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Giornalismo / Daniele: gentleman, professionista, amico

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Mercoledì 17 Febbraio 2021
 
redaelli-1

Questo ricordo di Redaelli apre la serie dedicata ai giornalisti che il Coach ha incontrato nei suoi anni all’Olimpia. Ci è parso opportuno riproporlo per i nostri amici.

Dan Peterson

Daniele Redaelli della Gazzetta dello Sport è il primo soggetto di questa piccola rassegna di profili dei giornalisti che sono stati vicini alla nostra squadra durante i miei anni all’Olimpia, 1978-87.  Per l'esattezza, Daniele l’ho visto una sola volta come inviato per il basket, ma quell’incontro è stato importante per me.  Poi, per dirla come sta, non è che io abbia avuto un inizio idilliaco con la Gazzetta. Quando ho firmato per l’Olimpia, Marco Cassani, capo redazione basket della “rosea”, ha scritto un articolo con questo titolo: “Non vogliamo Peterson a Milano.” Ovvio, attraverso gli anni, il rapporto è cambiato da -100 a +100.

Arrivo a Daniele Redaelli. Quel primo anno, dopo una partita al Palalido che abbiamo vinto, ma non giocando bene, ero molto teso e molto arrabbiato. I giornalisti, in corridoio, mi facevano domande e io rispondevo come uno che meritava almeno un paio di schiaffi. Di colpo, uno che non conoscevo mi fece una domanda. Era Daniele Redaelli. Me la prendevo con lui … per nessun motivo, perché lui era stato corretto, educato e professionale. Io: “Lei, chi è?”. Lui: “Peterson, sono Redaelli, della Gazzetta dello Sport.” Io: “No, Enrico Campana viene per la Gazzetta.” Lui: “Peterson, hanno mandato Campana altrove. Oggi ci sono io.”

Dico: “Ma lei è un giornalista?”. Redaelli: “Sì.” Io: “Mi faccia vedere la tessera.” Daniele: “Non ce l’ho con me.” Io: “Bene, non rispondo alle sue domande!”. Lui non dice niente. La mattina dopo, in sede, leggo l’articolo della Gazzetta riguardante la nostra partita. La firma: Daniele Redaelli. Mi sono detto: “Bravo, Peterson! Hai fatto una gran figura di m***a.” Ho chiamato la Gazzetta. Mi hanno passato Redaelli. Dissi: “Le devo chiedere scusa per il mio comportamento di ieri.” Daniele: “Nessun problema. Alla prossima volta.”  È stato così gentile, così gentleman, così educato che mi sono sentito un criminale.  

Da lì, è nata una grande amicizia, con Daniele e con la Gazzetta.  Anzi, ogni volta che mi vedeva, mi faceva vedere la tessera! Come nella foto. Gli anni passavano. Nel 2015, a Como, hanno onorato la barca del padre di Laura, Mario Verga, Campione del Mondo della Motonautica, con il record del mondo stabilito a Miami nel 1952. Laura era ospite d’onore. All’evento c’era Daniele! Ovvio, mi ha mostrato la tessera, ormai un nostro sketch. Il nome dello scafo del record del mondo e del titolo Campione del Mondo: “Laura 1ª.” La casa Abbate, che aveva costruito la barca, ha regalato una mini-replica a Laura.  

L’articolo per la Gazzetta aveva la firma (in fondo) di Daniele Redaelli, grande esperto di motonautica. Quindi, il mio rapporto con la stampa a Milano non poteva cominciare peggio e non poteva finire meglio. Daniele Redaelli ha fatto da “reggilibri” sulle due estremità. Per questo parlo di lui prima di tutti. Mi ha segnato il tempo. Abbiamo perso Daniele il 31 dicembre 2017.  Il mio rapporto con la Gazzetta ha preso una svolta notevole in positivo, molte grazie a lui: signore, professionista, amico.

Articolo tratto da www.superbasket.it.
 

 

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