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Martedì 19 Gennaio 2021


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I barbari ci sono ancora. Non arrivano da lontani paesi: sono autoctoni. Le fazioni sono diventate “modus operandi” e c’è una tale melassa nel frullatore che non si capisce più chi sia chi.

Andrea Bosco

Oggi si voterà al Senato. E si saprà se il Governo di Giuseppe Conte potrà continuare a camminare, sia pure claudicando. O se – risicati i numeri – il presidente Mattarella deciderà di staccare la spina all’esecutivo. A suo tempo, con il governo di Silvio Berlusconi, l’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, lo fece. Difficilmente lo farà Mattarella. Ufficialmente a causa del Covid. Ufficialmente la pandemia impedirebbe di votare. Ma è una balla. Si è votato negli USA. Si voterà presto in mezza Europa, Germania compresa. A maggio si voterà in Italia per le comunali.

Di fatto non si vuole andare al voto per il terrore che a vincere sia un uomo. E cioè che in caso di elezioni anticipate, esca dalle urne un presidente del consiglio che abbia il volto di Matteo Salvini. D’altra parte, nonostante il circense volteggiare senza rete del suo leader, la Lega nei sondaggi resta il primo partito in Italia. Ha perso in un anno il 10%: vittima delle cubiste del Papete, delle provocatorie telefonate a presunti spacciatori, di sboccate esternazioni della Bestia, della scelta di camminare in Europa sottobraccio alle Le Pen e agli Orban. Nonostante questo, il centrodestra unito è (nei sondaggi) maggioranza nel paese. La media degli istituti di rilevazione, questo dice. Dovessero le urne confermare i sondaggi, toccherebbe a Salvini salire al Colle per ricevere l’incarico.

Del resto, tra processi (ultimo atto da parte della procura di Milano per aver definito, Salvini, “fuorilegge” Carola Rakete, la comandante rasta che violando le restrizioni portuali, con la nave carica di migranti in fase di maldestro ormeggio speronò un pattugliatore della guardia costiera) e quotidiano disgusto esternato da avversari politici, giornalisti, scrittori e scrittrici, religiosi e filosofi (non c’è un cristiano che in questo paese non faccia politica), se mezza Italia odia Salvini, l’altra metà vorrebbe santificarlo. Non dico che Salvini premier sarebbe un bene. So che Conte premier, per come la vedo io, finora si è rivelato un male.

Oggi si vota al Senato. Vecchi arnesi della politica, reduci degli anni Settanta ed Ottanta del secolo scorso sono (resuscitati dal premier, alla disperata ricerca di voti) usciti dalle catacombe, al grido: “per troppo tempo abbiamo digiunato”.

Sono sempre “loro”. Oggi li chiamano “costruttori”. Ma sono i trasformisti di De Pretis, i voltagabbana degli anni Cinquanta, i Fattilicazzitua del decennio scorso. Che “si sono fatti la casa con i soldi degli italiani” ed ora hanno “il mutuo da pagare”. Il governo ha chiesto “aiuto” a tutti. Li chiama con pudore “responsabili”. Li vezzeggia definendoli “volenterosi”. Il segretario del Pd, Zingaretti, ha fatto appello “ad europeisti e liberali”. Un ex comunista che si appella ai liberali. C’è ormai una tale melassa nel frullatore che non si capisce più chi sia “chi”. Sono tutto e il contrario di tutto. E osano definirsi eredi di Enrico Berlinguer: osano. Caro Zingaretti: mai Berlinguer sarebbe andato al governo assieme ad un guitto che sostiene “l’inutilità del Parlamento”.

La verità è che in ballo ci sono, da qui al 2023, termine naturale della legislatura, la bellezza di 3 milioni e mezzo di euro per ogni parlamentare. Strapuntini per tutti: questo ha fatto balenare Conte. Persino una riforma elettorale in senso proporzionale che consentirà a partitucoli con l’uno per cento di consensi, senza sbarramento alcuno, di arrivare alle briciole della torta. La legge recentemente approvata dimezzerà la casta. Quindi la cassetta dell’oro, dalla diligenza, va arraffata subito. Con o senza maschera sul volto. Oggi si vota in Senato: da una settimana, da quando Matteo Renzi ha fatto dimettere le sue due ministre, il bizantinismo più vergognoso sta andando in scena sulla pelle del paese. Nel sinedrio della politica se ne sbattono dei cittadini.

