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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Duribanchi / L'uomo di nessuno, quindi di tutti

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Martedì 11 Gennaio 2022

 

scacchi 


Nella calza della Befana, il nuovo anno porta il ritorno del marinaio e delle sue scintillanti riflessioni. In questo mondo di ombre senza qualità, c’era mancato molto. Un benvenuto e un ringraziamento da tutta la confraternita.

Andrea Bosco

Il marinaio ha sfidato le onde, arrischiando di colare a picco. Scafo martoriato, vele a brandelli, sirene suadenti. Benché il marinaio non sia un abile scacchista, una mossa per mettere in stallo l’avversaria che non si può battere (e che le “mosse” le conosce: tutte e in anticipo l’ha fatta). Talmente efficace da meritare, come il Cavaliere de “Il settimo sigillo” una proroga da parte dell’Imbattibile. La “mossa di Orazio” negli scacchi non esiste. Ma se dici di voler vivere, come scrisse il poeta, “senza pensare al domani” anche l’Imbattibile tentenna. L’Imbattibile si nutre della paura di quel “domani”. L’Invincibile si compiace di “prendere”: all’improvviso. Causando dolore e strazio. Ma non concepisce di non essere temuta.

Il marinaio ha portato la nave in una rada. I danni sono rilevanti e ci vorrà del tempo per ripararli. Nel frattempo ha trovato nella biblioteca di bordo le “Lettere a Lucillo” di Seneca. Un passo ha basito l’Imbattibile: “Il destino guida chi lo segue di buona voglia, trascina chi si ribella”. La nave pur martoriata sta a galla. A terra la “Fabbrica del mondo” che Marco Paolini assieme a Telmo Piovani ha realizzato per Rai-3 presenta crepe devastanti: nella natura e nelle menti. Manutenzione immane. Paolini è uno strepitoso narratore che parla di cose vissute. Sul suo altipiano, quello di Asiago, nel 2019 una tempesta di vento, inusuale in quella contrada, sradicò in pochi minuti un milione di abeti. Non parla di Covid, Paolini, ma di Carlo Urbani, l’infettivologo che si sacrificò per sconfiggere la Sars. La “Fabbrica del Mondo” è sfasciata ma la storia dell’Uomo è fatta di architetti e muratori. Non sarà un pipistrello a farci estinguere.

L’UOMO DI NESSUNO – In rada è arrivato un piccione viaggiatore con nel becco un rotolo di notizie dalla Terra di Mezzo. Dove mentre la pandemia si sta aggravando stanno mandando in scena l’indicibile sul palcoscenico che vedrà incoronato il nuovo presidente della Repubblica. Uno spettacolo fatto di agguati e trappole. Draghi resti al suo posto, “per il bene del Paese” invita quotidianamente la confraternita dei “berluscones”. Se da destra aleggia uno squillo, da sinistra solfeggia un trombone: “Mai il Cavaliere al Colle: prendiamo il pallone e usciamo dal campo”. Pare si chiami Aventino: tutti lo minacciano, ma in realtà nessuno dai tempi drammatici del delitto Matteotti l’ha più frequentato. Durissimo l’uomo di Arcore: se Draghi si candida mollo il governo. Senza giri di parole: crisi. Suona l’orchestra mentre il Titanic sta facendo rotta verso la montagna di ghiaccio.

Ma fanno sul serio? Madddaiiii direbbe Giampiero nostro. Il vento porta ispirazioni. Per una consacrata italica legge “moriremo democristiani”. Tra risibili veti e pacchiane sponsorizzazioni, tra ukase da guappi di cartone, alla fine dall’urna, alla quarta votazione uscirà Pierferdi: l’uomo che nei momenti topici sa mimetizzarsi come un leopardo delle nevi. Pierferdi è abile ed astuto. Il suo “passo” è rassicurante. E’ di destra e contemporaneamente di sinistra: ma sempre solo un “pochettino”. E’ belloccio e felsineamente simpatico. E’ di centro, soprattutto: vale a dire di un punto di riferimento (politico) virtuale. “Nel mondo di Pierferdi”, i tre protagonisti del romanzo di Calvino “TI con zero” benché in caduta parallela sarebbero destinati ad incontrarsi. Perché “convergenze parallele” non è un ossimoro. In Italia è la realtà politica. Sarà Pierferdi: l’uomo di nessuno, quindi di tutti.

