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I sentieri di Cimbricus / Si, va bene: ma sotto siete nudi

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Mercoledì 16 Dicembre 2020

 

in ginocchio 


“È peggiore la violenza che portiamo dentro, ancestrale e genuina, o quella inoculata dalla società, dal potere, dopo averla rivestita di finta tolleranza, di ipocrisia, di sentimenti a buon mercato?”

Giorgio Cimbrico

Lo stadio del Millwall ha un nome minaccioso, “The Den”, l’antro. E i tifosi sono da sempre stimati tra i più feroci, xenofobi, violenti d’Inghilterra. Per anni la partita considerata più a rischio era Millwall-Oxford United, giocata di solito in serie B o qualche volta in coppa d’Inghilterra. E così non sono stato particolarmente colpito dal fatto che quelli del Millwall si siano messi a berciare contro i giocatori che si inginocchiano. Sono londinesi di fiume, brexisti, incazzati.

Qualche sociologo ha scritto che questa fascia di fan – la distanza tra loro e quelli dei salotti buoni dell’Arsenal, del Tottenham, del Chelsea non è di poche miglia ma di anni luce – è la riproposizione moderna e contemporanea delle fanterie che venivano spedite oltremare a combattere contro nativi coraggiosi ma destinati a perire. Ipotesi suggestiva, con un buon contenuto di realtà.

I tifosi del Millwall ricordano la tesi kubrickiana sostenuta in “Arancia Meccanica”: è peggiore la violenza che portiamo dentro, ancestrale e genuina, o quella che viene inoculata dalla società, dal potere, dopo aver rivestito quella sostanza in un contenitore di finta tolleranza, di ipocrisia, di sentimenti a buon mercato?

Siamo circondati, chiusi in una ridotta sempre più stretta, assediati, allettati da offerte irresistibili: le auto non costano più nulla, il passaggio da uno smartphone all’altro è automatico e così poco dispendioso da sfiorare la gratuità, l’isolamento casalingo è consolato dalla calata di angeli pedalatori che portano sushi, curry e hamburger. Chi comanda e al solito capisce tutto al volo, ha inventato delle bustine che contengono cocktail e vengono assunte come un medicinale. L’happy hour è assicurata come un vizio più o meno solitario. Ma se sorbi un Negroni, San Luigi non piange.

È uno strano mondo. Un’immensa isola di lotofagi, dove tutto scorre senza emozioni, in uno stato di ottundimento, di perdita della coscienza, del giudizio? Sì, certo, è proprio così. E invece non è proprio così perché ci sono braci e fuochi in tutte le radure e basta nulla per attizzarle o farli alzare più violenti. Denti e artigli pronti a essere snudati, occhi che abbandonano la consueta fissità per diventare minacciosi. Sentimenti inariditi, legami spezzati, donne massacrate da chi è stato al loro fianco e non accetta.

Da qualche tempo hanno inventato un nuovo formato di Libertè, Egalité, Fraternité in cui ogni parola può essere una trappola per topi: negro, nero, nigro, black, afro, di colore. Ma anche donna, di genere femminile (sesso, parola abolita). Tra le tante inutili cose che ricevo sul mio vecchio computer che usai per la prima volta a Osaka nel 2007 (“caro Gutenberg, vedo che usi ancora il tuo vecchio torchio”), ci sono i comunicati della World Rugby, quel che un tempo era il Rugby Board dei parrucconi e, come disse Will Carling, degli scoreggioni. Quando parlano di Coppa del Mondo è sempre necessario riflettere sulle scadenze passate e future perché gli aggettivi “maschile” e “femminile” non vengono più usati. Credo vengano considerati divisivi, legati a vecchi schemi superati, considerati oppressivi.

Ogni tanto mi vengono in mente vecchie barzellette, per la maggior parte oggi irriferibili o degne di esecrazione e di pubblica denuncia. Oggi, chissà perché, rispolvero quella del commissario che odiava i nudisti e li arrestava a ogni piè sospinto. Una volta ne arresta un gruppo e quelli protestano. “Ma noi siamo vestiti”. “Sì, ma sotto siete nudi”.

È proprio così, nudi, come quel vecchio re. Svelare la verità non è compito del potere, specializzato in menzogne, ma della nostra innocenza, della nostra ingenuità spesso cosparsa di rimpianti, di piccoli piacevoli ricordi. Alla salute, amici, con un Negroni vero, preparato dal vostro maldestro barman.

 

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