Ho cercato di spiegare ad una vecchia amica di Stoccolma cosa stia succedendo in Italia. Dopo che per tre volte, al telefono mi ha detto “I’m sorry, Andy, non capisco” ho desistito e le ho confidato: “Ursula, neanche io”. Del resto come fai a spiegare ad uno straniero, poco avvezzo ai nostrani alambicchi il “Gruppo Misto”? Dove si sta con una chiappa di qua e l’altra di là? Gruppo dove è consentito “confluire” visto che non esiste in Italia il “vincolo di mandato”? Come spiegare i senatori a vita, che non frequentano l’aula ma che puntualmente vengono convocati a premere il pulsante alla bisogna? È la Costituzione italiana, bellezze. È la Repubblica Parlamentare, bellezze. Sono i collegi: che fanno eleggere a Varese uno che fa politica Caltanissetta. E uno che la fa a Sondrio a Catanzaro.

Siamo questi. Mi fanno ridere quelli che si indignano con Rocco Casalino. Lo spin doctor (pugliese) di Conte (idem, idem) è un prodotto italico: se uno ce n’è. Con l’immancabile truffaldino master nel curriculum (in una università della Virginia che lo sputtanò: mai venuto), non conseguito. E con una attività border line tra comparsate e trasmissioni televisive, tra fasulli litigi con personaggi dello spettacolo per questioni di “lana” sessuale e giri di valzer tra Maria e Maurizio, prima di entrare in politica. Niente di nuovo: Clemente Mastella, number one tra gli attuali “costruttori”, rivelò che nel paleozoico quando lavorava alla Rai ed era candidato (per una delle tante elezioni alle quali ha partecipato), durante la pausa mensa, faceva chiamare gli elettori dal centralino fingendosi “il direttore generale dell’azienda” raccomandando di votare “quel bravo giovane di nome Mastella”.

È l’Italia, bellezze. Quella del “particulare” di Guicciardini. Che, povero illuso, tra le cose che sognava di vedere prima di morire (con l’Italia liberata dai barbari e la sua città, Firenze, finalmente “sanata de fazioni”) aveva anche la “fissa” di un mondo “liberato dalla tirannide degli scellerati preti”. Guicciardini, onestamente, ammetteva di averli serviti per il proprio “particulare”. Francis: i barbari ci sono ancora. Non arrivano da lontani paesi. Sono autoctoni. Le “fazioni” sono diventate modus operandi del paese. E quanto “alla stirpe scellerata”, sopravvivrà fino a quando la fede (individuale) si mescolerà con la superstizione (di massa). Ci saranno sempre i preti per bene alla Don Mazzi. Accanto ai cardinali appesantiti dalle loro catene d’oro che trafficano in case (e non solo in case) e vivono (da soli) in appartamenti di 400 metri quadri. Mentre gli “ultimi del mondo” bivaccano sotto ai loro portoni senza ricevere la solidarietà di un tozzo di pane.

Caro Fancis: la CEI si è espressa per Giuseppe Conte. Né, avrebbe potuto fare diversamente, considerato che il Vescovo di Roma è un estimatore dell’Avvocato d’Affari autoproclamatosi “del Popolo”. E benedetti colleghi che vi occupate di politica: ma quale gaffe? Conte definendo in Parlamento “amici dell’Italia” Cina e Stati Uniti. Equiparandoli, non si è prodotto in alcuna gaffe. Non ha vellicato né Di Maio, né Grillo. Si è semplicemente rammentato che l’occhio del Papa nei confronti della Cina è socchiuso. Si è rammentato che il Papa non ha mai criticato il dispotico regime di Pechino. Non ha mai deplorato le violenze cinesi ad Hong Kong, la segregazione dei dissidenti, la sparizione fisica di persone a cominciare da quella del fondatore del colosso Ali Baba.

Il cristianesimo in uno stato comunista che non rispetta i diritti civili è faccenda delicata. Si chiama Real Politik: nella quale al di là del Tevere, da secoli, sono maestri. Altro che gaffe. Giuseppi, del resto, è di gomma. Un uomo con il sangue nelle vene avrebbe replicato a quelle parole irridenti e pesantissime che Giorgia Meloni gli ha recapitato alla Camera a proposito di “costruttori e compassi”.

I latini lo chiamavano “censualis”. In Italiano: sensale. Ovvero, cito dal mio Fernando Palazzi che mi ha degnamente servito fino all’università, “mediatore” o “negoziatore”. Ma occhio, perché il confine è incerto: censualis può significare anche “mezzano”.

Oggi si vota in Senato. E quello che non riescono a cogliere è che la situazione è esplosiva. Perché in estate hanno gonfiato come un miles plautino, scioccamente il petto: aprendo le porte irresponsabilmente alla seconda ondata della pandemia. Perché hanno sbagliato i conti: sui vaccini, sulle scuole, sui banchi a rotelle, sui ristori, sui mezzi di trasporto, sugli ospedali da potenziare, sulle assunzioni di professori, medici, infermieri. È esplosiva: mentre Sagunto viene espugnata a Roma si continua a discutere. E chi ha il filo diretto con Bruxelles (vale a dire quelli da cui dipende la sopravvivenza del paese), ha proposto sul Corriere delle Sera “una ricetta da lacrime e sangue”: più tasse. Sui patrimoni, sul lavoro, sulle successioni: su qualsiasi cosa possa essere facilmente individuata.

