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I sentieri di Cimbricus / Quando tutto era semplice e diretto

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Venerdì 12 Febbraio 2021

 

pallone sgonfio


Il calcio invece è così, meglio non esprimere giudizi: un mondo di notti e nebbie, di cortine fumogene, di segreti da quattro soldi. Al massimo si può sperare in un labiale.

Giorgio Cimbrico

“Ora gliene dico quattro: Matarrese, vai a fare in culo”. “Ma stai zitto, barbone”. Il dialogo imperituro, quando non esistevano i bip di una censura controriformista che avrebbe deliziato Adriano VI da Utrecht, avvenne in diretta tv (RAI) tra Luciano Gaucci, presidente del Perugia, e Vincenzo Matarrese, presidente del Bari e fratello del potente Antonio. Curiosamente, Gaucci era un omone ma aveva una vocina sottile.

Tutto, in quel tempo felice, era chiaro, semplice, comprensibile, diretto. Ora è diverso: quali saranno state le parole corse tra Antonio Conte e Andrea Agnelli. Si parla di un indice alzato dell’allenatore, di antiche ruggini, di rancori mai sopiti, che fatalmente pescano al tempo del dominio proconsolare di Moggi, ma i contenuti sono riservati, nascosti: ci sarebbe un labiale, in forza del quale Agnelli dice a Conte dove dovrebbe metterlo quel dito, ma il condizionale è d’obbligo.

Il calcio è così: meglio andare cauti, non esprimere giudizi, opinioni, giocarsi rapporti. È un mondo di notti e nebbie, di cortine fumogene, di segreti da quattro soldi. Limitiamoci ad aspetti innocenti: avete mai sentito alla vigilia un allenatore leggere la formazione? Sì, nel rugby, magari anche due giorni prima. Nel calcio sembra il piano segreto dell’Operazione Overlord. Perché fanno così? Pretattica, rispondono gli esperti dell’ambiente e che in quell’ambiente nuotano benissimo.

Che poi la Juventus sia la più punita per atteggiamenti poco riguardosi nei confronti degli arbitri, e che sia impelagata nella faccenda “universitaria” di Luis Suarez, è noto ma non è il caso d insisterci troppo. Chi tiene stretti nelle mani redini e timone ha sempre avuto dei privilegi. Piazzo un omissis sull’interminabile vicenda della “farmacia” bianconera.

Lo stile è l’uomo, diceva Buffon, non Gigi, bensì Georges Louis Leclerc (de Buffon), naturalista e scienziato del secolo dei Lumi. L’Avvocato non si sarebbe mai prestato a duelli rusticani, a confronti conditi da empietà. Al massimo, se sollecitato, avrebbe detto: “ma quel Conte che si agita tanto, una volta non lavorava per noi?”. Credo che di tanti memorabili che dell’Avvocato si tramandano e si conservano gelosamente, uno dei più belli sia una risposta a un cronista che gli domandava se non avesse rimpianti per Ravanelli appena ceduto: “Veda, io ho rimpianti per Combi, Rosetta, Calligaris”. Chissà se qualcuno colse che anche un potente come lui sentiva la sabbia che scorreva nella clessidra, che andava esaurendosi. E cosa c’era di meglio che tuffarsi nel ricordo di un pomeriggio, in cui, ragazzo, al fianco del Senatore, andava all’allenamento della squadra di football. La squadra di loro proprietà.

A Torino non è stato possibile contare sui microfoni appostati ovunque, quelli ad esempio che dall’altra parte del mondo, Melbourne, hanno registrato l’ennesima esibizione di Fabio Fognini, bersaglio Salvatore Caruso, sconfitto nel derby antipodale d’Italia: “Ne hai tirate quattro di culo e non mi hai chiesto scusa. Non posso dire che hai culo?”. Fognini è così, il Paperino del tennis, uno che si incazza, che non usa il bon ton. Non da gesti bianchi, darebbe qualcuno. Naif. Mai ipocrita o addomesticato agli obblighi del nostro tempo che corre tra correttezze obbligate e orrori quotidiani di ogni specie. Meglio dire “culo”, meglio lasciarsi sfuggire un moccolo che perdere il proprio regno e il cervello per una carica di giga.

 

 

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