Il marinaio ha gettato in mare il “rotolino” relativo alle aggressioni di un gruppo a Milano la sera di Capodanno ai danni di alcune ragazze, indecentemente palpeggiate sotto agli occhi delle forze dell’ordine. E mentre l’assessore competente brindava a cento metri dagli aggressori assieme al capo dei vigili, nella sala controllo, postando: “Tutto bene, buon anno”. Il branco pare fosse composto da immigrati di seconda generazione. Ma così, in branco hanno fatto e fanno anche gli italiani. Ennesimo episodio di disgustosa violenza contro le donne. Lorsignori invece di affannarsi sul cellulare a cercare “franchi tiratori” per questo o quel candidato presidenziale dovrebbero adoperarsi per consegnare una legge severissima che metta veramente in galera gli stupratori. Perché tali sono quei ragazzi: vili stupratori.

CALCIO E NON SOLO – In rada sono arrivate notizie anche sull’affaire (disgustoso) chiamato campionato di calcio. Si è scoperto che in un anno i sinedri (pur scottati dalle intemperanze di un presidente abituato a farsi licazzisua) non avevano provveduto ad aggiornare il “protocollo”. E quindi in scena è andato (e continua ad andare) l’osceno spettacolo (l’Udinese obbligata a giocare – e a perdere – dopo la quarantena presenterà ricorso) vissuto nei rimpalli tra Governo, Federazione, Lega, ASL. Tutti con un proprio parere. Tutti in realtà con il proprio egoismo: attenti al particulare.

Il più vergognoso quello del presidente del Napoli che in campo ha mandato per la sfida contro la Juventus giocatori che la ASL (di Napoli) aveva fermato. Con il risultato che uno dei tre (Zieliscki) è risultato (dopo due dosi) al ritorno a Napoli nuovamente positivo e ora è in isolamento. Mettendo tutti con le dita avvinghiate attorno ai “gioielli”. Perché il virus viaggia per una quindicina di giorni prima di rivelarsi. E nessuno sa se quel giocatore polacco potrà o meno aver scatenato dei focolai: in casa Juventus e in casa Napoli. Visto che positivo al Covid è risultato anche Andrea Agnelli viene da pensare: a chi avrà mai stretto la mano il presidente della Juventus? Silenzio su De Laurentiis. Nessuno che abbia reputato il suo agire, abbarbicato alla lana caprina dei suoi azzeccagarbugli, irresponsabile. Il circo deve andare avanti nel nome del business. E quindi in Australia, la telenovela Nole sta continuando. Con proteste vibrate in Serbia contro il “sequestro” del campione in un albergo – ricovero frequentato da immigrati provenienti dalla Papua Nuova Guinea. Irritante no vax o vittima della politica? In Australia a breve ci saranno le elezioni. E tutto il mondo è paese.

“ROTOLINO” SUL BASKET – Bellissima Milano-Bologna. Meno bello il resto. La bissona amata dal marinaio sta remando controcorrente cercando di non uscire dalle final height. Se ci riuscirà si annunciano rinforzi. Così scrive sibilla Pea, che frequentando el “paròn” ha notizie di prima mano. Paròn che ha invitato Silvio ad un atto di “generosità” evitando di inseguire il destriero che porta al Colle. Nel palese dispetto di PD, 5 Stelle e soci di minoranza della “fabbrica”. Tradotto: caro Cav non so se ti voterò. Falene in laguna. Il marinaio avrebbe voluto dal “paròn” qualche rassicurazione sul destino del “Danieli” che il nuovo proprietario Bill Gates ha spiegato voler restaurare nel segno di (200) camere “tecnologicamente perfette”. Il marinaio non si fida della soprintendenza e teme che un Danieli “tecnologicamente perfetto” non sarà più il Danieli. Il marinaio teme possa diventare un luogo nel quale Hugo Pratt non si sarebbe mai fatto spedire la posta.

