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Lunedì 8 Febbraio 2021


lba-21


Assago: dunque Coppa Italia per sapere se Ettore Messina, il più anziano in battaglia, ha ritrovato l’Armani dopo le maledizioni che avevano chiuso il gennaio magico.

Oscar Eleni

Sul bulbo di poppa insieme ai leoni marini che si fanno dare un passaggio dalla nave australiana, emigrante per vocazione visto quello che ci tocca nel balletto dei politici che cedono con fermezza. Fuga necessaria adesso che Burian, il cattivo tempo del gelo, vorrebbe congelare anche chi crede ancora in San Valentino, quelli che ne sanno sempre una più dell’allenatore nelle mani di presidenti col gozzo societario infiammato, aspettando una vaccinazione che non arriverà mai se agli anziani si augura di tutto, meno che vivere con dignità.

Ascoltando John Malkovich nella parodia divertente di Red, uno e due, diciamo a chi ci vorrebbe sparare, invece di vaccinarci, vorremmo chiedervi se vecchio è così brutto quando Ibrahimovic, classe 1981, arriva a 501 un gol, quando il quarantatreenne Tom Brady porta i Bucanieri di Tampa al titolo nel football americano ridendo in faccia a chi lo considerava vecchio dopo sei titoli vinti e con questo settimo anello. Qui, cara gente, bisogna rifare qualche conto.

Sì, certo, il futuro è dei giovani, magari di Larissa Iapichino se la lasciano studiare per diventare una donna e un’atleta importante che vuole volare oltre i 7 metri nel lungo, del Barella che è la faccia vera dell’Inter pazza, ma solida, di sicuro, però, tutti sull’attenti per quel Ronaldo juventino che è un bel vedere più che un bell’invidiare per ricchezza viaggi oltre le zone consentite, per non parlare del Chiellini, aspettando altri veterani sulla nave con i leoni marini.

Anche il basket scopre che vecchio è bello, utile, dicono ai Lakers, tutti con Lebron James che intanto chiede ai mercanti del tempio NBA che senso ha una partita delle stelle senza pubblico, anche guardando con invidia il giovane Doncic, importante, pensano a Varese dove il generale Scola mette le unghie per aggrapparsi alla parete salvezza, vergognoso rodeo imposto al basket da chi non vede oltre il proprio naso, la stessa cosa che ripetono a Cremona anche se il partitone di Poeta non è bastato per vincere a Masnago dopo 2 supplementari. Certo la gioventù ha aiutato la nazionale di basket femminile a salire sul bulbo di prua del prossimo campionato europeo, ma la mano santa viene da Lino Lardo, classe 1959, ligure di Albenga.

Pur non vedendo l’ora di sintonizzarci sui canali della federbasket mondiale per un bel Rwanda-Mali, tremando all’idea che calcio e basket ci costringano a abbonamenti televisivi diversi da quelli che comunque mandiamo spesso al diavolo per le delusioni che danno all’ascolto, noi, come Obama, una pugnalata a quelli che anche in Italia gli preferivano il pel-di-carota miliardario, saremo fedelissimi della Coppa Italia che da giovedì ad Assago porterà, oltre al freddo, anche la prima festa con assegnazione di un trofeo vero. Sperando con non sia l’ultimo, così come speriamo che Loretta Lanzoni, vestale della Lega che sta per andare in pensione, non venga messa da parte dal Gandini che ha davvero bisogno di avere al fianco gente che ha vissuto gli anni in cui il palazzo di Roma ascoltava davvero quello di piazza Grande, dove non c’erano dubbi sul valore reale dei draghi di cui avevamo bisogno.

Assago, là fuori di mano nella Milano bauscia che appena tolta dalla zona rossa ha cercato di far sapere di preferire il virus all’isolamento con tutti i guai conseguenti. Un palazzone dove urleranno gli annunciatori, chissà perché, dove balleranno le luci, dove ben distanziati potrebbero anche sedersi i proprietari delle otto duellanti ammesse a questa giostra che non avrà il fascino di quella così ben raccontata da Cimbrico per la festa degli astisti, Duplantis e Laviellenie in testa, a Rouen, a casa di santa Giovanna, anche se per quelli dell’atletica la santa in questione era giustamente considerata la moglie di Primo Nebiolo che davvero non può essere paragonato a nessuno di quelli che conosciamo oggi, anche se stiamo con Malagò quando chiede che le vaccinazioni vadano prima di tutto agli italiani qualificati per i Giochi di Tokyo. Perché? Perché sì, avrebbe detto Iannacci, un altro che oggi ci manca davvero, come il signor G.

Dunque Coppa Italia per sapere se Ettore Messina, il più anziano in battaglia, ha ritrovato nel riposo di una giornata, dopo le maledizioni che avevano chiuso il gennaio magico, quell’Armani che dovrà pur chiedersi come ha fatto a prendere 100 punti dalla stessa Trieste che è stata infilzata da Brescia a casa sua. Uno squadrone con il mal di testa, tanto fumo nella presunta regia americana, caduto anche alla periferia di Lione senza poter dire di aver gustato la cucina nova dei seguaci del maestro Paul Bocuse.

