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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fatti&Misfatti / Ci vuole una passione bestiale (per sopportare)

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Lunedì 8 Marzo 2021


basket-eleni 


Grazie atletica per averci ricordato che dai tormenti si può uscire. Basta credere, saper soffrire, avere intorno gente che non ti fa vivere di rendita ma ti obbliga a lavorare duramente.

Oscar Eleni

Sfinito da giornate che non finivano mai e non soltanto per colpa del festival di Sanremo vinto da un gruppo dove il frontman Damiano David ha un passato da cestista nell’Euro Roma. Giornate intense benedicendo lo sport che ci dava un motivo per credere che là fuori tutto sta andando bene. Balle. Non importa. Certo gli europei indoor di atletica ci hanno curato la grande depressione, peccato soltanto non sapere dove mandare un barattolo con le deiezioni del nostro cane a quelli della famosa e fumosa regia internazionale.

Quelli della regia tante volte accusati dal Di Bella, telecronista sugli specchi che forse avrebbe fatto meglio ad affidarsi un po’ di più a Stefano Tilli, disperato, come i tanti che non sono riusciti a vedere molto nella gara della Iapichino, poco di più in quella dove Tamberi battuto da Nadasakau che pescava la carta d’oro a 2.37, dopo aver sbagliato due salti a 2.35, meritava, con il suo rivale ogni primo piano, perché la loro gara, insieme al solito Mondo Duplantis, al magico Ingebritsen, ha nobilitato la prima vera festa atletica dopo 18 mesi e nella città di Copernico era di nuovo la terra a girare intorno al sole come ci piacerebbe accadesse ogni giorno, soprattutto adesso che ci dicono state fermi, forse in estate sarete tutti vaccinati.

Promesse di marinai che alle ditte farmaceutiche mandano minacce inascoltate. Succede da sempre direbbero quelli che hanno preso la Bastiglia, il tipo che ha detto cinicamente per ogni guerra o pandemia: quando per le strade scorre il sangue, o la gente muore per contagio, allora è il momento di investire. Sanno tutti chi si sta arricchendo anche adesso. Per la verità sappiamo quasi tutti chi sono quelli che nel calcio litigano, ad esempio, per i soldi delle televisioni. Non sono pochi quelli che hanno tolto le mascherine a politici, magari pure votati. Conta niente.

Allora se non ci prendono al giro d’oro gli islandesi, lasciandoci curare i dolori sul geyser Strokkur, allora andremo da quella danzatrice classica dell’opera di san Pietroburgo che ha ballato sopra il ghiaccio protestando per l’idea dei soliti noti di rovinare un’area protetta, casa dei cigni in amore e in gravidanza, per cementificare, rovinare, guadagnare. Un po’ come succede nei giornali italiani dove il benessere dell’editore sembra coincidere con la rovina dell’ente mutualistico dei giornalisti, vil razza dannata a quanto sembra, almeno la manovalanza, visto il silenzio di chi con gli editori ci parla e ci beve.

LA TORRE – Grazie atletica per averci ricordato che dai tormenti si può uscire. Basta credere, saper soffrire, avere intorno gente che non ti fa vivere di rendita ma ti obbliga a lavorarci sopra duramente. Viva Jacobs che ora corre forte, ma ha avuto tantissimi guai. Viva Tamberi che riesce ancora a sorridere e far divertire dopo tutto quello che ha passato. Viva Dal Molin, pure lui messo in sala operatoria un paio di volte, ma sempre pronto a battersi. Non per caso Jacobs e Dal Molin devono tanto al Camossi che sulla pedana del triplo, ai suoi tempi, ci faceva credere che cuore e cervello potessero vivere bene insieme.

Grazie atletica per aver capito cosa può aver mandato fuori giri un talento come Larissa Iapichino. Ricordiamocelo accompagnandola verso Tokyo. Chiedere alle sciatrici, con o senza fucile, che solo dopo l’incubo mondiale a casa si sono riprese e la Bassino ha vinto una coppa importante in Gigante. Domandare al folletto Fontana costretta ad emigrare per vivere, ma per fortuna tenuta nella squadra azzurra di short track. Sul bilancio di Torun interverranno amici e nemici di Mei, basta che non venga tirato in mezzo La Torre, l’ammiraglio che sa governare una barca spesso così fragile, forse la più danneggiata di tutte le barchette dello sport nazionale che ha perso almeno due generazioni e non sa davvero come rimediare visto che della cosa non vuole occuparsi nessuno.

