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Osservatorio / In vista delle elezioni alla Federatletica

Giovedì 3 Settembre 2020


atl-generica


In attesa di conoscere la data di svolgimento dell'assemblea, esaminiamo alcuni dei temi emersi dai primi manifesti programmatici: dai provvedimenti sugli atleti alla candidatura di Roma per gli Europei '24.

 

Luciano Barra

  

Da più parti mi vengono sollecitati commenti sulle tre candidature alla Presidenza della Federatletica. Ho avuto modo di scriverne molto tempo fa e non ho altro da aggiungere. Anzi da qui a quando si terrà l’Assemblea mi asterrò da ogni commento sulle persone. Ho notato grande suscettibilità dopo quanto già scritto, a conferma che la verità fa sempre male. Mentre non mi asterrò da commentare idee e programmi che i tre differenti schieramenti pubblicizzeranno, avendo io scritto all’inizio di gennaio un documento programmatico di 15 pagine, tuttora disponibile a chi lo volesse.

Confesso che vorrei farlo anche per altre Federazioni, ammesso che ne sia in grado, ma purtroppo al riguardo si legge molto poco. Credo che invece Il CONI e Malagò, troppo presi dall’infuriare dell’applicazione della “riforma”, dovrebbero monitorare in modo molto attento quanto alla vigilia delle elezioni federali si dice e si promette.

Infatti ormai è certo che quasi tutte le assemblee elettive si terranno entro il 31 Marzo 2021, vale a dire a 4 mesi dai possibili Giochi Olimpici e taluni aspetti potrebbero toccare da vicino la Preparazione Olimpica. In questo momento il CONI più che mai – causa la “riforma” e la collocazione del proprio ruolo – è responsabile di tale materia, anzi forse “solo” di questa materia. Sempre non dimenticando mai che il CONI rimane il principale “share-holder” delle Federazioni Olimpiche.

Tornando alle elezioni della Federatletica ed alle enunciazioni programmatiche mi ha colpito, e non poco, un comunicato diramato da uno dei tre schieramenti durante i recenti Campionati Italiani di Padova. Per i motivi già citati non farò riferimento a nomi, né ora né in occasione di futuri commenti sugli altri schieramenti, quando verranno divulgati i rispettivi programmi.

Cosa mi ha colpito? Cito solo alcune frasi extrapolate dal comunicato pubblicato post conferenza di presentazione del programma, utili per sintetizzare: “La volontà di spostare risorse economiche dagli atleti top militari verso quelli civili delle categorie U20 e U23”; “Rimodulazione delle figure cardine quali quelle del Direttore Tecnico…, oggetto di un’analisi critica piuttosto accurata” ; “In relazione agli atleti di punta proposta di premi ai veri risultati di livello internazionale invece del sostegno generico a decine di atleti azzurri”; ed infine: “Per gli atleti professionisti con grandi sponsor si richiedono decisioni e strategie condivise o, se decidono in autonomia con team a parte, nessun sostegno economico organizzativo da parte della FIDAL”.

Analizzo punto per punto anche se mi paiono delle enunciazioni demagogiche volte solo a catturare qualche voto. Credo che la stagione in corso, per il valore che essa può avere causa il lock-down e la mancanza di paragoni agonistici di livello, abbia dimostrato una buona vitalità dell’atletica italiana. Basta sfogliare le graduatorie Europee – sempre per il valore che ciò può avere, sempre per il valore che ciò può avere (volutamente ripetuto due volte) – per vedere che gli atleti italiani figurano oltre venti volte nei primi 10 dell’anno, senza contare le staffette, gare di marcia ed i risultati di Crippa che porterebbero questo totale ben oltre le trenta presenze. Cifra straordinaria.

Un trend sicuramente diverso da quello degli ultimi anni e ciò va ascritto a pieno merito all’attuale Direttore Tecnico Antonio La Torre. Lui oltre a saper coordinare le diverse anime tecniche ha avuto il merito di essere argine alle ingerenze “politico federali” del passato. L’ultimo anno del Quadriennio Olimpico dovrebbe servire a verificare se questi presupposti si concretizzano in qualcosa di importante.

