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Duribanchi / Se permettete, parliamo di donne

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Martedì 23 Febbraio 2021

 

luna rossa 


Non basterà parlare (soltanto) di riforme. È arrivato il tempo di farle realmente, dal profondo, dalle radici. Scontentando molti: in primis proprio coloro che di riforme amano parlare.

Andrea Bosco

In prima fila le tante vittime degli orchi che avevano accanto e ai quali, per un atto d'amore, avevano perdonato tutto. Troppe donne uccise, pene da rivedere, leggi da rivedere, sensibilità dei giudici da rivedere. Il massacro quotidiano continua. E non deve continuare. In un paese che si professa civile. Donne come Liliana Segre, fatta oggetto ancora una volta di insulti e minacce antisemite. Le fogne sono sterminate e le pantegane non dormono mai.


Donne come Giorgia Meloni lordata da insulti sessisti durante una trasmissione radiofonica da un professore universitario, uno storico. Ha espresso solidarietà alla Meloni anche il presidente della Repubblica, Mattarella. C'è da chiedersi se quel professore manterrà il suo posto di lavoro. E soprattutto quali e quanti danni abbia prodotto presso gli studenti il suo integralismo villano.


Donne come Larissa, figlia di Fiona che ha eguagliato a 18 anni il record della mamma, nel segno di una carriera sportiva che si annuncia sfolgorante. Donne come Federica Brignone, delusa per il suo fallimentare mondiale a Cortina. Amareggiata a tal punto da avere difficoltà a parlare davanti ad un microfono. Vanno tra i paletti come il vento, ma vivaddio sono umane. Donne come le ragazze della Reyer, fatte tornare da Schio sulla terra, pestate dal primo minuto nello scontro diretto, dopo troppi punteggi esagerati inflitti in Italia e in Europa. Donne come quelle del Pd, in rivolta contro la segreteria “maschilista” che non ha rispettato le “quote rosa”. La battaglia per i sottosegretari (sottosegretarie suona davvero male) potrebbe – a Draghi piacendo – sancire una tregua.


Donne, nell'accezione squisitamente femminile: come Luna Rossa, intesa come barca. Ammesso che il mostro che ha polverizzato gli avversari vincendo la Prada Cup conquistandosi il diritto di competere per l'edizione 2021 della Coppa America, possa essere considerata ancora una barca. Sfizio per super-ricchi la regata più prestigiosa del mondo. All'inizio in competizione erano le golette. Oggi questi natanti ideati in laboratorio sfrecciano sul mare ad oltre 90 km orari. E gli equipaggi indossano mute simili a quelle dei piloti di Formula Uno con tanto di casco: andare veloci è pericoloso. L'Italia ha partecipato due volte e due ha perso. La terza potrebbe essere quella buona: neozelandesi detentori, permettendo.

Femmina come la Juventus che ha visto scappare in classifica l'eterna rivale Inter: la chiamano Madama e si vede che è invecchiata. Tra qualche mese potrebbe consegnare la corona che da nove stagioni ininterrottamente detiene. A quel punto chi la “veste” dovrà trarre qualche conclusione. Magari ammettendo errori mai, nelle ultime stagioni ammessi.

Ogni settimana anche nello sport è tempo di cordoglio: piangiamo Mauro Bellugi colonna dell'Inter e della Nazionale, uomo coraggioso. E Gianni Corsolini dirigente di basket in quella Cantù che si impose nel mondo. Non abbiamo più lacrime. Femmina come la magistratura italica che il signor Palamara, reo confesso, sta svergognando. Una riforma non basterà: servirà un ripensamento dell'intero sistema. E a farlo non potranno essere i magistrati. Troppo coinvolti. Qualcuno oscenamente coinvolto. Femmina come la pandemia: il mondo è stato colpito, non solo l'Italia. Ma con 97.000 morti che hanno ingrossato le statistiche una riflessione andrebbe fatta.

Il Drago per ora non ha sputato fuoco. Ma inevitabilmente dovrà farlo. Scontentando molti, magari cambiando alcuni: quelli che sarebbe temerario definire i “migliori”. E dovrà usare il pugno di ferro con chi, dai tifosi incoscienti, agli sbevazzatori da pub se ne sbattono delle norme e si assembrano. Salvo poi piangere lacrime di coccodrillo se qualche famigliare viene piegato dal Covid. È un paese da riformare: solo severe, vere riforme salveranno l'Italia dalla catastrofe. Il paese ha una idea malata di se stesso. Il paese ritiene che tutto sia concesso. Anche elargire (altro stock, altro regalo) redditi di cittadinanza a (ricchi) mafiosi. E i famosi, annunciati “controlli preventivi”? Citofonare per una risposta a Luigi di Maio.

Tutto permesso: così deve aver pensato quella ASL di Caserta che si assentava dal lavoro, corrompeva e truffava, sottraendo le risorse (i soldi) destinate ai malati. Ogni giorno il bollettino di guerra si aggiorna al peggio. E francamente l'impegno di Mario Draghi appare titanico. Ma servirà credere che ce la possa fare. Servirà dargli tutto l'aiuto possibile. Servirà anche da parte dei media concentrarsi sulle cose importanti, non sulle scissioni di questo o quello, non sulle astensioni di quegli altri, non sui mal di pancia di questa o quella segreteria politica. La gente è stufa di “questa” politica. Che ha espresso il peggio di sé.

I media invece di inseguire le vicende editoriali e personali di questo o quel portavoce facciano un lavoro serio. Producano inchieste. Vadano a cercare il marcio là dove la cancrena esiste. Non aspettino i verbali della Polizia, dei Carabinieri o della Guardia di Finanza. È un paese libero: indaghino e denuncino. Se lo fa ottimamente il TG satirico di Canale 5, tutti, ne avessero la volontà potrebbero farlo. Potrebbero i media (qualcuno, pochi ancora troppo pochi, lo fa) informare i propri ascoltatori-lettori dei pericoli insiti nel “politicamente corretto”.

Consiglio la lettura de “La cultura del piagnisteo” di Robert Hughes edito da Adelphi. Il saggio è del 1993 e indaga la “cultura del politicamente corretto”. Non mi dilungo: ma visto che si fa in questi giorni un gran parlare di Rousseau, segnalo una riflessione di Hughes a proposito del celebrato “buon selvaggio”. Scrive Hughes: “Così i Taino di Puerto Rico diventano creature innocenti che vivono allo stato di natura in una società senza classi – come gli hippy del Vermont al tempo in cui Kirkpatrick Sale e io eravamo giovani – mentre in realtà amavano farsi portare in lettiga dagli schiavi”. Questo non giustifica il genocidio perpetrato dagli europei nel Nord, Centro e Sudamerica, ma rimette un poco a posto le cose. Conclusione? Leggere Hughes: se non altro per un diverso parere.


 

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