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Lunedì 8 Febbraio 2021


atl-generica

 

L’atletica affronta l’anno olimpico con un nuovo management, dal presidente al C.F., ma con il “vecchio” settore tecnico. Ma la priorità è il funzionamento della “macchina” organizzativa.

Luciano Barra

È passata una settimana dall’Assemblea della FIDAL. Ora dopo le fatiche elettorali le tossine si saranno smaltite ed a mente fredda e cuori ancora caldi il nuovo presidente e il suo Consiglio dovrebbero essere pronti alle prime mosse. Nel mio articolo della settimana scorsa sul post-Assemblea auspicavo e mi auguravo che i vari contendenti, in primis il nuovo presidente, trovassero la saggezza per adottare una “governance” equilibrata e bipartisan, alla Mario Draghi insomma. Purtroppo non ho l’autorevolezza del presidente Sergio Mattarella, ma nella modestia generale io ci ho provato a lanciare un messaggio di pacificazione.

A differenza del Paese, l’atletica italiana, come alte discipline sportive, si trova in buona salute. Ha ereditato una positiva stagione nel 2020, nonostante le limitazioni pandemiche, e dai primi riscontri stagionali pare che questo trend positivo continui con risultati scoppiettanti.

La sua (dell’atletica) fortuna è di aver ereditato dagli ultimi anni una direzione tecnica illuminata ed autorevole in Antonio La Torre (tecnico che si può appuntare una doppia medaglia d’oro olimpica e mondiale grazie ad un atleta – Ivano Brugnetti – da lui allenato), una stima ed un supporto da parte del CONI (non va dimenticato che ha fatto parte per un quadriennio nell’organismo consultivo tecnico della Preparazione Olimpica) e di un positivo endorsement prima delle elezioni da parte dei tre candidati alla Presidenza.

Ciò ha permesso al presidente uscente, ed al vecchio Consiglio Federale, di trovarsi “ingessata” a priori la struttura tecnica in vista dei Giochi Olimpici di luglio ed evitare che la stessa potesse essere oggetto di appetiti politici e, quindi, di conseguenti terremoti post elettorali. Anzi chi è stato eletto, Stefano Mei, ha lanciato nel dopo elezioni in una intervista a Franco Fava il grido “Più fondi a tecnici ed atleti”, diversificandosi da chi, populisticamente, prima e durante l’Assemblea aveva annunciato tendenze ben diverse.

Ora la FIDAL, avendo ferma e salda la sua posizione tecnico-agonistica, può con tranquillità pensare a cosa fare per riportare l’atletica al ruolo di leader nel mondo sportivo nazionale, cosa auspicata nella maggioranza degli interventi assembleari. Personalmente considero questo obbiettivo – insieme a quello dei risultati tecnici di vertice – primario rispetto a tutti gli altri. O meglio lo considero essenziale e determinante per raggiungere gli altri obbiettivi (soprattutto quelli rivolti al territorio, alle società, alla promozione giovanile ed alla formazione di futuri quadri dirigenziali e tecnici).

Ecco perché l’affrontare seriamente la comunicazione ed il marketing diventa un problema prioritario. L’atletica, come noto, è scomparsa dal punto di vista della comunicazione e del marketing negli ultimi anni. Si tratta di due attività fra loro strettamente collegate. L’atletica è uscita dai giornali e conta poco in televisione. Parliamo di due mondi che sono in grandi difficoltà, particolarmente l’editoria, e che hanno bisogno di stimoli continui. A differenza di moltissime altre federazioni (in primis Calcio, Pallavolo e Sport Invernali) non utilizza le proprie risorse, e quelle dei propri partner, per guadagnare spazi, ore televisive ed altro. Sono spazi essenziali per promuovere l’atletica a livello nazionale e sul territorio, per supportare il lavoro di atleti, tecnici e società. D’altronde perché un atleta, un tecnico, una società, e tutti coloro che da volontari offrono il loro impegno, dovrebbero sacrificarsi se poi il loro sport non ha una visibilità gratificante? E questo vale anche per le attività sociali e del tempo libero.

