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Fatti&Misfatti / La leggenda del povero capro allenatore

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Martedì 6 Aprile 2021


 

fustinoni

 

“Vita infernale dove redimersi è difficile, a meno che non ci pensi uno sceneggiatore e allora ecco i miracoli, sul ghiaccio, sul campo di calcio, nel baseball, nel basket, nell’atletica, perché la genialità fotografa bene”.


Oscar Eleni


Sulla barchetta nel lago davanti alla muraglia cinese chiedendo se, per caso, a Pechino, dopo aver avuto le olimpiadi invernali da inventare nel nido, non avessero intenzione di prendersi pure quelle estive che stanno mandando fuori di testa i giapponesi oppressi dalla variante nipponica del contagio, che vengono considerate una trappola da troppe nazioni, figurarsi dai dirigenti che dei Giochi veri non se ne occupano da tanto tempo, e preferiscono, come in Italia, quelli del sottobanco. L’allarme Covid con variante giapponese che mette tutto a rischio, il calcio perde cinque o sei giocatori al giorno, soprattutto dopo i viaggi in Nazionale, spesso per non aver saputo rinunciare alla cena fra amici.


Una tragedia in questa guerra che ci fa sgridare dai genialoni stanchi di sentire gente indignata per la solitudine a Portofino di una ricca qualsiasi, poveracci che si domandano perché nessun cronista va dai disperati senza lavoro, in coda alla Caritas. O minchione, gridano in coro i signorotti del secolo, ricchi e poveri sono sempre esistiti e ci sarà un motivo. Certo, come direbbero gli animali leggendo Mark Twain: è colpa di voi umani se oggi non viviamo più nel Paradiso Terrestre. O, magari, i poveri cerbiatti che non possono sparare al feroce cacciatore perché non hanno il fucile e questa, persino nel calcio, sarebbe considerata come mancanza di uguaglianza competitiva.

La stessa cosa che dovrebbero dire all’associazione allenatori in qualsiasi sport. Se ci fate caso l’allenatore capro espiatorio, magari pure caprone vero, viene mangiato da dirigenti che il giorno prima si occupavano di carta igienica, da giocatori gozzovigliatori prigionieri che aspirano ad una copertina con il loro “grande e piccolo amore” come usa adesso, di agenti con “u pilo” sullo stomaco, di parenti e affini. Non sono poveracci, questi mister, ma certo vivono male, anche quando sono Guardiola, Mourinho, Lippi, adesso Conte, ieri Bearzot o Sacchi che prima di essere considerato il vero rivoluzionario nel paese dei balocchi si è sentito definire in tanti modi. Mai una gentilezza. Perché chi governa i Paesi se la cava meglio del capro allenatore? Non sapremmo spiegare, forse sono più furbi, capaci di ingannare e scaricare la colpa sugli altri, quasi sempre su chi c’era prima.

Vita infernale dove redimersi è difficile, a meno che non ci pensi uno sceneggiatore e allora ecco i miracoli, sul ghiaccio, sul campo di calcio, nel baseball, nel basket, nell’atletica, perché la genialità fotografa bene: pensate ad Owens con medaglie d’oro in casa nazista, primati del mondo negli Stati Uniti che gli urlavano dietro, respinto al pranzo celebrativo e di ringraziamento. Sapevano chi era e per chi era stato organizzata la serata, ma doveva entrare dalla porta di servizio.

La verità in un bicchiere d’acqua e in una coppa di champagne mai bevuta. Cosa dovrebbe dire Ettore Messina in questa pasquetta dove il coro dei fedelissimi è stato costretto a fermarsi mentre i giocatori dell’Armani rovinavano la grande festa per l’entrata nella casa della gloria della federazione mondiale del più titolato fra gli allenatori italiani di pallacanestro. Per lui dieci minuti di applausi. Altri appena Milano è entrata, dopo sette anni, nei play off dell’eurolega, il torneo più affascinante che, spesso, viene preferito, non fatelo sapere a SKY dove stanno guardando oltre il calcio senza sapere se davvero tutti sono contenti del divorzio dagli esosi legaioli del football, anche in America, alla stagione NBA prima dei play off.

