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I sentieri di Cimbricus / E' nata una nuova Olimpiade

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Giovedì 25 Marzo 2021

 

tokyo-torcia 


Piena di divieti e di off limits, ricca di giochi che non devono annoiare lo spettatore dall'attenzione sempre più bassa. Tanto che presto verranno studiate nuove coinvolgenti competizioni.

Giorgio Cimbrico

Dalla radioattiva Fukushima – che sinistramente fa rima con Hiroshima – è partita la staffetta della fiaccola dopo che la fiamma accesa dalle sacerdotesse è rimasta a languire da quelle parti per un anno: 2020+1. Ospiti d’onore e prime tedofore, le giocatrici giapponesi che dieci anni fa conquistarono a sorpresa la Coppa del Mondo di calcio, ma non tutte erano presenti. Alcune fanno parte di quella schiacciante maggioranza della popolazione – l’80% dicono ripetuti sondaggi – divisa tra il rinvio e la cancellazione dei Giochi.

Oggi due ingredienti “morali” dell’Olimpiade – l’entusiasmo e l’orgoglio – sono stranieri, lontani. In quello che qualcuno ha chiamato accanimento terapeutico, i Giochi, dai costi lievitati dai 12 a 30 miliardi, vanno avanti perché debbono andare avanti e sarebbe inutile, ripetitivo, stucchevole spiegare il motivo o quella selva di motivi che costringono il consiglio d’amministrazione di Losanna e quello, in scala, che opera a Tokyo a lanciarsi in impegni per il futuro, in messaggi di alto contenuto morale: una svolta per il mondo, un afflato di speranza, di rinascita.

Nessuno ha il coraggio di dire che una cancellazione aprirebbe a un catena di contenziosi in cui raffiche di medaglie d’oro finirebbero al collo dei grandi studi legali che, tra titolari e associati, possono contare su schiere di avvocati. Chi ha comprato, chi ha speso, chi ha investito non sarebbe più animato dal generoso spirito che, come polvere magica, aleggia attorno ai Giochi, la festa dell’umanità. L’ecumenicità piace al CIO.

E così si va avanti, senza quel turismo olimpico, proveniente da ogni angolo del mondo, entrato nella storia e nella galleria delle immagini, fidando, se negli stadi saranno aperti all’xx%, nell’obbedienza connaturata nell’animo nipponico: i dipendenti delle grandi corporazioni possono rifiutarsi di assistere alle competizioni dopo esser stati “comandati” di partecipazione? I Mondiali di calcio del 2002 e quelli di rugby del 2019 sono significativi al riguardo.

Altre voci che rimbombano come tamburi nella notte: atleti chiusi nel Villaggio, un sistema rigoroso di trasporti, una “bolla” anti-contagio che impedirà a chi non mai stato in Giappone di vederne un angolo (neppure sulla Ginza potranno andare), un periodo di permanenza ridotto all’osso, una cancellazione dei rapporti, un insorgere sempre più drammatico di contatti virtuali. Come quelli che un tempo pensavamo fossero invenzioni di menti troppo fervide nell’immaginare un futuro desolato che ci è piombato addosso.

È l’Olimpiade perfetta per il mondo che hanno costruito, asettico, privo di pulsioni, lontano dalle magnifiche sorprese che ne hanno alimentato la storia (il pelatino Barthel, lo scalzo Bikila, il sioux Mills sono una microsumma di questa biblioteca di Babele), governato da standard – una volta li chiamavamo “minimi” – ranking, target numbers e un sistema di qualificazioni che premia solo i ricchi, i potenti, quelli che hanno strutture organizzative, risorse economiche.

Hanno ragione loro, i Signori degli Anelli: è nata la nuova Olimpiade, piena di divieti e di off limits, ricca di giochi che non devono annoiare lo spettatore dal livello di attenzione sempre più basso. Prevedo che presto verranno studiate nuove, appassionanti competizioni: l’Ora, ad esempio, non a piedi o su pedali, ovviamente: sarebbe una rottura di palle con indici di gradimento bassi, audience e share ridicoli. Questa è molto più accattivante, di sicuro successo: lanciare una call e in sessanta minuti vedere chi raccoglie più follower. In palio, oro, argento e mirra. Pardon, bronzo. Mai capito cosa fosse la mirra.

 

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