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I sentieri di Cimbricus / Se questa e' una guerra, temo il peggio

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Mercoledì 18 Novembre 2020

 

covid-19


Il nemico invisibile continua a mietere vittime, caduti che alla fine della giornata vengono riassunti nella freddezza dei numeri: ma, direbbe Primo Levi, avete considerato che questi sono uomini?


Giorgio Cimbrico

Ormai chi comanda ha perso il senso della realtà, come Douglas Haig, il comandante in capo del corpo di spedizione britannico che sulla Somme e a Passchendaele perse 300.000 uomini per guadagnare qualche centinaio di metri. Oggi, 753 morti, la forza, tutta intera, di un battaglione. In guerra, per perdite si intendono i caduti, i feriti, i dispersi. Qui, tutti morti. Molti erano vecchi, truppe ausiliarie ormai, buone per le retrovie della vita

Da quando la malattia si aggira, quasi 50.000: anche in questo caso è bene tornare a un secolo fa o poco più quando Cadorna si ostinava a dar spallate sull’Isonzo e i ruolini dovevano continuamente essere aggiornati: numeri, matricole. Oppure si può fare un salto ancora più indietro, agli ospedali di Scutari al collasso. La sola luce era quella della lampada di Florence Nightingale.

Altre riflessioni: se, come diceva von Clausewitz, la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi e se questa è una guerra (contro un nemico invisibile), temo il peggio. Specie per la riflessione sulla politica e su chi la popola.

Come direbbe Primo Levi, avete considerato se questi sono uomini? O come direbbe Totò, se sono uomini o caporali?

E’ una danza macabra, guidata da impresari teatrali degni del vecchio Ambra Jovinelli, sostenuta da volenterosi contabili e da compilatori di dati, da tracciatori di curve che non hanno più significato, da un caleidoscopio in cui ruotano pietrine gialle, arancioni, rosse, gialle, rosse, arancioni.

Dylan Thomas, il poeta ubriacone gallese, selvaggio e dolcissimo, ha scritto:  

E la morte non avrà più dominio.
I morti nudi saranno una cosa
con l’uomo nel vento e la luna d’occidente:
Quando le loro ossa saranno spolpate e le ossa pulite scomparse,
ai gomiti e ai piedi avranno stelle;
Benché ammattiscano saranno sani di mente,
Benché sprofondino in mare risaliranno a galla,
Benché gli amanti si perdano, l’amore sarà salvo;
E la morte non avrà più dominio.  

E la morte non avrà più dominio.
Sotto i meandri del mare
giacendo a lungo non moriranno nel vento;
Sui cavalletti contorcendosi mentre i tendini cedono,
cinghiati ad una ruota, non si spezzeranno;
Si spaccherà la fede in quelle mani
e l’unicorno del peccato li passerà da parte a parte;
Scheggiati da ogni lato non si schianteranno;
E la morte non avrà più dominio.  

E la morte non avrà più dominio.
Più non potranno i gabbiani gridare ai loro orecchi,
Le onde rompersi urlanti sulle rive del mare;
Dove un fiore spuntò non potrà un fiore
mai più sfidare i colpi della pioggia;
Ma benché matti e morti stecchiti,
le teste di quei tali martelleranno dalle margherite;
irromperanno al sole fino a che il sole precipiterà,
E la morte non avrà più dominio.  
(Traduzione di Ariodante Marianni)  

E intanto blaterano di Natale, di regali da ordinare on line in un deposito così sterminato, così spaventoso, così profondo da ricordare i pozzi in cui i razzi intercontinentali sono ancora lì, pronti all’uso.  

Buona fortuna. Se torneremo a vederci sarà un felice compleanno, come diceva il Coniglio servendo il tè ad Alice e al Cappellaio Matto.    

 

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