Ma attenzione: la comunicazione e il marketing non sono attività da apprendisti, sono attività da professionisti. In particolare la Comunicazione, quella con la C maiuscola, è da anni materia di insegnamento universitario con tanto di corsi di laurea. Senza voler arrivare agli eccessi di Rocco Casalino, ci siamo spiegati? E anche il marketing è una scienza. In anni recenti la FIDAL ha firmato dei (piccoli) contratti guardando solo alle eventuali entrate economiche e non agli investimenti necessari a soddisfare il partner ed a promuoverne altri. D’altronde nel primo quadriennio di Giomi il responsabile del Marketing era Salvino Tortu, l’ottimo padre ed allenatore di Filippo.

Ovviamente, per raggiungere questi obbiettivi, sarà necessario trovare un equilibrio all’interno della Federazione. D’altronde il presidente eletto ha detto nel post elezioni: “Ci sono fratture da sanare”. L’Assemblea ha prodotto un Consiglio Federale con una maggioranza non della stessa cordata del presidente e quindi andranno fatti degli sforzi, nei fatti, per garantire equilibrio e facilità di navigazione. Non solo, ma credo che sarà necessario che intorno al Consiglio Federali vengano nominati, senza logiche elettorali, dirigenti con responsabilità complementari come Centro Studi, FIDAL Servizi, Impiantistica, Master, Corse su Strada, ecc. Devono essere competenze importanti che integrino le conoscenze dei singoli Consiglieri Federali (ne conosco, e superficialmente, solo due o tre).

Infine molto importante sarà la gestione della struttura centrale federale. Ho già avuto modo di osservare che la struttura della FIDAL (parliamo di 120 individui, non “maestranze” come ho sentito etichettarli) ha un disegno fortemente orizzontale, del tutto atipico visto il numero di dipendenti. Sono loro quel motore operativo che dovrà realizzare i progetti del Consiglio Federale. E qui ho la sensazione che si stia imboccando la strada sbagliata. Nel mio articolo post-Assemblea mi ero permesso di suggerire una soluzione che aiutasse a sanare le eventuali fratture e per questo avevo indicato il nome di Fabio Sturani che faceva parte della cordata di Fabbricini. Si sarebbe trattato di una persona di grande esperienza manageriale avendo ricoperto molti incarichi importanti: sindaco di Ancona, Presidente Regionale del CONI delle Marche e Membro della G.N. del CONI.

Invece, pare, che Stefano Mei stia propendendo verso una soluzione interna che personalmente giudico errata. Sento infatti parlare di Alessandro Londi che attualmente è il Segretario dell’Associazione Nazionale Atleti Azzurri ed Olimpici d’Italia, Associazione di cui Mei è stato presidente nell’ultimo quadriennio (succedendo nell’incarico a Gianfranco Baraldi e, prima ancora, a Fiorenzo Magni). Lo stesso Londi ha accompagnato Mei nella sua campagna elettorale. Onestamente quest’ultima funzione non mi pare possa giustificare un salto più che triplo.

Devo sempre richiamare alla memoria quanto mi accadde nel 1981 quando condussi in porto la campagna elettorale per Nebiolo alla presidenza della IAAF. Nebiolo che non si fidava, sbagliando, degli anglosassoni: mi voleva alla Segreteria Generale della IAAF da trasferire a Roma. Io lo convinsi che era inopportuno, politicamente e funzionalmente, e mi proposi solo come suo assistente (onorario) lasciando la Segreteria a Londra e l’allora segretario (John Holt) nella sua carica. Lo stesso dovrebbe fare Mei con Londi. Il suo dovrebbe essere un incarico “politico” a fianco del presidente (assistente personale) e non a capo di una struttura così complessa e vasta.

Poi per curiosità sono andato (come tutti dovrebbero fare prima di nominare qualcuno) a vedere i trascorsi dello stesso Londi. Ed ho potuto scoprire che dalle sue precedenze esperienze (Federcalcio, ufficio postale e spedizioni; Pesca Sportiva, ufficio amministrazione; quindi nella predetta struttura del CONI) era uscito alquanto malconcio, e mi limito a questo. Mi fa pensare poi quanto si apprende dallo stesso CONI: “Non diciamo che Londi sarà un buon segretario generale, ma non è possibile che si dica di no a Mei.” Come a dire: non contano più le competenze o le esperienze maturate, ma più di tutto deve prevalere la politica sportiva.