Poi la tempesta imperfetta, quella che non ti aspetti se ti fai recuperare 20 punti con il Panathinakos del livoroso Nedovic, dei ricchi mercenari che non avevano niente da chiedere all’indecente stagione. Tradimento. Ma come, tanti leccapiedi sulla porta del Forum a magnificare difesa, tradizione, i veterani senza tempo, e questi calano le braghette in casa dei più scorretti anche nella tradizione greca, davanti a chi non commette mai fallo, alle vittime del potere, eroi di cartapesta. Poi aspetti che reagisca la squadra, che intanto perde pezzi per infortuni muscolari e qui Messina avrebbe potuto urlare come Guardiola a chi dirige il baraccone: “così si ammazzano pure i cavalli”. Niente.

Fino allo schiaffo meritato della Varese rigenerata da buoni acquisti, uscita dal Covid, dalle polemiche, con il capro Bulleri inchiodato alla croce dai fedelissimi del Caja che c’era prima. Non vincevano contro Milano da 12 partite. Metteteci pure questo nei racconti, voi che eravate smaniosi di salire sul carro per i successi a Tel Aviv, Istanbul, con il Real. Un bel tradimento delle prime e delle seconde linee, le terze non interpellate. Roba da seppuku in piazza perché perdendo con Varese è stata aperta pure una botola sul fiume infernale che si chiama campionato farlocco. Primo posto in discussione.

Notti da incubo per quelli, moltissimi, che a Milano erano andati a dormire felici dopo aver visto il bel docufilm dell’eurolega sull’epopea milanese, partendo dal Torchietto, passando dai ricordi in video abbraccio fra i grandissimi, da Meneghin a McAddo, da Mike D’Antoni a Premier e Peterson, gli avversari, i greci che, ancora oggi, come i livornesi, se incontrano Capellari, vogliono la “verità” sul canestro non dato, sulla rimonta di 31 punti. Brindisi aspetta Milano a casa sua per rubarle il primo posto. Sassari per ritrovare quello che gli ha rubato l’epidemia e l’ignoranza, la Virtus per far sapere che si sente pronta alla sfida con chi quest’anno le ha lasciato soltanto briciole.

Ehi, diciamo a voi custodi della muraglia sportiva che dovreste tenere fuori dal tempio i troppi mercanti, tutti quelli che propongono lo sport in maniera diversa. Lo sanno anche a Baku che si fanno dei corsi speciali per capiredattori e nuovi tenutari televisivi in modo che possano dire tutti, sempre, la stessa frase alla prima riunione, insomma voi che ci volete in poltrona lasciateci almeno credere che se Messina ha colpe, di sicuro i suoi giocatori non meritano carezze. Senza tiro, dopo un po’ rinunci a tutto, figurarsi se hai voglia di fare fatica per chi non è mai contento e, magari, si domanda se il nigeriano volante preso da Varese non avrebbe dato sollievo a difensori non credenti se persino Shields è ora al tavolo di Giuda.

Con la barca, prima di pensare alle futili pagelle, una sosta davanti ai fiori di pesco fioriti in anticipo per salutare Giorgio Fustinoni, il suo armonico corpo atletico faceva onore al cognome, che se ne è andato a 74 anni e, come ricordava Daniele Dallera, ci ha riportato alle sfide contro la sua Forti e Liberi, quella del Ribolini che in Canottieri sfidavamo volentieri, sostenuti anche dal fratello geniale che sui Navigli allenava eccellenti nuotatori. La storia di Fustinoni ci ricorda che quelli del basket di oggi raccontano soltanto barzellette. Il Ribolini, idraulico geniale, il trumbee che viveva vicino a via Dezza, il regno di Mario Borella che gongolerà vedendo chi mette soldi per rifare il campetto a lui dedicato, prese il giovane Fustinoni quando sembrava soltanto ribelle. Lo ha portato sul campo, se lo teneva stretto quando andava ad aggiustare rubinetti, lo ha mandato all’Isef, lo ha lasciato crescere. È diventato allenatore, pure aspirante sindaco di Monza. Ecco cosa vi manca, cari Petrucci e Gandini, citiamo loro a nome di una famiglia slegata, sfiduciata, la gente capace di valorizzare e onorare uomini come Ribolini che trova i Fustinoni, che cerca, lavora, insegna, ama e prega o, magari, bestemmia.

