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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Osservatorio / Tokyo e Pechino sono in dirittura. E da noi?

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Mercoledì 31 Marzo 2021


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Le scadenze olimpiche – quattro appuntamenti in cinque anni (Tokyo, Pechino, Parigi, Milano-Cortina) – si avvicinano velocemente, ma non si ha l’impressione che al CONI si rendano conto dell’urgenza o che si stiano muovendo di conseguenza. Sarà tutta colpa della politica?

Luciano Barra

È scoppiata la primavera e si è sciolta la neve. Meno il ghiaccio che ha concluso dei meravigliosi Campionati del Mondo a Stoccolma (per i quali dobbiamo ringraziare Max Ambesi per le sue dotte spiegazioni tecniche su Eurosport). Alla fine della stagione invernale mancano ora solo i mondiali di Curling e di Hockey ghiaccio, che ci permetteranno di tirare le opportune previsioni in vista di Pechino 2022. Già si intravede un dominio della Norvegia vicino alle 50 medaglie, una decina in più delle proiezioni del 2019 e dei Giochi Invernali del 2018.

Questi ultimi due Campionati del Mondo (5 gare in tutto) poco influiranno sulla posizione dell’Italia. Attualmente la nostra proiezione ci dice 0–5–4, quindi una medaglia in meno rispetto agli ultimi Giochi del 2018, ma – cosa più grave - soprattutto nessuna medaglia d’oro. E dobbiamo dire grazie a Short track e Snowboard che hanno rimpinguato il bottino. E, ancora più grave, in netta diminuzione rispetto alle proiezioni del 2019 quando non solo vantavamo 12 medaglie (3–5–4) di cui 3 d’oro, ma vantavano alcune medaglie pesantissime da Sci alpino, Biathlon e Sci di fondo.

Purtroppo non è stato possibile stilare proiezioni per i Giochi Estivi di Tokyo perché causa la pandemia la maggioranza dei Campionati del Mondo previsti nel 2020 non si sono disputati e quindi ci sono pochi riferimenti.

Ma quello che più preoccupa sono due aspetti. La totale assenza del CONI nella preparazione ai due avvenimenti e la totale assenza dei media (soprattutto della Gazzetta dello Sport) con commenti e risultati delle diverse discipline sportive. Ho già fatto riferimento a notizie su due delle discipline più medagliate del nostro sport: Scherma e Tiro a volo, ma ce ne sarebbero molte altre. Forse al CONI sono molto attivi nel conteggiare gli atleti già qualificati o a preparare Casa Italia (ammesso che con le nuove normative di ingresso in Giappone si possa fare), ma le due faccende poco hanno a che fare con la possibilità di vincere medaglie.

È vero che il CONI ha passato un anno terribile causa la battaglia per la sua sopravvivenza istituzionale. Ma è anche vero che in questo momento le nuove leggi danno “competenza” al CONI solo in funzione dei Giochi Olimpici. Tra l’altro ormai con responsabilità pari a zero sulla composizione della squadra, scelte che sono determinate “solo” dai criteri di qualificazioni stabiliti dalle Federazioni Internazionali e sanciti dal CIO. Quindi siamo tornati ad essere, nulla più, che una Agenzia di viaggio.

La situazione si fa ancora più grave in questo momento causa le elezioni del CONI previste a fine maggio. Fra due mesi, a quattro dai Giochi di Tokyo ed a nove dai Giochi di Pechino. E questo sta spostando, e di molto, l’attenzione del CONI dagli appuntamenti olimpici. Basta vedere quante volte nelle ultime riunioni del C.N. e della Giunta del CONI si è parlato di sport vero e proprio. Avete mai sentito parlare di nuovi ingressi nel Club Olimpico? Tra l’altro negli Sport Invernali vi sono solo otto atleti fra i potenziali medagliati.