In questa confusione ci ha tirato su il morale Lorenzo Sani, famiglia del giornalismo di qualità e non soltanto per il basket, che ha lavorato bene con Matteo Vicino per il film Lovers, storie belle e crudeli di amori giovanili, pluripremiato in vari festival da Fort Lauderdale a Lisbona, al Pulcinella di Napoli. Filone del basket che regge e ci fa spiare il mondo dei canestri senza la solita rabbia, rinunciando persino alla presentazione del girone europeo del Forum a cui eravamo stati invitati. Paura dell’anziano pronto per il Rincosur? Forse.

Certo avremmo potuto fare i complimenti a Sacchetti per aver scelto bene i suoi assistenti, pur onorando chi lo ha aiutato in queste bolle pandemiche di finta qualificazione, perchĂ© Bucchi è garanzia di rigore, Galbiati la vera gioventĂą, Fois il cervello che riportiamo a casa dagli Stati Uniti, per poco, si capisce, visto che tornerĂ  dove non si fermano mai e fingono persino di credere alle partite delle stelle capitanate da Lebron e Durant, ha vinto l’uomo dei Lakers, l’altro guardava, non sta benissimo. Notte lunga anche questa e dobbiamo confessare che neppure Fiorello il genio sarebbe riuscito a farcela digerire, senza offesa per chi si è divertito o   è riuscito a commentare come se fosse una finale NBA, dell’Olimpiade, insomma roba vera. Felici che l’Europa abbia avuto un riconoscimento con la vittoria di Domantas Sabonis su Vucevic nella prova sulle abilitĂ  tecniche.

SALVEZZA – Ehi, tu del geyser, ma del campionato italiano cosa dire? Non molto salvo confermare quello che urla persino il Sabatini che l’anno prossimo non darà la sua arena di Casalecchio al basket, speriamo non soltanto perché lo vede in bolletta: “stagione irregolare”. Eh sì. L’ultima giornata, poi, è sembrata davvero strana per il rianimarsi dell’assurda battaglia in coda per una salvezza. Dovevano abolire le retrocessioni, invece dobbiamo sorbirci lezioni da chi considera questo martirio necessario per tenere tutti in tensione, anche con le casse vuote, giocatori capricciosi, giovani da trattare male, senza rischiare nulla. Buffonate che non tollerano più neppure i circenses che sanno come proteggere i loro artisti, meglio se hanno la faccia di Ibrahimovic, il suo spirito di avventura, un genio da palcoscenico, uno che sa quello che dice che fa, perché soltanto uno come lui, assente dal campo per infortunio muscolare, poteva essere giustamente non punito dalla società dopo un viaggio in moto per emergenza Sanremo. Per chi ha il suo problema muscolare quella posizione non era certo l’ideale. Ma lui, come ha detto ad Amadeus, è Zlatan. Magari i campioni dello sport fossero tutti come lui, la Pellegrini, Tamberi, Gattuso, Pioli, i due Inzaghi, il Cosmi da trincea, persino come Conte.

Tornando al campionato diciamo che non siamo sopresi da una Milano che passa da 100 a 60 punti in poco tempo. Fatica, per fortuna premiata in eurolega, debito prevedibile a viaggi, partite, da scontare nell’infermeria anche se, come dicevamo a chi c’era nell’Armani prima di Messina, questa distribuzione delle responsabilità e del lavoro non ci sembra logica e a Trento si è visto benissimo.

Stesso discorso potrebbero fare a Sassari per giustificare i lividi sulla faccia andata a sbattere sulla difesa di una Varese che deve vivere nella sua trincea come predicava giustamente Caja, conoscendo le qualità della ciurma. Certo ci piacerebbe essere in via san Felice a Bologna per sentire cosa pensano quelli che volevano la testona di Sacchetti e brindavamo al rinnovamento con elettrino Dalmonte. Lui, l’allenatore subentrato, si è preso le responsabilità che competono al ruolo, ma la verità è che la minestra e quasi la stessa che mescolava Romeo. Più o meno la stessa cosa che succede dove hanno cambiato generale anche se Cantù sembra davvero diversa, ora che Trento ha fatto il primo grande colpo dopo otto sconfitte, con Molin che dopo aver chiesto scusa a Messina, ammettendo di aver sbagliato, restando nella polveriera del Real Madrid dopo che la società aveva dimissionato il suo mentore, ora dovrà scusarsi per aver infierito sul ventre molle della capolista.