Volevate le pagelle fra la via Crucis e Pasquetta nella settimana infernale per il basket italiano difeso in europea dalle sue società? Eccole.

• 10 A RUZZIER per la seconda settimana di fila fra i bravi, quelli che vorresti sempre con te, nelle nazionali giovanili era così, anche se c’è stato un periodo in cui aveva messo via il veleno e si godeva il sole alla triestina. Voto esteso a VARESE come società, quante gliene hanno dette al Bulgheroni, a chi ha costruito la squadra, al Bulleri che ha ritrovato l’occhio spiritato dei giorni belli sul campo molto prima del Pirlo rimasto all’occhio di triglia mentre si chiede ad Agnelli e Paratici di cambiare quello che loro hanno cambiato.

• 9 A LELE MOLIN che sull’otto volante di Trento, discese ardite, le risalite, fa cose meravigliose: batte fratel Messina, recupera 20 punti e batte la REYER pronta a sganciare i suoi missili sullo scudetto.

• 8 Al PAJOLA visto a Sassari e che pensavamo perduto dopo l’infortunio, cambiato dai troppi elogi. Gli è rimasta l’anima del cacciatore. Per fortuna.

• 7 A MENETTI e TREVISO perché la loro stagione, la fatica che hanno fatto, la squadra che hanno scelto, questa serie meravigliao ci dice che non è mai soltanto questione di fortuna. Dentro il piatto ci devi mettere le spezie che sei andato a cercare con umiltà e pochi soldi, quelli giusti da spendere oggi.

• 6 Ai pirati di BRINDISI crudeli con la povera CANTU’ alla deriva senza nocchiero per essersi rimessi sulla rotta giusta per abbordare Milano adesso che stanno per ritrovare il loro faro d’inizio stagione. Certo Europa e viaggi stressano, ma loro non ci pensano.

• 5 Al FALLO INTENZIONALE vera frontiera fra il basket capito e ben arbitrato e quello dell’utero infiammato. C’è confusione nella terra a spicchi. Possibile che non ci pensi nessuno?

• 4 A BRESCIA dove erano certi di poter rimediare a certe scelte cambiando saturnino Esposito, bravo ma sempre alla ricerca dell’altrove, con l’eccellente Buscaglia. Certi giocatori sanno come far cucinare il capro espiatorio. A loro basta la paga del sabato.

• 3 Ai GIOCATORI di REGGIO EMILIA che dopo aver tradito Antimo Martino sperano di cavarsela ora che in troppi hanno scoperto che i miracoli non esistono. Attenti a Caja, cara gente, lui sa sciare fra gli infami, lui sa come risvegliare i mostri sul fondo di una classifica.

• 2 A PESARO come esempio per chi, nello sport, prima di parlare non tace. Ora tutto il bello e il buono del lavoro di REPESA viene messo in discussione perché il Covid non basta più come scusa. Il tradimento è dentro il gruppo. Cari Costa e Magnifico è ora di andare ai materassi e per qualcuno sui mosconi.

• 1 Al FATTORE CAMPO svanito con troppi incassi, fuggito e inutilizzabile come scusa per troppa gente. La verità è che senza i mugugni e gli applausi ai giocatori non resta che fare i conti con la voce dell’allenatore e, come diceva Velasco, dopo tante partite per certi finti professionisti il consiglio di mettersi la maglietta, come dicevano le mamme un tempo, diventa palloso, inascoltabile.

• 0 Ai MASSONI della retrocessione che certo si divertiranno di più adesso in questo finale pieno di cose irregolari, d tormenti, epidemie, fughe, scoprendo che per la maledetta retrocessione che ha già fatto sballare molti bilanci, perdere molta credibilità, sono invischiare ben otto squadre. Retrocessione e play off. Una goduria il passaggio di frontiera e chi governa dice alla servitù: Avete visto che avevamo ragione.

• 0 scarabocchio alla nostra VILTÀ: avendo simpatia e stima per Boniciolli e Sacripanti ci siamo negati la visione della finale di Coppa Italia in A2 vinta da Napoli su Udine. Senza perdono.

 

 

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