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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fuorisacco / Gli 80 dell'inventore del jogging in Italia

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Giovedì 31 Dicembre 2020

 

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Umberto Risi, una vita di corsa, sempre di corsa taglia oggi un altro traguardo. Una storia che merita d’essere ripercorsa e riletta, all’insegna di una passione e di uno stile: “correre e faticare”. Grazie, Umberto.

Carlo Santi

Ottanta anni e non sentirli. Umberto Risi ha l’entusiasmo di sempre, quello del ragazzo che correva in libertà nella sua Roma con tanti compagni di viaggio in quel Cus fucina di campioni e, soprattutto, di idee, autentico laboratorio dello sport italiano. Correva tanto, il giovin Umberto già dalla fine degli anni Cinquanta con la maglia dell’AA Amatori, poi del C.A. Centrale e del Cus Roma passando per l’Aeronautica per finire con l’Arca, e corre ancora tanto il signor Risi anche se più spesso, ora, lo fa in bicicletta per seguire i suoi allievi del CC Aniene intorno all’amato campo delle Aquile all’Acqua Acetosa.

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Nato l’ultimo giorno del 1940 sotto il segno del capricorno e del suo segno Umberto ha la tenacia e l’ambizione che gli ha permesso di raggiungere tanti traguardi: trentacinque maglie azzurre, 9 primati italiani (5 nei 3000 siepi, uno nei 20.000 metri, uno nell’ora in pista, 2 nella 4x1500 metri), una partecipazione alle Olimpiadi di Città del Messico 1968, due ai campionati Europei (Atene 1969 e Helsinki 1971), due titoli italiani nei 3000 siepi (1969 e 1970), un bronzo ai Giochi del Mediterraneo a Smirne nel 1971 senza dimenticare che, a 45 anni, Risi si è piazzato quarto nella maratona ai Mondiali master correndo in 2h28’43”.

Numeri e prestazioni che, però, non fanno emergere il valore e la qualità di un atleta che ha segnato un’epoca non solo a Roma e che ha aperto una strada importante per la corsa, quella corsa che è sempre stata la sua religione. Riavvolgere il nastro di tante gare, di mille imprese, di discussioni intorno all’atletica, di allenamenti e di progetti è uno straordinario esercizio che riporta alla luce un tempo lontano ma sempre attuale, con atleti e uomini capaci di porsi obiettivi e andare a realizzarli con straordinaria dedizione.

 

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Correre e faticare. Una felicità, mai un supplizio per Umberto. Basti pensare che dal 1964 Risi ha tenuto un diario sul quale annotava ogni allenamento. Come ha chiamato quel quaderno? «Contachilometri», con un significativo sottotitolo: «Allenamento per le bestie». C’è tutto l’Umberto, in queste parole, c’è il campione, c’è l’uomo alla continua caccia di nuovi traguardi, di orizzonti lontani, del ragazzo ambizioso che gareggiava per migliorarsi e cercare un primato sociale o personale per ricevere un premio di 200 lire o 100 se quei limiti erano eguagliati. «Giusto i soldi per tornare a casa col tram, invece che a piedi».

Spirito del campione che adora il suo sport, il suo. AA Amatori e poi Club Atletico Centrale prima di approdare, nel 1963, un anno dopo gli altri perché Umberto era considerato una seconda schiera, al Cus Roma che raccoglieva il meglio dell’atletica capitolina. All’orizzonte c’erano i 3000 metri siepi e il desiderio di abbattere il muro dei 10 minuti.

Bisognava insistere, battere strade nuove per riuscire nell’impresa. E dove farlo meglio del laboratorio-Cus? Renato Funiciello è stato l’artefice di quel miracolo che ha dato una svolta tecnica al mezzofondo italiano. Funiciello, che è stato un grande e apprezzato geologo, ha coinvolto nel suo gruppo atleti capaci di lavorare al progetto dedicando energie e passione. Si correva tanto, sedute anche di 40 chilometri con un gruppo speciale. Con Risi c’erano Mauro Mandara, Carlo Sacchi e il funambolo Enrico Spinozzi, atleta dalla spiccata personalità.

Quel correre così tanti chilometri ha dato il potere a Risi di essere sempre vivace, fresco, di saper battere campioni come lo stesso Spinozzi ma anche un grande dell’epoca, Gianfranco Sommaggio, e di essere competitivo nelle gare indoor. Cresceva, allora, il valore di Umberto in pista nei suoi 3000 siepi tanto che nell’ultima gara utile in quel 1968 olimpico, nel match internazionale Polonia-Italia a Katowice, ha corso in 8’44”2, sotto al tempo-limite (8’45”0) chiesto per andare ai Giochi di Messico City dove, arrivato dopo un periodo non facile ma anche con il primato italiano (8’42”8) che lo ha imbarcato definitivamente sull’aereo olimpico, non ha fatto troppo bene: escluso in semifinale con un modesto 9’44”0.

