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Duribanchi / A ben guardare, la vita e' tutta una gara

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Martedì 29 Dicembre 2020


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Cose di Natale? Cose belle. E cose brutte. Come in ogni altro giorno dell'anno. Cose di sport. In fondo tutto è sport. Ogni passaggio della vita è competizione.

Andrea Bosco

Affrontiamo ogni “gara” con spirito differente. A volte inconsapevoli della competizione. Gioiamo e piangiamo. Ridiamo e soffriamo. Raramente tagliamo il traguardo per primi. Più frequentemente ci “piazziamo”. Ti spiegano che il secondo posto non finisce nei libri di storia. Che il secondo posto vale poco o addirittura non vale. E a stronzate del genere finiamo per credere. La vita è una gara. Ma nella vita puoi anche arrivare ultimo ed egualmente aver compiuto una grande impresa.

Dipende da cosa scegli. Perché lo scegli. Dipende a quali cose rinunci. A chi rinunci. Dipende se ti senti a posto con te stesso. Tra i regali (pochi ed essenziali, c'è il Covid, fratelli) sotto all'albero, quest'anno non hai potuto scegliere.

La politica? Poche speranze. Perché? Ma perché è arrivato Aurelio De Laurentiis a spiegarti che “Mario Draghi si è complimentato”. Non un omonimo: “quel” Draghi. Quello che era ai vertici della Bce. Quello che in millanta invocano come “salvatore della Patria”, visto che Conte Giuseppe non riesce a cavare un ragno dal buco. Poi scopri che Draghi Mario telefona a De Laurentiis, non per parlare delle cose che uno immagina Draghi abbia in agenda.

Che so: debito pubblico, investimenti, riduzione delle tasse, sviluppo, consolidamento del traballante sistema sanitario, rivoluzione del sistema scolastico ed universitario, tutela dell'ambiente, difesa del sistema bancario, task force anti-corruzione, idem anti-evasione, lotta alle mafie, riforma della costituzione e del sistema elettorale. Niente di tutto questo: Draghi Mario si è “complimentato per la vittoria di De Laurentiis al Collegio di Garanzia del CONI”. In attesa che telefonino al presidente del Napoli anche Biden e Putin, ne abbiamo preso atto.

A Draghi poco deve essere importato che quel brav'uomo di Piero Sandulli giudice federale in appello avesse scritto di “dolo preordinato”. Il procuratore del CONI (o procuratora?) gli ha spiegato di “aver fatto il passo più lungo della gamba”. E in 50 minuti ha messo una pietra tombale sulla vicenda. Del resto se tu vai imprudentemente ad affrontare Lee Van, il minimo che ti può capitare è che alla fine Clint ti dica quanto nei panni del Buono sibila (cadavere il Cattivo Lee Van) al Brutto Eli al termine del Triello: “Il mondo si divide in due categorie: quelli con la pistola carica e quelli che scavano: tu scavi”.

Spala, Gravina Gabriele che al Triello (CONI, Federazione, Governo) ha dato forfait. Ora il protocollo Spada-fora – Gra-vi-na è carta straccia.

Gravina al CONI non si è presentato. Non presentandosi si è precluso il diritto ad appellarsi. Ha dato in pasto al CONI il suo giudice d'appello. Il lavoro di Sandulli e quello del giudice di primo grado, Mastrandrea. Perché Gravina lo ha fatto? Bella domanda. Si attendono (da Gravina) risposte. Se mai ce ne saranno.

Malagò? Ha altre gatte da pelare. Ma magari gli ultimi messaggini con il ministro Spadafora li ha scambiati in latino: nel segno di Orazio. Ora la Federazione provvederà (per non stimolare ulteriori comportamenti in stile Napoli: del resto basta una amichevole Asl) ad aggiustare (benedicente il governo) il protocollo. Cambiare i regolamenti in corsa: specialità della casa. Nakata: chi era costui?

A Natale solo cose: c'era Virtus Bologna-Olimpia Milano (o se più vi piace Segafredo-Armani) in programmazione domenica su Rai-2. Una montagna di scudetti del basket a confronto e la chicca del “vero” esordio del Beli. A due minuti dal termine, cari telespettatori, cambiate canale e dirottatevi su Rai-Sport se volete conoscere il risultato finale. Perché incombe la diretta dal Parlamento per il dibattito relativo all'approvazione della legge finanziaria. E se proprio la visione dell'onnipresente Giuseppi vi ha rotto le palle, beh c'è una moltitudine di nani e ballerine che da tempo attendono il loro quarto d'ora di notorietà. Per la cronaca ha vinto Milano. Che quest'anno in Italia non ha rivali. E che potrebbe averne pochi anche in Europa se appena i calendari non verranno più mutuati sulle sequenze del film “Non si ammazzano così anche i cavalli?”

Due “nanetti” per chiudere. Uno è accaduto. L'altro no. Primo nanetto. Un presidente di Regione di 71 anni che di mestiere non fa il medico ma il politico, che non vive in una casa di riposo e che dovrebbe aspettare il suo turno, scollina la fila. Si “arruba”, pur non avendone i requisiti, il vaccino. Per farselo iniettare in diretta a favore di telecamera.

Secondo nanetto. Affidata ai servizi sociali, la bambina che a Babbo Natale aveva chiesto in dono un libro di Michela Murgia.

Decidere sembra semplice. Sembra. Buon 2021. Se tale vorrĂ  essere.

 

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