E fatta questa premessa vogliamo alla vigilia di questo ultimo anno “Rimodulare la sua figura cardine del Direttore Tecnico … dopo un’analisi critica piuttosto accurata”? Certo, è un’avvisaglia da benservito per farlo lavorare meglio! Antonio La Torre, tecnico della marcia, disciplina di fatica e di programmazione, rappresenta con ampio merito un settore che ha portato all’Italia, fra Giochi Olimpici e Mondiali, circa 30 medaglie. Lasciamogli finire il suo lavoro senza mettergli cappi sulla testa.

Le altre tre affermazioni che hanno solo l’obiettivo di mortificare gli atleti di vertice si commentano da sole. Tra l’altro in considerazione che la FIDAL, pur essendo ritenuta entità privata, ha una funzione pubblica ed un finanziamento conseguente, altrimenti non potrebbe operare in regime di monopolio assoluto, io ritengo che alcune delle restrizioni citate siano legalmente appellabili in qualsiasi tribunale. E poi perché darsi delle botte sugli … zebedei?

Quello di puntare solo ai risultati e dare i premi a pochi atleti e non l’assistenza “a qualche decina di loro” è un obiettivo sbagliato ed anche immorale. Avere un sistema di assistenza centrale per una cinquantina di atleti significa programmare il loro sviluppo tecnico, i loro allenamenti, la loro attività agonistica. Limitare ciò a pochi e puntare solo ai premi in caso di risultati internazionali è una politica a corto raggio.

Pensate, se limitandoci all’Europa, non essendo possibile fare un paragone con gli Stati Uniti dove la federazione non sostiene gli atleti come viene fatto nel vecchio Continente, Mo Farah o Renaud Lavillenie o Jakob Ingebrigtsen a causa delle loro sponsorizzazioni e dei loro team autonomi, se mai perderebbero l’assistenza economia delle proprie Federazioni? Anzi l’assistenza delle Federazioni serve proprio a creare quell’equilibrio per condividere programmi di allenamento e agonistici. E solo annunciare (o minacciare?) decisioni di tal genere è un segno di grande debolezza da parte di una dirigenza che vuole andare al potere.

Come giĂ  detto in precedenza credo che il CONI su affermazioni del genere dovrebbe intervenire in maniera decisa. Una Federazione con un bilancio di circa 30 milioni dovrebbe trovare altre strade per aiutare le attivitĂ  giovanili, ma non certo a scapito delle proprie punte che non solo sono la vetrina ma anche lo strumento di promozione per i giovani.

Racconto un episodio relativo alla sponsorizzazione che la FIDAL concretizzò a favore di Pietro Mennea 40 anni fa. Fu un accordo biennale con una famosa azienda alimentare (che, credo di ricordare, sostituì una famosa campagna pubblicitaria intitolata “I mugugni di Baciccia” con Gilberto Govi) per un valore di 120 milioni di lire (pari ad un valore attualizzato di oltre 400 mila euro). Non ricordo che allora la FIDAL decise di sospendere l’assistenza a Mennea già “capriccioso” con Vittori. Ovviamente questo episodio nel farlocco film su Pietro è stato dimenticato.

Infine un commento sull’ultimo paragrafo: “Al termine della Conferenza Stampa espressa forte perplessità circa la candidatura agli Europei 2024 di Roma dato il momento difficile dl Paese a fronte di un impegno economico elevatissimo”.

Oltre un anno fa anche io ero abbastanza scettico circa le possibilità di mettere in piedi in maniera sostenibile questa candidatura. Devo dire di essermi ricreduto e che grazie alla valente tessitura di Alfio Giomi ora la vedo realizzabile e vincente. Infatti essa ha l’importante supporto del ministro Spadafora, del Comune, della Regione, di Sport e Salute e del CONI ed il finanziamento pubblico è stato garantito in maniera sostanziale e fondamentale, pari a circa il 70% del costo dei Campionati, senza contare le entrate proprie (contributi EA , vendita biglietti e pubblicità) al punto da essere considerata dai vari Enti sostenitori un’occasione importante in questo difficile periodo per lo Sport e per il Paese.