Sperando di non chiudere come l’anno scorso, qualcuno a casa Gandini ci avrà pensato alla soluzione di riserva – tipo bolle NBA? – andiamo sul lago ghiacciato per le pagelle di giornata che vi offriamo rendendo omaggio a Loretta Lanzoni che ha lasciato la Lega dopo 40 anni, noi l’avremmo tenuta a vita, ma noi siamo noi e loro ci diranno che non siamo un cazzo. Prima dei voti vogliamo anche ricordare la scomparsa di Luciano Capicchioni: aveva stile, la classe che vorremmo in tutti i manager di sport. Aiutava i suoi amministrati, ma sempre aiutando anche le società a capirli e amministrarli meglio.

• 10 Al MIAN che avevamo già ricordato la settimana scorsa perché non ci ha smentito come altri suoi colleghi che preso il “premio” si sono ubriacati. Questo giocatore va rivisto e valutato, certo l’atmosfera di Cremona, Galbiati, un posto dove Poeta ha ritrovato la sua fantasia, sono stati importanti. Ora speriamo che non decida davvero di auto retrocedersi a casa sua come ha detto non tanto tempo fa.

• 9 A SHIELDS vera colonna portante del sistema ARMANI insieme ad Hines. Con lui Milano si è riavvicinata all’Europa, anche se il viaggio è ancora lungo. Lo premiamo lo stesso dopo il suo atto d’amore verso la Trento che lo aveva portato in Italia 4 anni fa.

• 8 Al RUSSELL di Treviso che ha mandato a letto felice, dopo una bella cena, il cuoco Menetti che ora graffia la zona play off e maledice chi non premia a dovere le belle società che, però, hanno bilanci poveri e purtroppo anche logici.

• 7 Al PERIC che Trieste ha ripreso con se quando ormai sembrava deciso a giocare in categorie minori. Nella rimonta di Trieste su Cantù è stato importante. Dalmasson se lo tenga, lo alleni duramente, ma lo tenga.

• 6 Al DOUGLAS che ha riportato il sole nella Varese depressa. La vittoria contro Sassari fa sapere che in molte si scorticheranno ancora nell’assurda lotta per non retrocedere nell’anno dove nessuno doveva pensare a questa punizione, tenendosi il meglio per programmare, rivedere progetti tecnici.

• 5 A GALLINARI, MELLI, MANNION se soltanto avranno un dubbio quando Sacchetti li chiamerà per tentare la durissima qualificazione olimpica a Belgrado.

• 4 Agli ALLENATORI che non daranno una mano per far crescere BASKETEVOLUTION messa in piedi dal comitato di coordinamento composto da CONSOLINI, DANNA, GEBBIA, MENOZZI e SANGUETTOLI. A Petrucci se non capirà che questa è gente che pensa davvero ai giovani del nostro basket. Gente di qualità.

• 3 A GORLATO e SIDOLI due ex grandi arbitri se non faranno sentire la loro voce al capo del settore perché la situazione sta degenerando davanti allo specchio del Var, ai sorrisini, al potere amministrato ad minchiam come diceva Giordani.

• 2 Alla FORTITUDO, società e giocatori, perché le porte prese in faccia sono davvero troppe. Certo non è una novità con certi giocatori tutto fumo.

• 1 Ad Antimo MARTINO che si è fatto tirare nella trappola da qualche giocatore a cui stanno bene le bugie, mai la verità e il lavoro.

• 0 A Lele MOLIN, così può presentare il voto basso come giustificazione al suo fratellone Messina che di certo lo perdonerà per aver tolto qualche piuma alla Wandissima del nostro basket. Lo zero resterà se dovesse cadere anche lui nella trappola dove si trovano oggi subentranti di grande qualità, ma con squadra scadenti come lo erano con i loro predecessori.

 

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