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Osservatorio / Come un elefante in una cristalleria

Venerdì 2 Aprile 2021

 

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A guardare bene dietro gli annunci e le prese di posizioni, non sembra che la nuova organizzazione federale dell’atletica in carica da due mesi sia partita con il piede giusto. O no?

Luciano Barra

Stefano Mei mi pare il classico elefante che entra in un negozio di cristalleria. E sapete cosa accade: senza rendersi conto che è più facile rompere che costruire di nuovo. Anche a me è capitato all’inizio degli anni Settanta di entrare, prima da consigliere e poi da segretario generale (presentando le credenziali di 10 anni al CUS Roma, e non per “raccomandazione” del presidente del CONI). Anche allora la “nuova” FIDAL, figlia del “Rinnovamento”, si trovò servita sul piatto un Campionato Europeo previsto per il 1974.

Nonostante la battaglia elettorale fosse stata cruenta il rispetto per i "vinti" fu una necessità: Ottaviano Massimi, Cesare Bergonzoni, Ferruccio Porta, Andrea Sandonnini, Giorgio Oberweger ed altri in diversa maniera furono rispettati e coinvolti. La partita più difficile era in campo internazionale dove era normale che i nuovi venuti fossero considerati degli usurpatori. Rammento le enormi difficoltà in particolare con il neo-eletto presidente della EA Adriaan Paulen. Tutto cambiò il giorno che decidemmo di portare l’intero Consiglio della EA, guidato proprio da Paulen, al cimitero del Verano ed a quello di Prima Porta ad onorare prima Bruno Zauli e poi Pasquale Stassano.

Per tanti motivi non fu facile, ed un giorno sarà opportuno ricordare quella avventura, ma ci fece guadagnare il rispetto in campo internazionale. Ed ovviamente ci furono altri episodi che fecero di “quella” FIDAL una delle federazioni più rispettate in campo internazionale, non solo per i successi organizzativi degli Europei del 1974, dei Campionati Europei Indoor del 1978 e 1982, della Coppa del Mondo del 1981, dei Mondiali di Cross del 1974 e 1982, della Finale di Coppa Europa del 1979, ecc.

Dico questo perché guadagnarsi prestigio e rispetto in campo internazionale richiede tempo e tanta pazienza. Per perderlo ci vuole poco. Ed è quello che sta accadendo all’attuale federazione di atletica.

Ostinarsi a testa bassa in una faida contro la WA di Sebastian Coe sul caso Schwazer non è solo un suicidio politico-sportivo, ma anche un’eresia rispetto ai fatti accertati e conclamati. E poi, si potrebbe dire, “cui prodest”? Per prendere degli schiaffi fisici e morali dallo stesso Coe.

Ciò detto, altri mi paiono i problemi più pressanti e recenti:

• Non avere ancora una sede a due mesi di distanza dallo svolgimento del Golden Gala, bene prezioso giunto alla sua 41°edizione, non è certo un bel biglietto da visita.

• Dover rinunciare ai Campionati Europei Under 18 di Rieti e farli passare – con comunicato ad hoc sul sito federale – come una decisione della EA, che invece ha ricevuto un paio di giorni prima una lettera di rinuncia da parte del Comitato Organizzatore, è una sacrosanta bugia.

• Parlare degli Europei del 2024 come un bene da espropriare da parte di uno calato come un “alieno” (estraneo, fuori di proposito), non è certo un bel biglietto da visita in campo internazionale per chi ha sempre richiesto un aiuto per entrare negli organismi internazionali dell’atletica.

Infine, una chiusura dolorosa. La FIDAL è famosa all’estero per un’altra cosa: il suo annuario. Pochissime federazioni estere sono in grado di avere un documento così prezioso. Va ricordato che la prima edizione risale al 1950 grazie a Pasquale Stassano che riprese una analoga iniziativa di Zauli targata 1931. Poi il merito della continuità va all’allora vice-segretario della FIDAL, Alfonso Castelli, per aver rilanciato nel 1961 un’edizione omnicomprensiva. E poi grazie a Gianfranco Colasante negli anni Sessanta e poi – con alcune edizioni editate, grazie ad Augusto Frasca, dalla Panini – con Mario Andreoli e Carlo Santi la serie degli Annuari ha continuato la sua splendida corsa. Ora la notizia delle ultime ore è che non ci sarebbero i soldi perché “quelli che c’erano prima” li hanno spesi tutti! Sapete quanto costa l’annuario federale? 25.000 euro, vale a dire lo 0,1% dell’intero bilancio FIDAL!

Se è vero che un elefante che casualmente entra in un negozio di cristalleria provoca un disastro, è anche vero che chi rompe i cocci, paga e se li porta via.  
 

 

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