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I sentieri di Cimbricus / L'uomo che visse due volte

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Sabato 16 Gennaio 2021

 

kannenberg 


A 78 anni se n’è andato Bernd Kannenberg, il primo sotto le 4 ore in una 50 km olimpica. Era la sua seconda vita: la prima poteva essere molto breve, poco più di due anni.

Giorgio Cimbrico

Come Emmanuel Kant, Bernd era nato a Koenigsberg, Prussia Orientale, russa dalla fine della Secondo Guerra Mondiale sotto il nome di Kaliningrad. Nel gennaio del ’45 la città stava per essere investita dall’avanzata dell’Armata Rossa e il panico si impadronì della popolazione della marca più orientale del Reich. Per l’evacuazione, la Kraft durch Freude – un’organizzazione sindacale nazionalsocialista che si occupava del tempo libero dei lavoratori – mise a disposizione i suoi piroscafi.


Uno, adibito a crociere nel mar Baltico, era il Wilhelm Gustloff, 200 metri di lunghezza, 26.000 tonnellate di stazza. Avrebbe dovuto essere battezzato Adolf Hitler ma venne scelto il nome di un dirigente svizzero ucciso da un sionista. Nel porto di Gotenhafen la nave imbarcò un gran numero di profughi, ufficialmente 6000. In realtà molti di più che non figuravano nel giornale di bordo. La temperatura era rigida, sul mare galleggiavano lastre di ghiaccio.


Il 30 gennaio 1945 il sommergibile sovietico S-13, comandato da Aleksandr Marinesko, silurò la Gustlloff che colò a picco facendo registrare il più drammatico dei record nella storia delle tragedie del mare: solo dopo molti anni e molte ricerche, venne fissata una cifra spaventosamente approfondita: 9000 morti. Bernd (che aveva due anni e mezzo), due cugini e la nonna furono tra quel dieci per cento che si salvò dalla vicenda che divenne il nucleo di un libro – “Il Passo del Gambero” – di un altro tedesco d’Oriente, Gunther Grass, premio Nobel per la letteratura.


Sino al ’55 Kannenberg visse nella giovane Repubblica Democratica Tedesca e a tredici anni, quando ancora il “transito” tra le due Germanie non era sottoposto a dure restrizioni, si trasferì a Ovest. Il suo nome salì alla ribalta quando era ormai avviato verso i 27 anni: a Brema, il 27 maggio 1972, nel match tra Repubblica Federale e Gran Bretagna, marciò la 50 km in 3h52’45” quasi tre minuti in meno del record mondiale del sovietico Gennady Agapov, 3h55’36” nel ’65 ad Alma Ata.

Il 3 settembre a Monaco di Baviera, dopo un prudenziale ritiro nella 20, Bernd diede vita a un serrato testa a testa con Veniamin Soldatenko, sovietico originario del Kazakistan, da molti indicato come il favorito per l’oro. L’attacco decisivo venne al posto di ristoro, attorno al 35° chilometro, e risultò decisivo. Kannenberg chiuse in 3h56’11” e Soldatenko in 3h58’24”, entrambi sotto il muro delle quattro ore. Il record olimpico sarebbe stato sgretolato otto anni dopo, a Mosca, dal DDR Hartwig Gauder, 3h49’24”. La marcia stava imboccando una nuova fase.

Kannenberg fu anche il primo a scendere sotto le quattro ore in pista: capitò in una fresca giornata di novembre del ’75, a Nerviano, provincia milanese, quando chiuse i 125 giri in 3h56’51”, spazzando per tre minuti e mezzo il vecchio record.



 

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