Il CONI ha rinunciato da molti anni – da quando ha creato un solco giuridico con le Federazioni –, a garantire la presenza di segretari generali di peso. Dimenticando che il successo di una Federazione parte dall’esistenza di tre importanti baluardi: Presidente, Segretario Generale e Direttore Tecnico. Fatemi aggiungere che la Federatletica è una Federazione complessa e, soprattutto, molto tecnica. Ricordo che quando, agli inizi degli anni Ottanta, la federazione britannica nominò un Segretario Generale proveniente (credo) da Cricket: alle riunioni si capiva subito dai suoi interventi, non solo dalla terminologia usata, che sapeva poco di atletica.

A causa di ciò era diventato uno zimbello all’interno della squadra britannica ed anche di noi colleghi. Un giorno, eravamo ad Atene durante i Campionati Europei del 1982, un loro atleta aveva ottenuto un buon risultato nelle qualificazioni del martello. Lui rientrò in albergo molto orgoglioso ed uno di noi gli chiese davanti a tutto il resto della squadra: “Il vento era regolare?” e lui rispose seriamente: “Si, non era superiore ai due metri al secondo”. Non so se fu per questo, ma la settimana successiva fu rimosso dall’incarico.

Tornando al nostro caso quello che non capisco, dopo aver letto le risposte date da Mei ad Andrea Buongiovanni, dove confermava che per le posizioni apicali ed “anche per il Segretario Generale”, curricula ed incontri personali sarebbero presto avvenuti. Mi pareva dalle sue parole che trasparenza e meritocrazia fossero alcuni dei principi fondamentali della sua gestione. Non mi pare che quanto sta avvenendo risponda a questi criteri.

Aggiungo un ricordo personale di oltre cinquanta anni fa, quando – dopo essere stato eletto nel Consiglio Federale – mi fu proposto di diventare Segretario Generale al posto di Ottaviano Massimi prossimo alla pensione. Non credo che Nebiolo fosse stato ancora eletto presidente. Comunque la notizia apparse su giornali prima che la nomina fosse formalizzata. Pochi giorni dopo ricevetti una telefonata da Donato Martucci, colui che teneva “ambo le chiavi del cor di Federigo” (Onesti), che mi chiese di andarlo a trovare. Il pomeriggio successivo andai e, lui avendo scoperto che avevo origini napoletane mi accolse con simpatia, mi fece tante domande sulle mie radici, le mie esperienze, ecc.

Parlammo per oltre mezzora poi notai che premette due volte un pulsantino che era vicino al suo telefono. Pensavo che servisse a chiamare un commesso. Invece dopo cinque minuti arrivò nientemeno che Giulio Onesti. Anche lui per una mezzoretta mi fece chiacchierare per poi uscire con Martucci nel corridoio e lasciarmi nella stanza solo. Fu allora che mi accorsi che Martucci aveva sul tavolo una cartellina con sopra scritto il mio nome. Poi Onesti e Martucci rientrarono ed Onesti nel salutarmi mi apostrofò con il nome, che poi usò nei miei confronti per gli anni successivi, e che fu come una benedizione: “Guglione, mi raccomando fai bene”. Poi anche Mario Saini mi “annusò” alla stessa maniera raccontandomi di quando nel 1934 aveva organizzato i primi Campionati Europei di atletica a Torino.

Voi direte, mi pare di sentirvi, ma questo accadeva cinquanta anni fa! Sì, certo, ma dopo allora si utilizzarono Commissioni ad hoc (per conto del CONI partecipai ad almeno tre, di sicuro ad una per la scelta del segretario generale del Canottaggio). Poi in tempi più recenti le procedure si sono fatte sempre più sofisticate, fino ad arrivare ai tempi nostri ad agenzie specializzate, “head hunter”, per posizioni di questo livello. Ora mi sembra che siamo tornati indietro di oltre mezzo secolo.

Evviva allora la meritocrazia e la trasparenza! In atletica una partenza falsa porta all’automatica squalifica. E come diceva un famoso refrain pubblicitario: “solo un certo prodotto si compera a scatola chiusa”.

 

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