E benché, personalmente, condivida poche delle ricette del professor Monti ex rettore della Bocconi, la strada non può che essere quella. Salassare chi i soldi ce li ha. A due condizioni a mio parere. Il primo che a guidare il salasso non sia l’uomo che ha alle spalle (sia pure non per diretta responsabilità, ma oggettiva sì) oltre 80.000 morti. La situazione è tragica e ci vogliono quelli bravi. Perché quelli eletti dal popolo hanno miseramente fallito. Vadano in giro a sentire il popolo, cosa pensa di loro. Escano dal sinedrio e ascoltino.

La seconda: che venga staccata la spina ad aziende decotte come Alitalia. Una idrovora che ha bruciato inutilmente, nei decenni, miliardi su miliardi. Alitalia va totalmente ripensata: nella mission, nelle strategie, nei vettori, nel numero dei dipendenti. Costerebbe meno stipendiare a casa l’organico di Alitalia che farla volare. Quando non funziona più, accanirsi “terapeuticamente” è inutile. C’era il Pony Express, nel vecchio West per consegnare la posta. Poi arrivarono le diligenze e i Pony Express restarono senza lavoro. Poi arrivarono le ferrovie locali e fu la volta delle diligenze a finire nei depositi. Poi arrivarono i furgoni, più veloci dei primi treni. E anche i treni conobbero momenti bui. Poi arrivarono gli aeroplani e la posta fu consegnata solcando i cieli: collaborazione tra aviazione e trasporto su gomma. Alitalia è uno spreco. Non si possono chiedere sacrifici ai cittadini mentre si continuano a puntellare giganti con i piedi d’argilla.

Il 13 gennaio del corrente anno Ernesto Galli della Loggia ha pubblicato un fondo sul Corriere della Sera che ogni politico di questo paese dovrebbe incorniciare ed appendere nel suo ufficio. Scrive della Loggia: “aleggia da molte parti un clima di diffidenza preconcetta e aggressiva verso chiunque abbia che fare con l’ordine costituito, siano i media e i giornalisti, o i princìpi (con l’accento sulla seconda i) del governo rappresentativo e i suoi attori”. E ancora spiegando che nel mondo, la voce dei dissenzienti relativamente ai cambiamenti prodotti dalla globalizzazione (culturale, economica, etnica, religiosa, sociale) sopraffatta e tacitata dalle elites ha provocato una “rottura storica”.

Scrive ancora Galli della Loggia: “Nella società borghese-capitalistica sopravvissuta fin oltre la metà del Ventesimo secolo esisteva tra le classi popolari e quella proprietaria e dirigente, una notevole identità di valori e di cultura. L’etica del lavoro, l’orientamento religioso, l’apprezzamento per la probità, per il risparmio, la tenacia, l’unità della famiglia, erano tratti comuni alle une e all’altra”. La terziarizzazione e la finanza globalizzata, il liberismo esasperato, il profitto per il profitto hanno spaccato in due le società occidentali. Con una parte che – scrive sempre della Loggia – risulta “oggetto e non più soggetto e che non può nel suo intimo, non avvertire di essere la parte sempre perdente. È così che si diffonde il senso di anomia e di emarginazione: l’idea che la democrazia sia alla fine un gioco sempre truccato, dominato da una volontà occulta che impone di ascoltare sempre la voce di alcuni e mai degli altri. È così che acquista spazio la sensazione rabbiosa di essere condannati per principio ad essere sempre dalla parte del torto. Non sono più i disagi economici che spingono la gente in piazza decisa a fare tabula rasa: è il sentimento di giustizia offeso, fondato o meno che sia, non importa”. In chiusura di articolo, della Loggia riflette: “In un lontano 14 luglio la folla non diede l’assalto ai forni: assaltò la Bastiglia”.

C’è un senso da day after che pervade il mondo alle prese con una pandemia che sembra invincibile. Un disagio esistenziale dove sempre di più, tutto e tutti, vengono messi in discussione.