Raccontò Hugo al marinaio, tanti anni fa nel cortile Lucca Comics, a notte fonda, tirando calci ai sassi che pur possedendo una casa a Malamocco nell’isola del Lido, la posta se la faceva mandare al Danieli, nei cui talami aveva vinto numerose “battaglie”. Lo faceva perché in ispanico-latino “malos mochos” significa “schifezza che cola dal naso”. E quindi la gente – a cominciare dagli editori – non si capacitava come lui potesse abitare in un posto tanto “fetente”. Poi Hugo divenne il poeta della “letteratura disegnata”, con quelle irripetibili pennellate fatte di acqua e colore. E nella sua casa di Malamocco la gente faceva la fila per essere ricevuta. Con scarso successo. I geni sono speciali. Hugo amava le donne (soprattutto) e gli uomini capaci di non belare nel gregge. Amava la vita. E detestava la banalità dei Laqualunque.

Mentre il marinaio sta impastando bitume per chiudere le falle della sua nave, arriva nel becco di un altro messaggero una triste notizia: la chiusura dopo 40 anni di attività della “Libreria dello Sport” di via Carducci a Milano. Il marinaio la scoprì (a poche centinaia di metri da casa) due anni dopo che aveva aperto. Comprò una pubblicazione che ancora conserva. E che parla di Pete Pistol Maravich, un fenomeno di cui tanti favoleggiavano ma che pochi avevano visto. Si sapeva che era 1.96 che era bianco e che faceva sul parquet cose che solo gli Harlem Glob Trotters facevano. Si sapeva che era un realizzatore micidiale con una media al college di 44,2 punti a partita. Record tuttora imbattuto a livello universitario in una stagione nella quale ancora non esisteva il tiro da tre punti. Si sapeva che vigendo la regola che vietava alle matricole di giocare nella prima squadra universitaria di LSU (allenata dal padre) il primo anno Pete lo disputò nella squadra delle matricole.

Quella rivista spiegava che il pubblico dopo aver visto Pete (che si esibiva prima degli anziani) ficcare nel canestro avversario 50 e oltre punti a sera se ne andava a casa evitando di sostenere i “senior”. Spiegava quella rivista che Pete Pistol, tirava dal “basso” come estraendo una colt. E che avrebbe potuto essere arruolato da Schultz accanto a Charlie Brown, Linus e il Bracchetto, visto che per scaramanzia adoperava sempre i medesimi calzini. Fino a quando non si distruggevano. Scriveva sempre quella rivista che Pete che era un vero “repertorio” del basket era simile a quel ragazzo che si vede all’inizio de “Il colpo vincente”: arresto e tiro su tabellone sbilenco dietro alla casa fino a tarda notte. Mille volte al giorno. Poi un vecchio saggio che si chiamava Aldo e con il quale il marinaio aveva collaborato un giorno chiamò dicendo: “Ho una bobina, devi vederlo”. Il marinaio andò, vide e capì. Perché quel giocatore che non vinse mai un titolo, che giocò anche accanto a un giovanissimo Larry Bird nei Celtics e che come un eroe omerico sarebbe morto a soli 40 anni per una malformazione cardiaca mai diagnosticata, fosse speciale.


Il ringraziamento del marinaio alla Libreria dello Sport che con la sua competenza e passione era avanti con i tempi. In via Carducci, tra la Posta e una rinomata vineria ci sarĂ  un vuoto: incolmabile.

 

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