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I sentieri di Cimbricus / "Cosa vuoi che ne sappiano?"

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Venerdì 19 Marzo 2021

 

arancia 


L’era della creatività è stata sostituita dai giorni del furto che non viene perseguito, dall’appropriazione indebita di idee, immagini, suoni: ecco il club dei rassegnati.

Giorgio Cimbrico

Il presidente di questa associazione di defraudati è Wolfgang Amadeus Mozart che ha recentemente accolto tra i membri Stanley Kubrick. Uno di quei “servizi” che assicurano il sollecito arrivo a casa vostra di vino di qualità si serve in modo spudorato della scena di “Arancia Meccanica” in cui, a fotogrammi accelerati e con l’ouverture del Guglielmo Tell eseguita a rotta di collo, Alex si scopa e riscopa, in varie posizioni, le due ragazzine incontrate nel negozio di dischi, dopo aver promesso che farà loro ascoltare gli angeli con le loro trombe e i diavoli con i loro tromboni.

La versione proposta dagli “enologi” è ovviamente soggetta a tutte le censure del nostro tempo ipocrita, ma l’impostazione è copia conforme di quella kubrickiana.

Non so se esistano discendenti di Mozart. Nel caso, se i diritti d’autore fossero estendibili all’indietro nel tempo, sarebbero più ricchi di Bill Gates o degli altri padroni che condizionano, giorno dopo giorno, le nostre vite. Cito a memoria: l’onnipresente Requiem (soprattutto Lacrimosa e Confutatis maledictis), brani di vari concerti per pianoforte, il concerto per clarinetto (apprezzato dai babbuini in La mia Africa), accenni di Don Giovanni, briciole di Le Nozze di Figaro, gli immancabili e vertiginosi gorgheggi della Regina della Notte, la sinfonia n. 40, persino Ein Musikalischer Spass che anni fa venne utilizzato per la pubblicità di un bibita in un breve carosello che aveva come protagonisti Pildo, Poldo e Baffoblù.

Del club dei rassegnati a veder usurpata la loro produzione, senza ricevere il becco di un quattrino anche nella loro condizione di illustri spettri, fanno parte Piotr Ilic Cjaikovski (ricordate quel brandy che crea un’atmosfera?), Edvard Grieg (la pancia non c’è più), Johan Sebastian Bach (una delle ouverture per orchestra, opere per organo, Passione secondo Matteo, ormai insopportabili Variazioni Goldberg, ecc.), Richard Wagner (soprattutto la Valkiria), Ludwig van Beethoven: manca solo che la Nona venga usata per tessere le lodi di qualche prodotto adatto alle parti intime, femminili o maschili.

Ultimamente è stato costretto a fare irruzione uno degli artisti più elusivi e lontani, in vita, dalla mondanità: Jan Vermeer. Una sgangherata “Ragazza con l’orecchino di perla”, esposta in un altrettanto assurdo museo che non assomiglia al Maurithuis, elogia non ricordo cosa, forse una crema per la pelle.

L’uso della bellezza creata da altri non è nuovo, lo avete capito da alcuni esempi datati, ma oggi ogni diga è crollata, ogni remora cancellata, calpestata. Il messaggio è: “Cosa vuoi che ne sappiano?”. Facile operare in una dimensione senza memoria, senza sedimenti.

Borges e Eco avevano capito tutto molto tempo fa. E qualche storico della società aveva decretato la morte della creatività datandola ad anni lontani. E così chi deve indurre, convincere, sedurre, vendere, se ne frega ed evitando sforzi, pesca, ruba, propone senza moralità. La parola “moralità” mi è scappata, scusate.

 

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