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Calcio / Il ritorno delle 'bianche casacche'

Mercoledì 20 giugno 2012

In tempo di Europei, non sono stati in molti ad accorgersene. Certo, in questi torridi giorni di inizio estate, l’attenzione era tutta per la Nazionale di Prandelli che tenta una (improbabile) replica dell’unico successo in bacheca, capitato nel fatidico e lontano ’68. Certo, tra inopportune evocazioni di “biscotti” (proprio noi, con cinque/sei processi aperti per corruzione, scommesse più o meno lecite e compravendite taroccate, siamo riusciti a far ridere tutto il mondo: ma il senso del ridicolo il calcio italiano lo ha smarrito da tempo) e insondabili bizze di Balotelli, al quale i compagni di gioco devono chiudere la bocca a forza dopo ogni gol, non restava molto interesse per “l’altro” calcio. Quello un po’ più modesto (una volta, si diceva provinciale) che, dopo i play-off della Prima Divisione, ha visto i “bianchi” della Pro Vercelli (per l’occasione in completa tenuta … gialla) battere il Carpi e – dopo 64 anni – tornare nella serie B del calcio professionistico. Assieme agli abruzzesi del Lanciano.

Nell’immaginario di chi il calcio lo ama per quello che è e non per quello che appare (o vorrebbe essere), la Pro Vercelli rappresenta un capitolo tra i piĂą importanti del nostro football. Scritto nel mito dei primi anni del Novecento, estesi almeno fino alla Grande Guerra, quando tutto era piĂą genuino e le squadre di provincia la facevano da padrone nei confronti di quelle di cittĂ , anche allora piĂą ricche. Nel mito rientrava pure quel quadrilatero piemontese che poneva i suoi vertici in Vercelli, certo, ma anche in Casale, Novara e Alessandria. Sette titoli italiani alle spalle (lo scudetto allora era ancora da venire), il primo nel 1908 – anno di fondazione dell’Internazionale – l’ultimo nel 1922, anno della marcia fascista su Roma. Una squadra “paesana” nel vero senso della parola, tutti nati nello stesso posto, per lo piĂą autodidatti, generosi oltre la caparbietĂ . In grado di sciorinare un gioco maschio, duro, pochi fronzoli e nessuna finezza stilistica, ma anche di portare in Nazionale grandi talenti, come Guido Ara, tanto per fare un nome, mediano di rara intelligenza tattica, o in epoche successive il leggendario Viri Rosetta o quel Silvio Piola – futuro campione del mondo passato alla Lazio nel ’34 per 250.000 lire – che ancora oggi resta il maggior realizzatore del campionato italiano (274 le reti messe a segno) e al quale, dal 1998 (anno della morte), è dedicato lo stadio cittadino, prima intitolato all’eroe di guerra Leonida Robbiano.

Nata al football nel settembre 1903, la Pro era retrocessa nella difficile stagione 1947-48, con la serie B divisa in tre gironi. Il suo, quello settentrionale, lo aveva vinto il Novara: la squadra che ora, dopo tanti anni, i “bianchi” ritroveranno sul campo, per rinnovare duelli che fecero epoca tra le due guerre. Poi un lungo calvario sui campetti delle serie inferiori fino al fallimento e all’esclusione da tutti i campionati. Due anni di sosta e quindi, nel luglio 2010, la squadra viene ricostituita e riparte dalla Seconda Divisione con un nuovo allenatore, Maurizio Braghin che la porta fino ai play-off. Persi i quali, era stata egualmente promossa in Prima, grazie al fallimento di cinque societĂ  che la precedevano. Quinti nella stagione 2011-12, i vercellesi hanno affrontato di nuovo i play-off, stavolta con un risultato diverso ai danni degli emiliani del Carpi (0-0 in casa, 3-1 in trasferta) e sono saliti in B. Un successo che celebra il centenario di quel (quarto) titolo nazionale vinto il 5 maggio del 1912 maramaldeggiando sul malcapitato Venezia nei due incontri di finale. Ed finalmente ora la B, in attesa di tempi migliori.  

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