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Duribanchi / Nuovi attori, medesimo circo

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Martedì 26 Gennaio 2021


banchi a rotelle

 

“Siamo con le pezze al culo, senza una visione del futuro, senza un progetto, travolti dall’avidità della politica, mentre l’assalto alla diligenza continua anche sull'orlo del precipizio”.

Andrea Bosco

Nel giorno dell'anniversario della morte di Bettino Craxi, l'uomo che il leader socialista, mandava a “prendere i caffè” ha votato la fiducia al governo di Conte Giuseppe. Non so cosa, nell'aldilà, Craxi abbia detto. Ma immagino le parole di Gianni de Michelis: “El xe sempre sta un mona”. Il 19 gennaio anno di grazia 2021, nel Senato della Repubblica è andata in scena una delle pochades più hard della storia del paese. E non tanto per i cambi di casacca dopo estenuante notturna trattativa da parte del sensale che si ritiene indispensabile: i “cammelli” erano in vendita.

Niente di nuovo: oggi si chiamano Maria Perfortuna-che-papi-c'è , così come in passato si erano chiamati Fattilicazzitua Antonio. Nuovi attori, medesimo circo. Persino quelli che intimavano di “tornare a bordo, cazzo!!” rapidi ad infilarsi in una (confortevole) scialuppa. Nessuno scandalo: dall'Unità d'Italia in poi le “gabbane” vengono sistematicamente rivoltate. L'Impolverata arci-italiana fascio-comunista, folgorata sulla via di Volturara Appula non ha cambiato maglietta, assicurano, per amore di un (ex) Giglio, ma per l'ambiziosa idea (respinta) di essere candidata a governare l'Urbe.

Il vero scandalo sta nel fatto che qualcuno abbia avuto l'impudenza di far diventare senatore il pentastellato auto-candidatosi a ministro dell'Agricoltura. Cacciato dal Movimento un anno fa perché in “ritardo con le restituzioni” il penta è poi “rientrato”. È lui che al Senato ha inaugurato il Var. Arrivato alle 23,00 per votare (“perché me l'aveva chiesto la mamma”) a tempo scaduto, riammesso per una trentina di secondi, quando il presidente Casellati aveva già decretato la chiusura delle votazioni. A un cronista di Repubblica che il giorno dopo lo ha contattato al telefono per chiedergli della tardiva “illuminazione” ha risposto: “Mi scusi, ora non posso: sto soccorrendo un colombo”.

NO VAX, NO MASK – Sul Covid aveva spiegato: “Non vedo Burioni, Lopalco e Gates in coda allo Spallanzani”. E alla Zanzara: “Non mi vaccinerò. Sono per la libera scelta. Sono vegano. Ho consigliato anche Conte di diventarlo”. L'uomo ritiene che la mascherina vada indossata solo “se si reputa di essere ammalati”. Nella sua regione, la Puglia, si incatenò ad un ulivo (malato) tentando di impedire venisse abbattuto, indicando il suo terreno come “residenza parlamentare”. Perché per il penta (Ciampo per gli amici) gli ulivi infettati dalla xylella possono essere curati con onde elettromagnetiche. Ma se non avete fatto il corso di Radio Elettra, in alternativa “anche il sapone” va bene. Quanto al Covid, la ricetta per combatterlo – sempre secondo Ciampo – è una sola: pakistano di prima qualità. L'uomo di Cisternino, ovviamente, è per la legalizzazione.

Ora il sensale è lì sull'orlo del precipizio: nonostante il vassoio colmo di copechi. Ma attenzione: senza Giuseppi – spiegano – non c'è domani. Quindi l'inamidato premier andrà oggi al Colle, rassegnerà le dimissioni, chiedendo di ottenere un Giuseppi ter. Con il medesimo governo di prima, Renzi – forse – compreso. Dice che nessuno vuole votare: neppure quelli che le elezioni le invocano ogni quarto d'ora. Se è un bluff, andiamo a vederlo. L'ha spiegato sul Corriere Federico Fubini sul vero perché della crisi: Conte non vuole mollare la gestione personale del recovery fund. Il malloppo lo vuole amministrare in prima persona. Finora all'Europa non ha spiegato come impiegherà quei 209 miliardi. Né ha spiegato come pensa di far scendere il debito pubblico nei prossimi anni. All'Europa sta roba non sta bene. Siamo con le pezze al culo, senza una visione del futuro, senza un progetto, travolti dalle parole e dalle avidità della politica. Ma spiega Fubini “l'assalto alla diligenza di quei 32 miliardi di denaro pubblico da spendere, continua anche con il governo sull'orlo del precipizio”.

Oggi, tutti, a cominciare dagli studenti hanno capito chi sia Azzolina, improbabile ministra alla quale dovremo per sempre lo scherno dei banchi a rotelle. Troppo tardi.

