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Fatti&Misfatti / Nel nostro caotico mondo tecnico

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Lunedì 15 Marzo 2021

 

messina-nba

 

Basket delle nostre brame chi sono i più belli del reame: neanche chiederlo visto i record dell’Armani, l’unica che nei play off serrati sembra reggere partite ravvicinate.

Oscar Eleni

Indeciso fra la tempesta di sabbia che fa diventare gialla Pechino e la traversata del Po con i caprioli che vanno dalla sponda destra reggiana e quella sinistra del mantovano. Insomma sabbia o acqua. Niente di più come direbbero i presidenti delle associazioni allenatori, guide infelici di vittime sacrificali: la libido dirigenziale per cacciare, la perfidia di giocatori brocchi dentro che tradiscono per un apericena, la sfortuna, spesso anche l’incompetenza. Insomma inferno.

Da Napoli dove Gattuso butta giù tutti i birilli sentimentali milanisti per il presidente che sembra averlo già sostituito. Caotico calcio dove le prendono tutti, meno i cialtroni e i giocatori incapaci. Caotico mondo tecnico. Alla sbarra in tanti, dallo sci all’atletica, per non parlare del rugby. A proposito, dobbiamo confessare una vigliaccheria: anche dopo aver letto il bel libro di Marco Pastonesi sul rugby gallese, il loro ricco sottosuolo, così diverso dal nostro, non ce la siamo sentita di vedere l’Italia triturata sul campo proprio dai gallesi. Eppure eravamo euforici per l’elezione alla presidenza dell’otorino Marzio Innocenti, livornese diventato doge fra i veneti del Petrarca e del comitato, terza linea, il capitano dell’Italia di Bollesan al primo mondiale del 1987, l’unico a darci consolazione quando lasciammo il gruppo dopo una legnata contro i tutti neri.

Deve essere il periodo in cui quelli che ci hanno dato gioie professionali diventano più importanti: quando salutammo la poliziotta Valentina Vezzali, dopo il mondiale vinto a Cuba, le augurammo altra gloria e felicità almeno come commissario. Ci ha preso in parola, meglio è andata oltre come avrebbero detto i suoi grandi maestri in sala, anche se il sottosegretariato allo sport le chiederà di non farsi toccare da nessuno come le è successo nella prima esperienza politica e in televisione con mister Bi.

Ricordi, insomma un modo per farvi credere che esiste una buona storia professionale dietro questi sbrodolamenti. So che non ci crederanno in tanti. Pazienza. Io scalo la montagna che porta al cielo nell’Hunan, anche se ci sono 99 tornanti da fare.

L’illusione è portarsi dietro il caro basket che in settimana ha avuto tre scosse di magnitudo alta: Milano che sbanca il campo del CSKA, vincendo dopo 11 anni contro i colossi dell’ex Armata Rossa, trovando un posto alto in classifica e la quasi garanzia di essere ai play off che mancano da troppo tempo; la banda larga di Petrucci che annuncia un ritorno di Messina alla Nazionale, perché il presidente vuole il migliore, gli è capitato spesso e non è un caso che la stessa canzone stonasse ai tempi di Sandro Gamba e ora, guarda caso, per uno dei prediletti dal nostro Spartacus, quel Sacchetti che a Belgrado, nel preolimpico, sarà solo e con una probabile lettera di licenziamento in tasca, così i giocatori gaglioffi sanno già su chi scaricare, così sarà divertente se, per caso, il Meo dovesse ridarci l’Olimpiade.

Ultima scossa violenta quella del campionato dove i cocciuti, amanti di questo torneo irregolare insistono per la gogna di una retrocessione, adesso si trovano 5 squadre a 14 punti e 1 a 16. Restate pure della vostra idea, certo che la A2 protesta, hanno ragione, per questo si doveva essere chiari, si dovrebbe essere più chiari e, guarda caso, ecco che alla presidenza del rugby va un ex campione, uno che ha vissuto la guerra e il paradiso in un gioco dove se non sei leale ti calpestano, deciso a riorganizzare il campionato nazionale abolendo le retrocessioni, imponendo regole per chi vuole essere davvero di serie A. Basterebbe il coraggio e se non lo avete con l’unanimità dei voti, con i maggiori consensi allora, sceglietevi una vacanza al mare anche in zona rossa.

Basket delle nostre brame chi sono i più belli del reame: neanche chiederlo visto il cammino e i record dell’Armani, l’unica che nel tormento di play off serrati, ammesso che si arrivi in fondo, sembra reggere partite ravvicinate. Le altre? Beh puntiamo su Brindisi che ancora non ha il suo genio della lampada infortunato, ma sta andando forte. Meno sulla Virtus se Djordjevic verrà circondato di nuovo da chi dovrebbe mettere in quarantena giocatori che spesso ti lasciano perplesso per come sono leggeri e imprecisi, con la difesa come obbligo fastidioso. Venezia? Dipende dal recupero di Bramos. Sassari? I tormenti e i furti in terra ceca, nel silenzio colpevole di troppi, partendo dalle federazioni che dovrebbero tutelare, FIBA in testa, le fatiche doppi nei viaggi creano problemi e il Poz agitato non aiuta.