Milano da battere, come sempre, e molti possono dire di esserci riusciti, da Sacchetti a De Raffaele. Certo non sarà l’Armani migliore vista l’infermeria ancora piena, considerando che il domatore Ettorre trova spesso qualcuno dei suoi artisti in volo vero isole che non ci sono nella terra fortificata di Messina. Per capirne l’umore la Reggio Emilia che è stata appena asfaltata da una Virtus tipo caffè forte che più la butti giù più si tira su. Certo non fai bella figura se in squadra devi anche sopportare il Sutton che forse è già nervoso pensando alla stoppata che si prese quando avrebbe potuto togliere a Milano lo scudetto quella bellissima Trento che oggi soffre moltissimo e ci dispiace per la società, per Brienza e anche per Molin.

Se Milano farà il suo lavoro la rivedremo nella semifinale di sabato contro la vincente di Venezia-Virtus Bologna, quella che, per molti, è già la finale del diavolo anticipata dal campionato irregolare e bizzoso. De Raffaele rubò la fiamma a Djordjevic anche l’anno scorso. Certo roba importante anche per capire il futuro, se ci sarà. Giovedì caldo dentro e freddo fuori, proprio come il venerdì che non sarà di magro se Brindisi troverà le debolezze di una Trieste che ama danzare fra polvere ed altare, se Pozzecco, con Sassari, avrà ancora voglia di vendetta nei confronti di Gelsomino Repesa che lo lasciò alla Braseria mentre la Fortitudo andava a prendersi lo scudetto contro Milano e Lino Lardo proprio al Forum.

Giorni per rompere fidanzamenti, piuttosto che festeggiarli. Peccato dover guardare tutto da dietro una mascherina, ma con la certezza che se ci cercheremo riusciremo anche a trovarci come dice il calendario geniale.

Pagelle oltre la prua.

• 10 Al TEODOSIC mago Merlino che contro Reggio Emilia ed il giovane Candi ha fatto una magia che merita il rinnovo a vita del contratto, fino ai 43 anni di Brady. Ma anche oltre, direbbe il Meneghin che chiuse bene a 44.

• 9 Ad Antimo MARTINO che cercando di ricucire lo strappo violento subito da una Virtus bella carica si è trovato fra i piedi l’ego di SUTTON, uno a cui capita spesso di esagerare. Magari i nostri allenatori avessero tutti questa personalità, con stranieri ed italiani, si capisce, magari non dovremmo iscrivere tanti altri al club Cellino divoratore di allenatori nel calcio.

• 8 A Stefano GENTILE che come altre volte in passato ci ha dato più risposte del suo fratellino talentuoso che ora vive in casa Estudiantes. Contro la Fortitudo ha ricamato e bussato.

• 7 A BULLERI che sa benissimo come ci siamo rimasti male quando Varese mandò via Artiglio Caja, ma che di sicuro si sta battendo come un leone per salvare una situazione resa infernale dal COVID. I suoi occhi, nella battaglia per battere in volata Brindisi e Cremona ci hanno detto tutto dell’uomo e della sua sensibilità, sull’allenatore sarà il tempo a giudicare.

• 6 Agli ALLENATORI razza dannata, ma non vile, per quello che devono sopportare da giocatorini qualunque, costretti a parlare a gente che non lo meriterebbe con linguaggio comprensibile nel loro idioma, qualunque esso sia. Lega e Federazione date dei premi alti a chi deve stare nell’arena con certa gente che se la sbatte in faccia e dà sempre la colpa agli altri.

• 5 A Francesca PAN, classe 1997, da Bassano, giocatrice Reyer e della Nazionale, perché nel giorno in cui esaltiamo i campioni avanti con l’età lei fa cose importanti per una Nazionale che si è guadagnata l’europeo giocando bene anche quando ha dovuto superare lo scoglio degli elogi esagerati nel dopo Danimarca, scoprendo che le romene non erano intenzionate a rendere felice questa Azzurra in cui crediamo quasi più che nella Fremebonda di Sacchetti anche se il preolimpico in Serbia è il peggio che potesse capitarci.

• 4 Ai GIOCATORI di TRENTO che non possono sentirsi assolti per il divorzio da Brienza per una vittoria europea. Tornati a casa sono ripiombati nell’orto delle zucche vuote.

• 3 A SUTTON e a tutti i giocatori presentati come santi dai loro agenti se pensano davvero che questo basket italiano sia una colonia dove fare i propri comodi, rispettando poco la fatica degli altri.

• 2 A VENEZIA, bellissima con la femminile, perfida con la maschile, se anche questa volta, dopo aver viaggiato sul bulbo di prua del campionato, farà la grande magia alle sue avversarie come l’anno scorso a Pesaro. Sarebbe crudele far rimangiare ancora a tutti le superficialità scritte per criticarla.

• 1 Alla TELEVISIONE in generale che ci obbliga a sentire strilli per canestri anche banali di camerieri stimati anche troppo, per le scelte che ti impone quando devi sederti a guardare: gli interisti tifosi Armani tutti a maledire la concomitanza Fiorentina-Villeurbanne. Gli appassionati del masochismo Rai domenicale che avevano un bell’Obama da far sentire ai tanti trumpiani pagati in Italia.

• 0 Al BURNS bresciano, americano d’Italia, che rientrando ha riportato luce sul lavoro di Buscaglia, se non chiederà giustizia a nome del suo nuovo allenatore, di una società che ancora soffre il divorzio da Esposito, la Bragaglia insiste a dire tardivo, di se stesso, spesso maltrattato da Brescia prima di Milano.

 

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