SPADAFORA – Il ministro per le politiche giovanili e lo sport Vincenzo Spadafora ha firmato un decreto (altro in Parlamento non passa) per i “progetti per le iniziative culturali e celebrative del centenario della fondazione del partito comunista italiano”. Tradotto: 200.000 euro per il 21 e altrettanti per il 2022. Il PCI non c'è più: a parte la sparuta truppa guidata da Rizzo. A Livorno, al teatro Goldoni nel 1921 quando si consumò la scissione, tre erano le componenti. L'ala sinistra: i trinariciuti guidati da Bordiga che pendevano dalle labbra dell'URSS. I comunisti unitari di Serrati ripetutamente minacciato di espulsione (e non solo di quella) che stavano al centro. E i socialisti di Turati che stavano sui palchi alla destra, che non ne volevano sapere del “mito di Lenin”. Bollati per sempre come un “dio minore”. Già allora si chiamavano “riformisti”.

Il comunismo è la divinità che ha fallito. In qualsiasi salsa sia stato propinato. Ovunque la “dittatura del proletariato” ha prodotto morti (a milioni), disuguaglianza sociale, tirannia.

E pensiero unico: anche in Italia. Stante il clima da festa della Madonna Pellegrina, nella sua rubrica “Particelle Elementari” Pierluigi Battista ha proposto una Controbibliografia sul centenario del PCI in una cinquantina di titoli. Suggerisco solo quelli che ho letto. “Arcipelago Gulag” di Solgenitsin, “Le origini del totalitarismo” della Harendt, tutto Orwell, tutto Turati, “Il dottor Zivago” di Pasternak, “Intervista politico- filosofica” di Lucio Colletti, “Storia delle democrazie popolari” di Francois Fejto, “Atlante ideologico” di Alberto Ronchey. Due di loro (Colletti e Ronchey) li ho intervistati. Una, la Harendt, mi sarebbe piaciuto farlo.

Il signor ministro Spadafora, ha deciso che la nascita del PCI in Italia è paragonabile alla ricorrenza del Centocinquantenario dell'Unità. Intanto si sono confermate governative le Poste Italiane. Che celebreranno falce e martello con un francobollo. Nel 2019 cadeva il centenario della fondazione del Partito Popolare nato per volontà di Don Sturzo. Su quella ricorrenza Poste Italiane preferì glissare. Forse perché già nel 1946 Luigi Sturzo scriveva di “moralizzare la vita pubblica”, parlando di tre “bestie”: la partitocrazia, lo statalismo, l'abuso di denaro pubblico.

BESTIARIO – In attesa del giorno e del governo che verrà, il bestiario del paese si aggiorna ogni minuto. Influenzata da un giochino ebete divulgato dalla cinese Tik Tok, una bimba di dieci anni è morta per strangolamento. Calci in culo a Tik Tok, penserete, e fuori dai maroni. Sbagliato: il garante (di non so più quale accidente di garanzia) ha mandato una informativa. E Tik Tok ha promesso che aggiornerà la propria sicurezza.

Piccolo Teatro di Milano: si ricordano i martiri della Shoah. Spiega il sindaco Beppe Sala che Anna Frank oggi viene “naturale accostarla a Greta, come simbolo della presenza femminile in giovane età: viene naturale pensare a Greta ma è anche giusto pensarlo perché sono due storie di enorme coraggio”. A me l'ambientalista Greta che all'Onu aveva arronzato i potenti della terra “come avete osato rubare il mio futuro?” era piaciuta. Ma il paragone di Sala (che poi si è in parte scusato) è stato una bestialità. Greta non ha sofferto quello che Anna (nascosta in una soffitta di Amsterdam, mentre l'orrore nazista faceva scempio di coscienze e di uomini e donne) soffrì.  

Cinque anni fa Giulio Regeni: la magistratura italiana ha messo sotto processo quattro funzionari dei servizi speciali egiziani. Che sono e resteranno in Egitto: impuniti. L'Italia protesta ma è pura ipocrisia. L'ambasciata (si chiama ragion di stato) resta aperta. E l'Italia (mentre il dolore della famiglia di Giulio non trova lenimento) vende all'Egitto navi ed elicotteri. E continuerà a farlo.

Su 7 Carlo Sini ha scritto un meraviglioso articolo sul tema dell'invidia. Citando il vasaio di Esiodo e chiedendosi: un invidioso potrà essere mai felice? Secondo Aristotele c'è una invidia che ispira a gareggiare con il vicino, migliorandosi. E una invidia che vuole annientare l'avversario. Secondo Aristotele (sono tornato a leggermi la sua “Retorica” ripescando un libro che avevo in dotazione al liceo) “soffriamo solo per la fortuna toccata a chi è simile a noi”. L'invidia tra estranei non esisterebbe. Aristotele: totalmente da aggiornare.

