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Osservatorio / Equilibrio, saggezza ed umilta'

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Lunedì 1° Febbraio 2021


fidal-2021 2

 

I risultati non si commentano: come si dice in politica, le volontĂ  degli elettori vanno rispettate. Il vincitore si prende tutti i meriti e agli sconfitti rimangono solo i rimpianti.

Luciano Barra

Ho assistito, per fortuna, in streaming all’Assemblea della FIDAL. Dico per fortuna perché da come erano tutti incappottati un bel raffreddore, con influenza allegata, sarebbe stato facile prenderseli. Ma ero curioso perché in genere da un’Assemblea si misura – al di à dei risultati elettorali – lo stato dell’organizzazione. Purtroppo ho avuto due sensazioni negative: una, sulla praticabilità di un’Assemblea di primo grado. Non tanto per gli aspetti organizzativi, anzi lì la FIDAL si è dimostrata più che valida. Ma per la ingestibilità di un’Assemblea con più di 600 partecipanti. La situazione deve essere stata molto strana con i delegati distanziati causa le norme Covid e divisi in due sale.

Ma l’aspetto più negativo l’ho rilevato sugli interventi (29) dei vari delegati. La maggioranza dei quali avevano solo un obbiettivo: farsi conoscere essendosi candidati ad una delle elezioni. Pochi contenuti con alcuni interventi, purtroppo di qualche peso massimo, patetici o indecenti. Sintomatico il fatto che solo 2 o 3 di quelli che hanno preso la parola poi sono stati eletti.

Mentre ascoltavo ho chiuso più volte gli occhi e mi sono tornati alla memoria interventi, nelle varie Assemblee a cui ho assistito e partecipato, di dirigenti come il generale Danilo Montanari, Romano Pellegrini, Romolo Giani, Edo Benedetti, Danilo Pacchini, Dante Merlo, Renato Tammaro, Ignazio Lojacono, Carlo Venini e molti altri ancora. Tutti purtroppo scomparsi e con pieno diritto di rivoltarsi nelle rispettive tombe. Il peggio è che non so proprio se quelli che hanno partecipato all’Assemblea della Fiera di Roma sanno chi sono stati.

ELEZIONI – In genere i risultati non si commentano; come si dice in politica (!!?), le volontà degli elettori vanno rispettate. Il vincitore si prende tutti i giusti meriti e agli sconfitti rimangono solo i rimpianti e le ferite da leccarsi. Mi fa piacere dover constatare che le mie opinioni sui tre candidati le avevo messe per iscritto alcuni mesi fa. Nel bene e nel male si sono confermate: vi invito a rileggerle su questo giornale. In maniera provocatoria avevo suggerito una convergenza su un candidato superpartes ed autorevole come Gianni Gola.

Ora il “Presidente Eletto”, come si dice in America, si trova di fronte alla strada da scegliere. Tra l’altro si trova davanti un ostacolo importante da superare: dimostrare che un atleta che è stato un grande possa anche essere un ottimo presidente. Nel passato ci sono stati ottimi esempi (Paolo Barelli, Mauro Checcoli, Giuseppe Abbagnale), altri di livello medio (Oreste Perri) ed infine alcuni negativi (Franco Arese e Dino Meneghin).

Stefano Mei ha dimostrato, cosa come aveva fatto nella sua carriera agonistica, di sapere usare la giusta tecnica: pazienza, allenamento continuato, capacità di saper seguire coperto gli avversari e riuscire a sprintare nel finale. Forse la sua vittoria è stata più facile, in considerazione dello sviluppo della corsa a tre, della sfida che verrà per gestire una Federazione così importante.

Innanzitutto dovrà capire quale ruolo interpretare. Quello distaccato ed assente di Arese? O quello passionale e sempre presente di Alfio Giomi? Ovviamente la via di mezzo dovrebbe essere la soluzione più giusta. Ma per percorrerla, visti anche i difficili equilibri di un Consiglio dove non dispone di una maggioranza, sono necessarie saggezza ed umiltà. E soprattutto dovrà dimenticare pericolose amicizie del passato. E presto è un ostacolo che gli si porrà di fronte.

PRIMI PASSI – I primi passi (la scelta dei vice-Presidenti e del Segretario Generale) dimostreranno quale è la sua strategia. Da ex SG (dopo di me credo ne siano passati altri 13) sostengo la necessità di scegliere, in maniera trasparente come il suo programma ha già anticipato, un vero manager che abbia l’esperienza per gestire un esercito di 120 dipendenti, in un’organizzazione troppo orizzontale. Non facile, da far tremare i polsi. Durante l’Assemblea un delegato le ha definite “maestranze”!

Personalmente, proprio per come sono andate le elezioni e in base alle sue prime dichiarazioni, gli consiglierei di dimenticare le diverse promesse fatte prima per racimolare i voti necessari. Senza tradire nessuno, potrà facilmente giustificare l’impossibilità di mantenerle. Invece cercherei dalle varie componenti la possibilità di aggregare i migliori: da Fabbricini al suo candidato alla segreteria generale, Sturari, fino allo stesso Parrinello, persino all’escluso Saverio Gellini.

Dall’Assemblea è emersa una sola univoca richiesta: quella di riportare la FIDAL e l’atletica ad essere leader di idee, proposte e di risultati in campo nazionale. Per fare ciò servono unità di intenti, l’utilizzo delle migliori teste disponibili e tanta umiltà.

GIOMI – Mi fa piacere chiudere sottolineando la maniera dignitosa con cui Alfio Giomi ha lasciato dopo otto anni la presidenza. Mi ha fatto piacer leggere stamattina sul Giornale come questo gli venga riconosciuto. Solamente gli ultimi due anni hanno maturato i risultati del suo instancabile lavoro. Ma può essere orgoglioso di aver dimostrato di non essere legato alla poltrona, di aver riportato l’atletica a livelli accettabili. Inoltre per quanto riguarda i Campionati Europei del 2024 è riuscito, pur in una situazione politica turbolenta, a portare a casa quasi tutti gli impegni – non solo quelli economici – annunciati in fase di candidatura. Nell’Italia di oggi non era facile.


 

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