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Piste&Pedane / I precari equilibri elettorali dell'atletica

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Giovedì 7 Gennaio 2021

 

acrobata 

 

La sola emozione per l’atletica viene dalla campagna elettorale, con quattro candidati alla presidenza ridotti a tre. Egualmente troppi? In attesa di capirlo, prepariamoci a tutto.

Daniele Perboni

In tempo di “magra”, dove i confronti agonistici latitano, e non si sa neppure quando riprenderanno, non ci resta che affrontare il solo argomento che in questo momento ci appassiona: elezioni. Come pegno, però, dovrete sorbirvi qualche altra pietanza. Lo abbiamo già scritto nella primavera passata, le varie manifestazioni surrogate, quelle on line sul web, davanti al computer proprio non ci arrapano per nulla.


Chi se ne frega, scusate la franchezza, di chi si siede in poltrona e guarda, si eccita, si emoziona per qualcosa di virtuale. Siamo anziani? Vetusti, tanto per usare parole “vecchie”? Embè? Ci buttiamo giù dal ponte? A tempo debito! Forse.

Dunque, dicevamo: non ci resta che affrontare un argomento d’attualità. E che cosa c’è di più attuale del rinnovo delle cariche federali? Nazionali e regionali. Monotoni? Sì, probabilmente è vero, ma questo, per il momento e sino a fine mese, passa il convento. Non affronteremo il tema di liste, presidenti, consiglieri, programmi. No. Proveremo ad osservare il “fenomeno” da un’altra angolazione.

Premessa: chi scrive ha vissuto in prima persona almeno tre campagne elettorali estranee al mondo sportivo. Elezioni amministrative per designare un nuovo sindaco. Due da “addetto ai lavori”, come componente effettivo della “squadra”, una come giornalista. Momenti esaltanti, stressanti, vissuti a cento all’ora, giornate iniziate all’alba e finite mai. Nulla di simile ad una campagna elettorale “federale”. Detto ciò preme sottolineare che entrambe, a parer nostro, sono accomunate da un denominatore comune.

Ci piace chiamarlo doping elettorale. Si fanno promesse (troppe volte impossibili poi da mantenere), si stringono alleanze, si lusingano potenziali elettori, si assicurano interventi mirati. Anche se è sempre stato così, tutto ciò non assicura il successo finale, ma in numerosi casi fa scattare nell’interlocutore una sorta di propensione all’ascolto, una benevolenza, un’attenzione che altrimenti non avrebbe nei confronti del candidato. Naturalmente questa ricetta è più o meno perfetta o utile a seconda da chi la utilizza.

Attenzione: non stiamo affermando che i candidati rischino di imboccare un piano inclinato, borderline o, peggio, fuori-norma. Semplicemente sosteniamo che le promesse (se poi siano facili o meno da mantenere è tutt’altra faccenda …) possono attecchire, ed eventualmente fiorire, con più facilità se a presentarle è un candidato piuttosto che un altro. Punto e a capo.

Piccolo (illuminante) esempio. Nell’ultimo Consiglio federale si son prese numerose decisioni che praticamente hanno “sigillato” la stagione in divenire. Siamo certi che tra queste era assolutamente necessario - come è stato fatto - definire, e blindare, la struttura tecnica in vista dei prossimi Giochi di Tokyo? Sempre ammesso che si faranno …

 

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