattro armi finalisti, di fronte a quasi 200 mila spettatori accalcati sulle rive, si schierarono in quest’ordine, dall’interno: USA, Canada, Gran Bretagna e Italia. Sin dal via, la gara fu disperata e senza risparmio. Il “New York Times” la definì “la più spettacolare sfida di tutta la storia del canottaggio statunitense”, mentre il “Rapporto Ufficiale” si espresse così:

              “The prospect of the Titanic contest between four fine crews attracted an immense throng on the final day and the race in every way came up to expectations. The Italian crew, rowing a very high stroke, took the lead at the start, with the other crews following closely, but as the race progressed the American crew gradually made up distance lost at the start and won by the margin of a few feet. The finish was so close that only those exactly on the line knew which crew was victorious, and the Canadian and British Eights were so close that no open water at any time showed between the four shells, the total difference between the four crews being less than a length.”

              Gli americani, tutti studenti allevati a latte e bistecche, vinsero all’ultima disperata palata e per non più di una trentina di centimetri, tanto che la stesura del verdetto tenne a lungo impegnati i giudici.
              Il duello tra gli “Scarronzoni” e gli americani venne replicato, praticamente in fotocopia, quattro anni dopo, a Berlino, quando i livornesi furono ancora secondi preceduti d’un soffio, quella volta, da un equipaggio della costa orientale, la “Washington University”. La “Canottieri”, diretta ancora da Mario Ghiozzi – allenatore, animatore e, ovviamente, con un passato da timoniere –, aveva covato la rivincita per quattro anni. Ma si imposero ancora sul filo gli statunitensi. Da destra a sinistra lo schieramento sulle acque di Grünau – era il 14 agosto del ‘36 – vedeva nell’ordine USA, Gran Bretagna, Ungheria, Italia, Germania, Svizzera.

              Nella finale, disputata sotto una pioggia battente, i livornesi (che s’erano rinnovati per cinque/noni rispetto a Los Angeles, guidati ancora alla voce dal minuscolo timoniere Cesare Milani e spronati dal potente capovoga Guglielmo Del Bimbo), impressero sin dall’inizio un ritmo forsennato, transitando in testa ai 700 metri, inseguiti da tedeschi e svizzeri, con gli americani distanziati e in quarta posizione. La seconda parte del percorso vide però la rimonta degli universitari che, ai 1700 metri, riuscirono ad acciuffare e a superare prima i tedeschi e poi i livornesi. La lotta in prossimità del traguardo fu frenetica. Il “RU” riporta: “During the last 325 feet the Italians and the Germans made desperate efforst to catch up with even with the Americans and although they succeeded in lessening the lead, they could not prevent the American victory. Three boats passed the winning post within a single second, namely those of America, Italy and Germany”. I toscani pagarono per 4/10 la loro minor freschezza: avevano infatti dovuto ricorrere ad un affannoso recupero per conquistare la finale, dopo una inattesa sconfitta patita in batteria da parte dell’Ungheria per un eccesso di confidenza.

              L’anno seguente gli “Scarronzoni” scrissero l’ultima pagina della loro epopea andando a vincere ad Amsterdam il secondo e ultimo titolo europeo (che all’epoca, non si trascuri, aveva il valore di un vero campionato mondiale che non c’era ancora). Dell’equipaggio del 1929 non restavano che l’ottava voga Garzelli e il piccolo e arcigno timoniere Milani. Capibordata erano i giovani Alberto Bonciani e Ottavio Quaglierini. Anche nello stile di voga ormai i livornesi facevano scuola: quello stile “alla livornese” appariva tanto redditizio che la federazione si risolse ad adottarlo per tutti i suoi Circoli, spiegato e diffuso da tecnici itineranti. Un anno magico, quel 1937, con una sfilza di cinque vittorie coronate dal trionfo alle regate internazionali di Lucerna (un classico del canottaggio) e il nuovo titolo europeo. Poi la guerra disperse ogni risorsa e spense ogni entusiasmo.

              Per ritrovare un altro Otto italiano capace di battersi ai piedi del podio olimpico, ma solo per ottenere un quarto posto, bisognerà attendere il nuovo secolo. Ce n’è più che a sufficienza perché l’Otto livornese venga ancora oggi considerato come la più grande ammiraglia che il canottaggio italiano abbia saputo mai mettere in acqua.

 
● Le grandi gare degli “Scarronzoni” negli anni Trenta
1929 - Bydgoszcz       Europei           Oro – 5’54”8                (2. Iugoslavia 6’00”2)
1930 - Liegi                 Europei           Argento – 5’33”4        (1. Stati Uniti 5’27”4)
1931 - Parigi               Europei           Argento – 6’02”0        (1. Francia 5’59”4)
1932 - Los Angeles    Olimpiadi       Argento – 6’37”8        (1. Stati Uniti 6’37”6)
1933 - Budapest          Europei           Argento – 5’45”2        (1. Ungheria 5’44”2)
1935 - Grünau             Europei           5° posto – 6’22”8        (1. Ungheria 6’09”2)
1936 - Berlino             Olimpiadi       Argento – 6’26”0        (1. Stati Uniti 6’25”4)
1937 - Amsterdam     Europei           Oro – 6’00”5                (2. Germania 6’01”5)

Tra il 1929 e il ‘41 la “UCL” vinse dodici volte di fila il titolo tricolore dell'Otto, con la eccezione del 1934 quando i livornesi vennero preceduti dai romani del “Reale Circolo Aniene”.

(revisione: 8 Marzo 2012)

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