Per questi motivi mi pare perlomeno strano che ora ad essere contrari possano essere persone del mondo dell’atletica. E poi la decisione è fra qualche settimana, ben prima delle elezioni federali. Devo ricordare a chi avesse poca memoria che alcune discipline vincenti – vale a dire Nuoto, Tiro a Volo, Ciclismo su strada, Sci alpino, Scherma – hanno costruito il loro successo agonistico e d’immagine grazie all’organizzazione di importanti manifestazioni Mondiali ed Europee in Italia. Il Nuoto ha avuto due Mondiali ed ora due Europei, il Ciclismo 13 Mondiali su strada con la recentissima assegnazione ad Imola, il Tiro a Volo oltre una decina fa Mondiali ed Europei, lo Sci alpino 5 Mondiali negli ultimi 50 anni e la Scherma 6 in 40 anni. Per non parlare di sport di squadra come Pallavolo e Pallanuoto. E mi fermo qui.

L’atletica italiana dopo aver avuto il merito di organizzare i primi Campionati Europei nel 1934 a Torino, grazie a Saini e Zauli, ha dovuto attendere 40 anni per rivedere gli Europei in casa, a Roma nel 1974. Poi sono seguiti la Coppa del Mondo nel 1981 ed i Mondiali nel 1987. Quindi un’eventuale edizione nel 2024 significherebbe un ritorno a Roma per gli Europei dopo 50 anni e dai Mondiali dopo 37. A cadenza minore rispetto a paesi come Germania, Spagna, Svezia, Finlandia, Gran Bretagna, Grecia, ecc. E poi una Federazione che in 4 anni “raggranella” circa 120 milioni non dovrebbe esporsi a simile investimento?

E questo per la sola parte economica, ma credo che ben più importante sia quella di immagine per la Federazione e di motivazione per dirigenti, tecnici ed atleti. Non posso non ricordare come grazie alle manifestazioni organizzate fra il 1970 ed il 1990 la Federazione d’atletica di Primo Nebiolo abbia conquistato una posizione nel paese e nel mondo sportivo di primaria importanza. E grazie a ciò sono stati conseguiti risultati agonistici importantissimi.

E vogliamo parlare della necessità per l’atletica di investire in maniera massiccia sui media, giornali e televisioni, per far si che la nostra disciplina non sia “ghettizzata” come sta avvenendo? E questo non è anche una maniera per promuovere fra i giovani l’atletica ed aiutare il lavoro oscuro delle Società? Per non parlare della Televisione, cosa che meriterebbe un discorso a parte con indici di ascolto tragici. Ci tornerò.

In un momento in cui il livello tecnico dell’atletica italiana è in crescita, programmare un evento come gli Europei, di più facile portata agonistica per noi, è una maniera di dare a tutto il movimento, soprattutto agli atleti, la benzina motivazionale per aggiungere grandi obbiettivi ed uscire dalle sabbie mobili degli ultimi 16 anni. Aggiungo che non solo per gli atleti questa è una grande occasione, ma anche per Dirigenti, Società, Tecnici resta un investimento importantissimo.

Non posso dimenticare che le grandi manifestazioni organizzate a Roma di cui ho fatto riferimento, ma anche quelle organizzate a Milano (Europei Indoor e Mondiali di Cross) o a Torino (Indoor e Cross oltre ad Universiadi) e via di seguito sono state motivo di orgoglio per tutto il movimento atletico. Non si deve mai dimenticare che il 90% del nostro movimento si poggia su dei dilettanti e questo sono state sempre occasioni di grande gratificazione. Ho visto Consiglieri Federali, Presidenti di Comitato Regionali, Dirigenti di Società “bazzicare” tribune d’onore e stringere mani a Capi di Stato, Primi Ministri e Ministri e poi tornare a casa nei propri ambienti e raccontare questi momenti indimenticabili. Qualcuno di loro per qualche settimana non si è lavato le mani!

E noi vogliamo privare di questa linfa vitale il nostro movimento atletico? Un’eresia.

               

 

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