A chi credere? A cosa credere? Per decenni ci hanno raccontato che lo smog a Milano era causato in buona parte dagli scarichi delle automobili. Contrordine, compagni: le auto da mesi non circolano causa zone “rosse ed arancione” ma i valori sono addirittura aumentati rispetto a quando circolavano. Ora si attendono “miracoli” dal divieto di fumare in strada: vale il 7% dello smog, assicurano. Cazzate: lo smog è causato dal buco nell’ozono, dagli impianti di riscaldamento che non sono a norma, dai fumi delle industrie, dalla composizione geografica della Bassa Padana e sì: anche dai forni a legna delle pizzerie. Ma prima: perché adesso con i ristoranti chiusi e le automobili che non circolano e tre quarti di Milano che va in giro con la mascherina (altro che fumare in strada) restano le altre opzioni. Ma che fai: costruisci una ciclabile, magari assurda per larghezza come in Via Verdi, anche a livello ozono? Ho scritto una evidente cazzata. Ma almeno io, a differenza del sindaco Beppe Sala (che è arrivato a scriverle per i bambini), non racconto fiabe.

È diventato difficile campare. Sapete chi è Marco Lehmann? È un cestista. Campione elvetico del 3x3. In una lettera commovente in vari passaggi, ha raccontato il suo disagio di vivere. Lehmann è gay e a 27 anni ha deciso di fare coming out. Ha spiegato di aver viaggiato in tutto il mondo tirando in un canestro. E di essere stato a lungo tra i migliori 15 del pianeta nel suo sport. “Stavo vivendo un sogno – ha scritto – ma nonostante tutto non ero felice”.

Siamo indietro. Siamo dentro ai pregiudizi. Ma anche se comprendi, se consideri, come è sacrosanto, la sessualità un fatto personale da rispettare sempre e comunque hai per come sei stato educato grande difficoltà ad accettare che un bambino sul suo passaporto sia definito figlio di “genitore uno e di genitore due”. Perché “padre e madre” non sono termini “discriminanti”. Fermatelo questo cazzo di mondo: voglio scendere.

Bassino non è un diminutivo. Bassino è il cognome di una super-campionessa che vola sugli sci piegando le leggi della fisica. Rabiot è un giocatore di calcio che Tony Damascelli ha definito non senza perfidia “gigolò da allenamento”. La Juventus ha perso al Meazza, asfaltata dall’Inter. Sarebbe ingeneroso parlare di “colpe” per una squadra che ha messo assieme nove scudetti di fila, più alcune coppe nazionali. Il tempo passa, alcuni giocatori hanno troppi chilometri nel motore, altri sono semplicemente scarsi. Una stagione di dieta sarà un problema per le casse sociali (in tempo di Covid, più che in altre stagioni) più che per il blasone. La questione scudetto arrischia di essere una faccenda esclusivamente meneghina.

Nel basket, mentre non sembrano esserci avversari per Milano (tutte vittorie, nessuna sconfitta e buon percorso anche in Europa), saranno le finals a dirci se quello dell’Armani è oro a 18 carati o solo a 14. Dietro (Virtus, Sassari, Brindisi e Reyer) sembrano potersela giocare per la piazza d’onore. Occhio a quelli di De Raffaele: e non per una questione di conosciuti “banchi”. Vittoriosa a Brindisi con una tempesta di triple, so per certo che il toscano non era pienamente soddisfatto. Il suo mantra è la difesa di “sistema”. E come hanno sempre sostenuto i grandi, da Giancarlo Primo a Riccardino Sales, da Tracuzzi, al paròn Zorzi, da Gamba a Taurisano a Dan Peterson, “le grandi squadre nascono da una grande difesa”. Se questa non vi piace fatevi un giro negli States dove recitano: “l’attacco fa vendere i biglietti, ma le partite le vince la difesa”.

Non ho commenti sulla Asl di Napoli: non è commentabile. Ne ho invece per chi ha deciso che il Franchi di Firenze sia una struttura storica intoccabile. Cosa che ha suscitato le ire di Rocco Commisso, che chissà, forse potrebbe ripensare ai suoi investimenti sulla Fiorentina, anche perché dalla squadra e da Prandelli sta ottenendo più dolori che gioie. Come Urbano Cairo che ha congedato Giampaolo, giunto al suo ottavo esonero in carriera e forse definito troppo frettolosamente “maestro”.

Un pensiero infine al mio amico Giampa Ormezzano: un Toro privo ormai di qualsiasi tipo di tremendismo, è un Torino che avvilisce quanti a quella maglia, pur non tifandola, sono legati. A lungo il Torino è stato l’Italia. Quei giocatori morti a Superga che fanno parte della storia dell’Italia. Mi chiedo comunque: il Franchi non va demolito e il Meazza invece può essere abbattuto? È l’Italia bellezze: dove niente è come sembra. E niente sarà come lo avevate immaginato. C’è un bel libro di Jean Giono intitolato “Noè” nel quale si recita: “Immaginare è scegliere “. Ecco: in Italia la cosa non è più possibile. Le “carte”, come canta Bennato, le dà i Conte Zio. Per dettagli: citofonare Palazzo Chigi.  



  

 

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