Non parliamo poi dell’interesse dei giornali verso le discipline olimpiche. Negli sport invernali in genere, Sci alpino a parte, non si riesce a leggere nemmeno i risultati dei vari Mondiali. Martedì scorso la FISI, già colpevole di proteggere solo lo Sci alpino (è vero, è la disciplina che produce più reddito), ha toccato il fondo acquistando due pagine solamente sulla “rosea” per magnificare i suoi risultati ai Mondiali di questo anno: si parla in tutto di quattro medaglie in discipline olimpiche e 19 in discipline non olimpiche (soprattutto grazie a Slittino su pista naturale e Scialpinismo). È vero che oggi sulla “rosea” le pagine di pubblicità – in considerazione delle 88mila copie vendute quotidianamente in edicola – sono a buon mercato, ma se consideriamo tutte le altre pagine comprate durante l’anno per lo Sci alpino, va notato che non hanno permesso di far parlare in modo adeguato di tutte le altre discipline presenti nel “bouquet” FISI.

Nessuno ricorda che nel 2026 i Giochi saranno in Italia e noi, se l’attenzione agli sport olimpici prosegue in questo modo, rischiamo di fare il bis di Torino 2006 quando per la prima volta nella storia dei Giochi il paese organizzatore vinse meno medaglie che nell’edizione precedente. Per di più il CONI è “visivamente” assente da questo gioco nella parte relativa alla preparazione. Forse qualcosa si muoverà burocraticamente ma tutto senza traccia e quindi senza che serva a motivare e stimolare atleti e tecnici.

Altro esempio nell’atletica. Il presidente del CONI è stato più impegnato nell’auspicare il “riallineamento” delle sentenze del nostro marciatore pluridopato, discettando – come notato da un giornalista in una telecronaca di domenica scorsa – contro organismi internazionali di cui, tra l’altro, lui fa parte a per i quali le sentenze sportive sono legge. Ma non sono quegli stessi organismi sportivi a cui lui si è più volte riferito nel tentare di ribaltare leggi ingiuste che limitavano il potere del CONI? Quindi in un caso si e nell’atro no? Seguendo il detto del “cui prodest”?

Quanto interesse abbia il presidente del CONI sul buon funzionamento delle Federazioni Olimpiche (e mi riferisco all’atletica solo per quello che so o leggo) l’ho dovuto registrare quando, in occasione della nomina del nuovo segretario generale della FIDAL, mi ha mandato il seguente messaggio che conservo: “Conosciamo la storia di Londi [il nuovo SG, NdR] a memoria. Lo hanno cacciato tutti, ma non ha nulla di certificato contro. Non si può dire che Londi sia un buon segretario generale, ma non è possibile dire no a Mei”. Come dire: mi serve il suo voto e quindi accetto tutto. Quindi la FIDAL ha operato in quel senso, non richiedendo neanche una referenza scritta ai precedenti datori di lavoro, cosa che si fa anche quando si assume una domestica.

Per di più in questi giorni è uscita una nuova dichiarazione del neo presidente della FIDAL, Stefano Mei, per cui almeno tre dei cinque presidenti CONI con cui ho lavorato, sarebbero intervenuti a gamba tesa. Mi riferisco alla sua dichiarazione all’AGI di Bolzano (ripeto, di Bolzano) e ripresa per fortuna solo da Il Tirreno di lunedì scorso dove, parlando dei suoi progetti sulla Federatletica, dice testualmente: “Primo obbiettivo è la ristrutturazione totale del Settore Tecnico che deve privilegiare il territorio e l’organo centrale dovrà diventare connettore con il territorio”.

Certo, una bella iniezione di fiducia per l’attuale Settore Tecnico che sta preparando i Giochi di Tokyo. E che dire di quell’accenno programmatico che vede il Settore Tecnico “privilegiare il territorio” e fare da “connettore” e nulla più? Torniamo indietro almeno di trent’anni.

Il primo Presidente del CONI che ho conosciuto (Giulio Onesti), a queste parole lo avrebbe preso per un orecchio e chiamandolo “ragazzuolo” gli avrebbe spiegato pazientemente cosa fare.

               

 

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