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Duribanchi / Nel paese dove latitano grandi dirigenti

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Lunedì 15 Febbraio 2021

 

draghi-feb21 


Non c’è nel governo Draghi dei 23 ministri, un dicastero per lo sport. Ma nel momento dei trionfi e delle medaglie, anche Draghi (come tutti i suoi predecessori) si complimenterà.

Andrea Bosco

Abbiamo un governo. Con gli uomini di Draghi nei ministeri economici. Ci siamo liberati di molti impresentabili: non di tutti. Di Maio confermato agli esteri è una scelta temeraria: per la geografia. Il resto è stato un buffetto all’orgoglio dei partiti squadernato con il manuale Cencelli. Il governo è una ammucchiata, ma questo voleva Mattarella. Quindi: tranne la Meloni, dentro tutti. La speranza è che Draghi porti fuori l’Italia dalle secche. Per ora i mercati hanno reagito bene.

 

Ma c’è qualche cosa di insopportabile nelle scelte di Draghi: la conferma alla Sanità di Speranza. Uno schiaffo sul volto degli italiani. Nessuno attribuisce a Speranza i 93.000 morti per Covid. Ma la gestione della pandemia, quella, gli va addebitata. A lui e ad Arcuri (resterà?). Oggi il problema sono i vaccini. E qui Speranza non ha colpe: le ha l’Europa. Le ha la pachidermica burocrazia continentale. Ma la gestione italica della pandemia, lo scaricabarile con le Regioni, quelle zone “rosse” attivate con immane ritardo ha fatto e continua a fare orrore. Nessuno potrà mai scordare i camion in uscita da Bergamo e da Brescia con le bare dei defunti.

I ritardi (oltre ai millanta sprechi, dai banchi a rotelle, alle mascherine-bidone targate Cina) con i quali Arcuri si è mosso. La presenza di Speranza (e di Arcuri?) alla sanità è un affronto. Si era detto che sarebbe stato il governo dei migliori. Speranza, il pupillo di D’Alema, è da considerare un “migliore”? La “speme” per dirla con il poeta è che Draghi non debba pentirsi per questa scelta. La pandemia continua ad impazzare. E nessuna “speranza” ha mai debellato un virus.

DELUSIONE – Poi: una cocente delusione. Non c’è nel governo Draghi dei 23 ministri, un dicastero per lo sport. Ma nel momento dei trionfi e delle medaglie, anche Draghi (come tutti i suoi predecessori) si complimenterà. Saranno complimenti pelosi. L’Italia è un paese che ha grandi campioni, ma nel quale latitano i grandi dirigenti. E nel quale un politico dotato di sensibilità nei confronti dello sport neppure se impugni la lanterna di Diogene riesci a scovarlo.

Ministero della transizione ecologica. L’ultima supercazzola data in pasto ai quattro gatti della nota Piattaforma per fargli ingoiare un quesito in forma bulgara. Che nella domanda aveva implicita anche la risposta. Parola d’ordine: imbonire. Come se fosse antani. Alla conte Mascetti di “Amici miei”. Ministero della transizione ecologica: con scappellamento a destra. La Piattaforma si chiama Rousseau: l’uomo che si inventò la formula del “buon selvaggio”. Li aveva visti solo in qualche disegno i “selvaggi”, ma ne scrisse con passione: l’uomo nasce buono e solo successivamente diventa cattivo.

Rousseau è considerato un gigante del pensiero. La sua idea era quella che il popolo fosse il solo legittimato a detenere il potere legislativo e a doverne rendere conto: a se stesso. Nato calvinista, poi cattolico, poi ancora calvinista e alla fine deista. Il “Caffè” di Massimo Gramellini mi ha fatto rammentare che ebbe cinque figli spediti all’orfanotrofio nonostante uno dei suoi testi più celebri pretendesse di spiegare agli altri come educare i loro. Insomma: un grillino ante. La supercazzola, comunque, tale è rimasta: Draghi ha detto no. L’incredibile Azzolina prima di svuotare l’armadietto ha concesso agli studenti asini di restare tali. Non si potrà più dire “insufficiente”. Già erano stati aboliti i voti. Ora anche i giudizi. Roba giudicata non “politicamente corretta”.

Poco altro da dire. Mai avrei pensato di vedere un Pd versione ascaro. Un Salvini in piroetta diventare “europeista”.

BUONE NOTIZIE – Ci siamo liberati del ministro Spadafora, che candidamente ha ammesso di essere diventato titolare di quel dicastero senza sapere una mazza di sport. No comment.

Disperso Giuseppi (ma acclamato al congedo da Palazzo Chigi come un Radames), torna a far parlare di sé Roccobello. Con la sua biografia. Non vi sto prendendo in giro. PM ha veramente pubblicato la biografia di Rocco Casalino. Che ha ottenuto ben più dei canonici “cinque minuti di celebrità” concessi a qualsiasi sconosciuto. Roccobello, che cavoli, ha fatto il GF. Questo signore era il portavoce (senza incarico) del premier. Era l’uomo che sussurrava ai giornalisti inverosimili notizie che puntualmente finivano in prima pagina. Specialità della ditta: la popolarità di Giuseppi. Sempre altissima e in ascesa.

Sciacalli provenienti da mezza Italia (e persino dalla Svizzera) hanno cambiato dopo il crollo del ponte Morandi, la residenza fiscale per usufruire dei vantaggi previsti dalla legge. Alcuni, pare, incassato il “toncio” si sarebbero già dileguati.

A Milano nel nuovo campus Bovisa, d’intesa con il Politecnico la tecnologia si sposerà con il verde dei parchi e lo sport. Ha spiegato Beppe Sala: è il nostro ambientalismo. Benissimo se gli ex gasometri diventano veicoli di innovazione, startup, benessere e sport. Ma per pietà, sindaco: tolga di mano il pennello delle ciclabili al suo Granelli.

Altra buona notizia. Dopo 100 giorni di chiusura i visitatori sono tornati tra le guglie e le navate del Duomo di Milano. Metà della facciata sud è stata ripulita. Ora serve che i turisti possano godere di questa meraviglia architettonica. Il Covid ha colpito anche le entrate del Duomo. Come dicono a Milano: “Sperem”.

Il Principe se n’è andato 10 anni fa. Milano non gli ha dedicato un impianto sportivo. Evito di commentare. Cesare Rubini ed Ottavio Missoni (bello il documentario di Sky): gente di Milano, arrivata da lontano. Uomini che Milano hanno onorato con il proprio lavoro. Non ho la penna poetica di Oscar Eleni che su Rubini ha scritto cose stupende. Dico solo che di uomini come Cesare Rubini ne ho conosciuti pochi. E che averne la stima è stato un privilegio.

 

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