CINEMA E DONNE – Visto che non ci resta ormai che piangere, vi porto al cinema. Viaggiatori (dello schermo) si cambia: il mondo è finalmente donna. Avete presente Zorro? Basta baffetti e fascino macho: la NBC ne sfornerà una versione con protagonista la nipote di Don Diego de La Vega. Lei è Sofia Vergara, bellezza latina che decisamente non passa inosservata. Va beh: già sapete che James 007 Bond andrà in pensione. E il “russo” Craig verrà rimpiazzato dalla 32enne britannica Lashana Lynch. Spero abbiano almeno la decenza di non farle chiedere al bar di un Sette Stelle, un Martini “agitato, non mescolato”. Sherlock Holmes? Femmina anche lui: il casting è aperto. Ma si sa già chi interpreterà la versione femminile del Dottor Watson: si chiama Lucy Liu e se siete fans di Tarantino sapete di chi sto parlando. E' la bellissima orientale che Betrix Kiddo (per gli amici La Sposa, per gli intimi Black Mamba) fa a fette a colpi di katana alla fine di “Kill Bill”.

Tenetevi forte: in una serie social Amleto viene interpretato da Donatella Furino: non è ancora chiaro se la chiameranno Amleta. Per conto mio: viva le donne. Quelle brave come Sofia Goggia. Quelle che si piazzano come la Brignone. Viva le donne. Nella Turchia asiatica hanno scoperto un sito dove 12.000 anni fa si adorava il Dio Femmina: gente avanti con i tempi. Viva le donne. Ma visto che sono anziano, concedetemelo: viva le donne che apprezzano un mazzo di fiori, che ti sorridono se apri loro la portiera quando scendono dall'auto, che non ti ridono in faccia se a San Valentino regali un cuore accompagnandolo con un biglietto di tenerezze. Viva le donne: mamme, figlie, mogli, amanti, amiche. Viva Wonder women e viva Cat Women. Viva persino la perfida Crudelia della “Carica dei 101” (se non ci fossero anche i cattivi, sai che noia il mondo?), ma Tatiana Manslay, versione femminile di Hulk, quella dai, no. Quella non si può vedere.

Mentre scrivo scopro una cosa che mi indigna. Lo ha raccontato il Papa parlando domenica alla Messa. Un uomo, un nigeriano di 47 anni, è morto assiderato in strada a pochi passi da Piazza San Pietro. Ecco: un paese che permette cose del genere è un paese osceno. Non si può morire di freddo e di stenti tra l'indifferenza della gente. Non ci sto. Non ci starò mai. Mi vergogno anche se non ho colpe dirette. Non dovrei essere il solo. Continuerò a rompere le palle: fidatevi.  

ADDIO “DADO” – Le palle, Gianfranco “Dado” Lombardi le rompeva ai tifosi delle squadre avversarie. E le rompeva a chi aveva di fronte sul parquet: attaccandosi ai “baracocoi” altrui, insultando, provocando, esibendo il medio alzato ad ogni canestro. Una sofferenza se eri sulle tribune. Perché Mc Lombard come lo aveva soprannominato Gianfranco Civolani era una macchina. Canestro lo faceva: sempre. In post basso era una sentenza. Ha scritto molto di lui l'Orso. Nei mesi scorsi la RAI ha rimandato le Olimpiadi del Sessanta. Lui finì nel quintetto ideale. A soli 19 anni e assieme a gente che si chiamava Robertson, West, Bellamy, Lucas: a quei futuri NBA, “Dado” ne fece 23 meritandosi il rispetto del mondo.

Di mio ci metto questo: Misericordia, sul parquet della palestra più bella del mondo tra gli affreschi del Sansovino giocano la Reyer e la Candy. Mc Lombard è temuto: Geroli lo affida a Vaccher che è un gran difensore, ma è più basso di lui di 15 centimetri. E allora fanno una staffetta: Vaccher e altri due tagliagole, Ferro e Lessana. Ezio Lessana è un cubo di uno e settanta che tira piazzato a due mani e che quanto a provocazioni ne sa dieci di più di Dadone. Che alla fine perde la partita, ma esce oltre che tra gli immancabili insulti anche tra i battimani. Canestri da tutte le posizioni: semplicemente illegale. Lombardi era uno yankee: più americano di certi americani di allora. Un anno fa moriva assurdamente Kobe Bryant assieme alla sua splendida figlioletta, promessa del basket. Ecco mi viene da pensare che sul parquet dell'aldilà Mc Lombard sfiderà Kobe uno-contro uno. Con sfacciataggine livornese, convinto di poter vincere.

 

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