Pagelle con maschera rossa senza riferimenti, senza speranze, senza voglia di spiegare perché ci sembrano stonate troppe voci nel coro ad minchiam, perché non crediamo che Petrucci, con i piedi nella pozzanghera azzurra, voglia impedire a Caja di andare con la sua frusta nella Reggio Emilia che ha lasciato bruciare Antimo Martino senza aiutarlo davvero, anche se davvero ci si chiede perché è andato via Bostic per fare spazio a chi non prende nelle case. Servono corsi anche per dirigenti se per salvare i pifferai presidenziali deve intervenire il Messina che ha fatto la stessa cosa con Milano e che al momento sembra davvero super impegnato con l’Armani, da allenatore e presidente o come cavolo si chiama.

Ettorre ha detto che come Amadeus per Sanremo non farà il Nazionale-ter. Gli dobbiamo credere? Chi dice di sapere sussurra di aver scoperto le voglie di Petrucci una settimana prima che la Gazza avesse il solito orgasmo. Altri sapientoni ci spiegano meglio: l’anno prossimo il figlio di Messina andrà all’università negli Stati Uniti. Lui vorrebbe più tempo. Quindi nuovo allenatore a Milano e disponibilità ad essere il migliore nel giardino: come presidente di Milano, come maestro per le voglie di Petrucci. Diteci voi se si possono gestire così le cose più delicate. Intanto si apre il toto allenatore pure per la società italiana con più scudetti e questa volta non per vie uterine o caprici di qualche presunto campione.

Ai voti, ai voti dice il camoscio che guida la traversata:

• 10 Al neodottore in scienze alimentari Giovanni VILDERA che ha davvero aiutato Treviso ad uscire da una trappola dove solo i vanitosi della Fortitudo potevano dimenticarsi la chiave sul tavolo. Per il ventiseienne centro cresciuto al Petrarca arrivato dalla A2, Omegna e Siena, 16 punti e 7 rimbalzi e tanti saluti. Bravo e siamo felici per Menetti che se l’era vista davvero brutta.

• 9 Al Chacho RODRIGUEZ che si porta il PUNTER spaziale di Mosca nel giardino delle delizie, maestro dell’arte nell’Armani, uno a cui perdoni anche le cornate che prende in difesa. Il torero sa sempre dove mettere la spada, quando serve.

• 8 Al VITUCCI che ha ritrovato il filo per tenere BRINDISI dove faceva paura anche a Milano dopo il sacco del Forum. Non è ancora al completo, ma la squadra cresce, certo anche per lei la coppa sarà un peso esagerato in più, ma è giusto che una società con questa storia esplori tutti i territori.

• 7 A Luis SCOLA e ai tanti veterani del nostro campionato che dovrebbero insegnare a molti giovani presuntuosi cosa vuol dire cercare sempre il meglio di se stessi anche sbagliando qualche partita. Hines e Scola ce li teniamo sempre.

• 6 A DALMASSON che avrà certo sorriso quando la settimana scorsa peroravamo la causa del Peric. Peccato. Certo la Trieste vista contro Reggio Emilia è stata forse la più bella e Peric era già fuori dalla porta. Adesso non rideteci dietro, a certi veterani crediamo sempre, forse anche più di loro stessi e, come nel caso, del Brooks visto a Brescia siamo contenti che abbia resistito quando tutto gli andava male.

• 5 A MESSINA se, come HARDEN quando ha battuto il record di Larry Bird, non dirà subito che aver superato Peterson nel numero di partite vinte in serie A è stato onorevole, ma il nano ghiacciato resta il suo vero amico sportivo, un grande esempio. Tanto lo è di tutti quasi sempre.

• 4 A REGGIO EMILIA che farebbe bene a dare a molti di quelli che nell’ultima partita avrebbero meritato il licenziamento un periodo con Attilio CAJA, uno abituato a ribaltare situazioni difficili senza regalare baci e languide carezze.

• 3 Alla LEGA che piange miseria, certo le casse sono sempre più vuote, ma poi deve sopportare società che si ritirano e dirigentoni che per rimediare a squadre fatte male mandano via l’allenatore. Siamo già a sei e non è finita se adesso Djordjevic è ancora circondato, soprattutto se Belinelli e Tedosic sbagliano partita insieme e al centro ci sono conigli bagnati.

• 2 Al BASKET femminile che non è insorto per come è stata trattata la finale di Coppa Italia vinta da Schio. La pandemia distrugge tutto, ma speravamo che A2 e femminile riuscissero a trovare qualcosa per far sapere che la barricata resiste.

• 1 Alla FORTITUDO se non riuscirà a spiegare una sconfitta come quella della Treviso senza Logan, nella giornata in cui Aradori ha risposto ai dubbi perfidi del Villalta virtussino con l’arma che gli ha sempre permesso di credere in se stesso: il tiro anche al rallentatore.

• 0 A PETRUCCI per essersi fatto precedere da MESSINA nel toppare il buco enorme fatto dentro la fragile vestaglia di Azzurra Fremebonda. Il suo silenzio assenso alla notizia del Sacchetti sostituito a prescindere crea già confusione. E quando Meo dice che non si dimette sa che inferno troverà.

 

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