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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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I sentieri di Cimbricus / Dal nostro (svagato) indignato speciale

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Mercoledì 7 Ottobre 2020

 

pallone sgonfio

 

“Calcio: un mondo di mille balle blu, quando c’è invece qualcuno che, nel pieno rispetto dello sport inteso come miniera di denaro, ha saputo inventare una bolla solida come quelle costruite per coloni di mondi lontani.”

Giorgio Cimbrico

Come invidio quelli che si indignano o fanno finta di indignarsi o si indignano a comando: loro sarà il regno delle aule parlamentari, dei posti di comando, delle abbondanti, direi quasi principesche, mercedi. Io sono tranquillo, non mi indigno più, mi sono sedato, sorrido e rido e vorrei essere Panurge che per punire il mercante gettò uno dei suoi montoni in mare e tutti gli altri, pecudum more, lo seguirono e alla fine nei flutti finì anche il mercante che gli aveva rotto le palle.

A parte qualche sacro argomento che potrei rivelare e che la mia sempre più ristretta cerchia conosce benissimo, sorrido e rido di tutto quel che mi circonda, di un mondo stolidamente sempre più complicato, isterico, pronto ad obbedire a ogni caldo consiglio, senza più l’olfatto e il gusto per il bello. Gli ideali, lasciamoli perdere.

Ieri, oggi, domani l’argomento che si trasforma in truppa d’occupazione delle menti è Juventus-Napoli non giocata. Provate a sintonizzarvi: sentirete parlare di conflitti, di ingerenze, di protocolli, di necessarie interlocuzioni (parola diventata improvvisamente di moda e così molto usata dai micronofori televisivi, di assoluto bisogno di far chiarezza quando, dovete capire, c’è di mezzo una delle più grandi industrie nazionali in grado di produrre reddito, lavoro, divertimento, ricchezza, fonte per l’erario. Questo lo scenario proposto da chi comanda e dai loro corifei, assai numerosi nei gangli della comunicazione. A dire il vero sono sempre stati numerosi ma con la definitiva trasformazione del calcio e dello sport in oggetto da comprare, vendere, imporre, il coinvolgimento è oggi sempre più palese, persino compulsivo.

Che il calcio, in particolare quello italiano, sia quella magnifica cosa di cui sopra ho (e ho sempre avuto) dubbi che si sono fortificati durante la mia obbligata milizia all’interno, se pure soltanto da modesto e spesso svagato cronista. Mi sono sempre piaciuti i fatti certi, le parole nette e non ho avuto occasioni di raccogliere una scorta né degli uni né delle altre, se non in minima quantità. Pare che nel calcio tutto sia possibile e uno degli adagi più usati è “mai dire mai”. Ho sempre pensato che questa dimensione ipocrita, di imposta incertezza non facesse per me. E oggi le cose sono enormemente peggiorate nella misura in cui gli interessi hanno preso il totale sopravvento su quello che tutto sommato era uno sport, perlomeno un gioco.

Che poi tutto diventi della consistenza di un’insalata russa ormai datata, risulta evidente quando la politica e i suoi rappresentanti – dall’aspetto di geometri, di stagionati fuori corso, di dotati di incerta dialettica e di cultura approssimativa o inesistente –, si affacciano con intenzioni riformatrici. Da questi venti sostenuti, tendenti al violento, il calcio, con i suoi passivi spaventosi, con le sue lotte intestine, con i suoi accordi stretti con mani umidicce, è sempre rimasto fuori in nome della sua dimensione di mondo a parte, di fonte per passioni totalizzanti e pericolose, di incubatrice e di terreno di sviluppo per frange politicizzate e sappiamo bene di quale parte.

Per citare, con qualche variazione, Anna Maria Mazzini, un mondo di mille balle blu, quando c’è invece qualcuno che, nel pieno rispetto dello sport inteso come miniera di denaro, ha saputo inventare una bolla solida come quelle costruite per coloni di mondi lontani. Esiste, è a Orlando, Florida, e contiene da tempo e per ancora qualche giorno la corporazione dell’Nba. LĂ  se uno fallisce, fallisce. E nessuno si stupisce se l’Avellino trova casa a Sondrio.  

 

 

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