Tornato a casa, anzi appena sceso dall’aereo, Umberto era già all’Acqua Acetosa per correre 12 chilometri. Si ripartiva. San Silvestro è un santo e un giorno speciale per Risi. È, il 31 dicembre, il giorno nel quale Umberto è venuto al mondo ma è, anche, il giorno della Maratona di San Silvestro del Cus Roma che ha contribuito a inventare tracciando un percorso speciale per quella che è la storia delle corse su strada ma, anche e soprattutto, per una filosofia di sport e di vita che oggi sono normalità.

Tutto è nato la mattina del primo gennaio del 1965 quando Enrico Spinozzi aveva deciso di correre, da solo, un bel “lungo”. Nulla di strano, un allenamento il giorno di Capodanno su strade deserte o quasi. Sul ponte dell’Olimpica una troupe della Rai lo ha notato e lo ha ripreso spedendo le immagini al Tg. Gli italiani corrono? La discussione è nata all’interno del Cus Roma che ha deciso di tenere un vertice con Spinozzi, Risi, Funiciello e il caposezione dell’atletica, Luciano Barra. Cosa fare?

Festeggiamo le feste con una maratona, sì, una maratona di 42 chilometri e 195 metri, subito. Pioveva molto, in quei giorni, e l’evento è stato posticipato al 10 gennaio: partenza da via Salaria, dal settimo fino al chilometro 28,1, a Monterotondo Scalo, e ritorno. Spinozzi e Risi, reduce dall’anno in Aeronautica, hanno corso la maratona in poco meno di 2’40’. Era il primo tassello di una storia che è stata imitata da molti, in Italia e all’estero, il primo tassello di infinite gare su strada e di maratone ovunque, New York compresa che è nata nel 1970.

Quella maratona del 1965, non una gara ma in qualche modo la prima San Silvestro, la ricorda bene Risi. «Ci seguiva Funiciello e chiudemmo la nostra impresa in 2h39’25”». Era una rivoluzione, correre tanti chilometri, chiudere le feste – e l’anno – con una gara, la San Silvestro che è diventata famosa ovunque. «Alla seconda edizione ci trovammo, all’Acqua Acetosa – ricorda ancora Risi – in una decina e l’anno seguente eravamo in trentadue». La Maratona di San Silvestro è nata nel segno di Umberto Risi che dopo quella “prima” del 10 gennaio 1965 l’ha conquistata sette volte cominciando dal 31 dicembre di quello stesso 1965 fino al 28 dicembre 1975 ma protagonista in tante altre maratone negli anni successivi.

Una vita di corsa con un trucco per correre forte: «L’unico a mia disposizione era il peso. All’inizio degli anni Settanta, in piena forma, ero magro, appena 54 chili. E qualcuno scriveva: il magro Risi, appena 64 chili. Invece, ne pesavo dieci di meno. Un bel vantaggio essere così leggero». Dal gruppo sportivo della scuola, il magico Istituto Armellini del professor Argante Battaglia (in quegli anni erano sfide stupende sul campo con un’altra scuola romana, l’Enrico Fermi con il suo GS Elettronica) alle prime campestri della Coppa Speranza a Villa Borghese o Villa Ada trascinato dai suoi compagni di classe, fino alle Olimpiadi passando, all’inizio, dalla ginnastica alla Borgo Prati nel gruppo di Franco Menichelli, senza dimenticare i club federali, l’Unione Monte Mario, quindi i citati AA Amatori, il CA Centrale, il Cus Roma, l’Aeronautica e l’Arca.

Nel giorno dei suoi primi 80 anni Umberto Risi è stato festeggiato al Circolo Canottieri Aniene dai suoi ragazzi e dalle sue ragazze, il gruppo che segue con infinita passione ogni giorno tra il Paolo Rosi e Villa Glori.Una feste sobria: quando si potrà, pandemia permettendo, ci sarà un vero brindisi, per donare a “Umbi” un bel quadro che ha fissato storia e ricordi del loro professore grazie alla fantasia di Brividopop ovvero di Marco Innocenti, il Mimmo Rotella 2.0 dell’arte contemporanea, maestro del collage digitale, della fusion artistica del presente e del passato, del sacro e del profano.

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