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I sentieri di Cimbricus / Un magnifico capriccio da miliardari

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Martedì 16 Febbraio 2021

 

azzurra 


Chi conosce la storia, afferma con sicurezza che non è cambiato nulla: la Coppa America è sempre stata terreno di innovazione, di ricerca, spesso assoluta. E di ambizione.

Giorgio Cimbrico

Quando Cino Ricci fece 80 anni lo chiamai al telefono e, tra le tante, disse una cosa importante e molto vera: “La Coppa America è sempre stata una frenetica aspirazione al nuovo, all’estremo. Era il regno dei ricchi sfondati, dei Rotschild, dei Lipton, dei Bic che investivano cifre pazzesche per creare barche enormi, incredibili. Oggi si spende più nello studio che nella costruzione di quei rospetti”.

Dopo che Cino ebbe la visione, finì per avere a che fare con i ricchi sfondati. “Riesco ad avere un appuntamento con l’Avvocato, non mi chiedere come ci sono riuscito, e gli espongo la faccenda. Sembra interessato. Allora abbandono la prudenza e gli dico che ci sarebbe un paio di problemi: lo yacht club a cui appoggiarsi e la caparra. Per lo yacht club suggerisco quello di Genova, per i soldi non mi pronuncio. L’Avvocato risolve in fretta, sull’altro fronte: veda, Ricci – mi dice – quelli di Genova sono dei gentiluomini ma è meglio non toccarli nelle palanche. Aspetti, faccio una telefonata: pronto, Karim, sono Gianni. Domani ti mando l’amico Ricci per definire un suo progetto”.

Non è noto se Cino, il giorno dopo, in Costa Smeralda, si trovò in mano, come il signor Bonaventura, un foglio con su scritto un miliardo, firmato dall’Aga Kahn, ma di certo ci sono due cose: iniziò l’avventura di Azzurra e la Coppa America si confermò un magnifico capriccio per miliardari, uno dei pochi aspetti in cui il presente è simile al passato o viceversa.

I Rotschild erano così ricchi da diventare proverbiali (“ma chi credi di essere? Rotschild?”) e formidabili collezionisti d’arte, sir Thomas Lipton, irlandese di radici scozzesi, era il re del tè, Marcel Bich, contratto in Bic, era l’inventore di un effimero di cui è difficile fare a meno: penna a sfera, rasoio e accendino usa e getta. Non ci sono stati solo loro ad affidarsi ai migliori progettisti e ai cantieri d’élite per dar l’assalto a quella brocca creata dalla Garrad Company di Albemarle Street, gioiellieri e argentieri della Real Casa. Ci provò senza fortuna anche Thomas Sopwith, pioniere dell’aviazione e progettista di uno dei caccia più famosi della Grande Guerra, il Camel.

Il tempo passa e in queste caso non c’è sabbia che scorre, ma ode del destino che si inseguono. Con un cognome del genere, Alan Bond poteva fare a meno di una vita avventurosa? Tra alti e bassi, acquisto degli Iris di van Gogh (ma al momento di saldare con Sotheby’s i soldi non c’erano), acquisizione di un canale tv per un miliardo di dollari, una bancarotta, un periodo in carcere per frode, una ripresa, il londinese (di nascita) fa in tempo a diventare l’eroe dell’Australia: capita nell’83 quando, dopo 132 anni di “cattività” newyorkese, la brocca viene conquistata da Australia II. Oggi è esposta nel Museo Navale di Sydney, accanto a memorabilia di Cook e di Flinders.

Nella parte più recente della galleria, altri padroni di immense fortune, di destini diversi, a volte drammatici, e le loro creature: Raul Gardini e Il Moro, Larry Ellison e Oracle, Ernesto Bertarelli e Alinghi (la Coppa in Svizzera, chi l’avrebbe mai detto?), Patrizio Bertelli e Luna Rossa, che da vent’anni tiene duro e comincia a sentire profumo di impresa. Tutti non hanno badato a spese, non tutti ce l’hanno fatta. E un vento di cambiamento, di sperimentazione è spirato sempre più sostenuto, sino all’arrivo in scena, dopo i catamarani, di queste barche (?) che guai se toccano l’acqua e che proprio per questo vanno a cento all’ora, spinte da vele che guai se si gonfiano.

Chi conosce bene la storia, afferma con sicurezza che non è cambiato nulla: la Coppa America è sempre stata terreno di innovazione, di ricerca, spesso assoluta. Non è cambiata neppure la molla dell’ambizione che spinge i ricchissimi a non badare a spese. Cos’è la Coppa America? Qualcuno, affidandosi a una sbrigativa, definizione, l’ha etichettata il Graal del mare. O forse è un Vello d’Oro, un’Arca, un gioiello più grande del Kullinan, un Leonardo che sbuca improvviso dalle tenebre. E se fosse solo Rosebud, la piccola slitta che finisce nel fuoco mentre Citizen Kane spira solo nella sua dimora silenziosa?

 

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