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I sentieri di Cimbricus / In ricordo di Gianni Mura

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Mercoledì 24 Marzo 2021

 

mura 


Un’opera corale e una serie di variazioni, ha tentato di sbrigare Emanuela Audisio: il coro lo ha creato coinvolgendo amici, colleghi, osti, giocatori, la moglie Paola.

Giorgio Cimbrico

Tra l’amore e la morte ho scelto il primo. Su invito – che assomigliava a un ordine – dell’autrice, ho visto “Mura/Amur” (con lui di mezzo l’anagramma era d’obbligo) che Emanuela Audisio ha creato, costruito, dedicato a Gianni, scomparso un anno fa su un Adriatico sospeso tra spiccioli d’inverno e accenni di primavera.

Su invito mio – che non era un ordine ma una scontata normalità – ho evitato “Speravo de morì prima”, sceneggiato (fiction) sulla vita e le opere di Francesco Totti. Mi sono bastate le “alcune scene” – parlo sempre semplice, all’antica, io, un po’ alla Mura – trasmesse, a scopo convincente, tra un programma e l’altro. Inoltre la memoria mi ha dotato di un usbergo (bello, usbergo, eh?) che mi difende da simili prodotti: ricordo brani di Dorando, ricordo pezzi di Mennea e non mi espongo a nuovi rischi. Una crisi potrebbe essermi fatale.

Con le immagini e le parole, e soprattutto con molto affetto misurato, Emanuela è riuscita in quel che le riesce meglio quando scrive: la conosco da 44 anni e credo di essere un testimone attendibile, oltre che un lettore scelto. Lei prende un diamante e non lo taglia come farebbero gli eredi dei sefarditi di Anversa o di Amsterdam: ne vengono fuori facce strane e pure, rifrazioni nuove e perfette. Passando a minerali meno nobili – sassetti colorati, raccolti sulla spiaggia vicino a casa sua – riesce, sempre lei, a infilarli in un tubo e, come un Raimondo Lullo, a proporre prodigi di ars combinatoria. E tutto questo ha sempre un ritmo, mai, come spesso vorrei, di un quartetto di Haydn, spesso intessuto di bebop, di free jazz. Lo scenario della Los Angeles dopo la morte di Kobe Bryant poteva avere la colonna sonora di John Coltrane. Straziante, appassionata, da ricomporre improvvisazione dopo improvvisazione, sussulto dopo sussulto. Il dolore e la sorpresa.

Un’opera corale, ha tentato di sbrigare. Il coro lo ha formato e creato lei (amici, colleghi, osti, giocatori, la moglie Paola) e chi le ha dato una mano montando questa serie di variazioni che, sommate, superano in numero e in toni le Goldberg e le Diabelli: allegro, appassionato, grave, menuetto, alla marcia, da capo, ritorno al tema principale che era quest’uomo ingrugnato e sorridente, abile come un prestigiatore, generoso, ritroso, impegnato, capace di un’eresia perseguita nel nostro tempo: dire la propria opinione fottendosene degli avvoltoi che oggi sono migliaia, appollaiati sui rami dei social media.  

A “Mura/Amur” posso aggiungere, unendomi in ritardo al coro, un paio di serate in una fredda Kiev. “L’unica cosa bevibile è questo Cabernet bulgaro”, mi disse. Vero. Esaurita la cena e finita la bottiglia, pescò nella borsina che teneva sempre con sé e ne estrasse le carte. “Genovesi o piacentine?”. Il tresette per me era un continente sconosciuto. Ripiegammo sulla cirulla, gioco semplice e rapido, una specie di scopa. Non era il suo massimo, ma si accontentò. La borsina conteneva anche una scorta di MS, i fiammiferi di legno, la Settimana Enigmistica, la matita (“il vero enigmista non usa la penna”), la gomma, il sacchetto con le lettere dello scarabeo per la vertigine senza fine degli anagrammi. Lì entro c’era la sua razione K, c’erano i suoi canoni semplici e raffinati.

 

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