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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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I sentieri di Cimbricus / Buio e silenzio, ma soprattutto profitto

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Venerdì 1° Gennaio 2021

 

trampolino


“Lo sport espropriato va avanti, deve andare avanti. L’offensiva dei potenti senza volto non ha confini e se ne frega se c’è pubblico o non c’è: ognuno ha le sue leggi.”

Giorgio Cimbrico

Da quando ero un bambino molto piccolo il Capodanno si risolveva in due cose: il Concerto dalla Sala degli Amici della Musica (le maiuscole sono volute e necessarie), specie le numerose edizioni dirette da Willi Boskovsky, nato suddito di Francesco Giuseppe e così dotato dello spirito giusto, della lievità viennese, e il salto da Garmisch, seconda tappa della tournèe dei 4 Trampolini. L’ho seguita anche in queste ore, nel silenzio.

Addio alla selva di bandiere (austriache, tedesche, finlandesi, norvegesi, giapponesi, da una quindicina d’anni a questa parte anche quelle polacche), alla folla dei 30.000, dei 40.000 che bevono birra e vin brulè, all’eccitazione che segue ad ogni stacco dal “dente”, ad ogni atterraggio in cui un telemark – un arrivo in genuflessione – assicura un buon punteggio: il salto con gli sci, con la ginnastica, la marcia, i tuffi, è uno sport esposto a un giudizio basato su canoni. In più, le compensazioni legate al vento di fronte o alle spalle. Per provare a spiegare, non è detto che chi salta più lontano, vince.

Ora tutto questo è vuoto, muto, rotto solo dalla voce dello speaker che annuncia risultati a un pubblico che non c’è, che è a casa. È lo sport che continua, che prova ad andare avanti in tempi straordinari e luttuosi: la gente muore, i contagi salgono, i vaccini nati con la velocità del lampo vengono inoculati in un crescendo che le tv seguono come un attacco al record. Un dramma, una guerra, un rinvio al Dottor Stranamore (“signor presidente, 20 milioni di morti e li freghiamo”), un trattato a tempi serrati di speranza assicurata, una dichiarazione di livido realismo: i vecchi, si sa, devono togliersi dai piedi.

E una pubblicità che prende alla gola: sanificare aria, acqua e parti intime, specie quelle femminili, e, come al tempo della guerra d’Abissinia, consumare grano, pasta, formaggio, yogurt, cioccolato e carne italiani. Con l’eccezione di sushi, curry e hamburger, entrati di forza nella dieta giornaliera e il cui arrivo, in famiglie festanti, è assicurato da rider sorridenti. In tutto questo, dicono, c’è molta resilienza. Grrrrr.

E lo sport espropriato va avanti, deve andare avanti. In Inghilterra, negli ultimi giorni, hanno rinviato e cancellato partite di calcio, di rugby. Sembra di essere tornati al tempo di Roy Bean, la guistizia ad ovest del Pecos: ognuno ha le sue leggi. Il calcio rinvia, il rugby, perlomeno quelle delle coppe europeo, è draconiano: se una squadra ha troppi contagiati, perde 28-0, se una squadra non ha contagiati ma ha appena giocato con una squadra che ne ha, non gioca e perde 28-0. In campionato sono più clementi: 4 punti a chi è in grado di scendere in campo e 2 a chi resta a casa, in quarantena. Un carnevale disperato dentro stadi deserti o aperti a 2.000 privilegiati. In Italia molti rinvii nel rugby, nel calcio nessuno: la vecchia sensazione del mondo a parte è sempre più forte.

Tutti, comunque, devono andare avanti. Nelle “bolle” e sotto i diktat di chi ha comprato a caro prezzo e non può pensare che la merce possa essere deprezzata. Ho letto che tre grandi network americani hanno concluso un accordo con la NBA per una cifra miliardaria ma con una clausola spietata: le stelle devono giocare sempre. Se i Lakers concedono un turno di riposo a Lebron James, scatta la penale. A meno, credo, non sia presentato un convincente certificato medico.

L’offensiva dei potenti senza volto non ha confini e se ne frega se c’è pubblico o non c’è: ci sono i computer, le tavolette, gli smartphone, lo streaming. Il nuovo mondo senza odori, senza profumi, senza puzze, senza gomiti piantati nel fianco, senza spruzzi di quello che incespica e vi riempie di birra, senza vecchie gomme che vi si attaccano al fondo dei calzoni, senza fumatori. Un Parnaso rispetto ai nostri vecchi e amati inferni.

Dopo una fruttuosa esperienza in F1, CVC che, a dirla alla buona, fa investimenti, si è rivolta al rugby europeo e ora anche al calcio italiano promettendo cifre da capogiro. Mi sono fatto l’idea che verranno aperte le porte e tra qualche anno, davanti al solito sfascio finanziario, i benefattori si trasformeranno in padroni.

Augurando mala tempora a quelli che dicono Ventiventuno e non Duemilaventuno, vi lascio i miei più affettuosi saluti. Non costan niente e non è neppure chiaro se sono sinceri.  

 

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