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Giornale di attualita' storia e documentazione sullo Sport Olimpico in Italia

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Fatti&Misfatti / Supercoppa? Speriamo non sia una supercazzola

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Lunedì 10 Agosto 2020

 

basket-rete 


Ad ogni partita, per ora, saranno ammesse 125 persone, giocatori, arbitri, giornalisti (otto) compresi. Tutti hanno lavorato abbastanza bene per la vetrina. Siamo cautamente fiduciosi.

Oscar Eleni

Con in tasca il salvacondotto di Eddy Ottoz, campione di una generazione dove stavi bene perché ci litigavi, imparavi, soffrivi e gioivi davvero con loro, per arrampicarsi sui 93 tornanti che portano ai 1800 metri di Chamois, Val d’Aosta del caro e compianto Cesarino, malghe, boschi, rocce, un lago. Unico paese italiano senza auto. Esilio dorato dopo aver lasciato per strada i veleni. Buongiorno tristezza. Certo, ma qui sopra è diverso come avrebbe detto il professor Calvesi chiedendo ai suoi campioni di parlare con l’ostacolo, di non morirci sopra, di farla funzionare davvero quella gamba di richiamo.

Cara gente col basket a Disneyland, le porte chiuse, non ci resta che vomitare sui falsi onorevoli che, come tanti altri cittadini che odiano lo Stato, lo sfruttano volentieri, cercano sempre un dollaro in più. Sporchi e cattivi, pochissimi i buoni e guardando oltre il parlamento troveranno altri orchi capace di dare la colpa a tutti meno che a loro stessi perché tengono famiglia o famiglie. Velasco diceva miglioriamo noi stessi, tutti hanno difetti, ma qui, caro Julio come si fa?

In piena epidemia meglio non confondere un gatto con un puma come quel contadino colombiano che voleva salvare il trovatello ferito. Sorridere se qualcuno vuole volare su Marte, se un altro vuole uccidere l’orso fuggitivo con le stesse armi che hanno usato per mandare fuori dalla Continassa il testardo Sarri che era in ostaggio, ha vinto uno scudetto, ma cosa volete che sia per chi ne ha così tanti e ne ha conquistati nove in fila. Come ha detto Gattuso, vero Spartaco delle arene anche di velluto, adesso sono cazzi di Pirlo paracadutato nel boschetto di pietra nel ricordo della sua grandezza sul campo, nel mistero che non sempre aiuta i campioni a guidarne altri, magari più modesti. Vedremo. Viva Sarri anche se a Napoli sghignazzano in troppi e a Torino erano tanti quelli che “lo sapevano che non era adatto”. Viva Pirlo se riuscirà ad emancipare il calcio italiano come prega ogni notte Arrigo Sacchi profeta inascoltato anche adesso che l’Europa pallonara, con i suoi arbitracci, ci ha preso a pedate.

Buongiorno tristezza salutando un gigante come Gianrico Tedeschi che in scena portava la sua vita da combattente. Lacrime per Franca Valeri, grandissima, senza stupore per quello che diceva, dalla sua parte sempre anche quando disse di non aver provato niente davanti ai corpi appesi di piazzale Loreto dove c’erano quelli che le negarono tutto per questa menata delle religioni che fanno combattere la gente, che portano i santi ad inchinarsi ai mafiosi di ogni genere e nazionalità, che scomunicano quelli che davvero lavorano per il prossimo, ma leccano la mano del ricco sempre più ricco.

Siamo cautamente fiduciosi sulla ripresa del basket con la supercoppa che sa tanto di supercazzola dove ad ogni partita, per ora, saranno ammesse 125 persone, giocatori, arbitri, persino 8 giornalisti. Desiderio di vedere all’opera le nuove squadre. Tutti hanno lavorato abbastanza bene per la vetrina. Dietro? Forse la stessa spazzatura, ma almeno qualcuno ci prova. A Venezia lo fanno da molto tempo, a Roma c’è la Stella e quindi nessuno pensa agli orfani di Toti, i difensori del lustrino da mostrare, nascondendo la turca di casa, ti rinfacciano la passione per Siena che aveva cambiato senso di marcia verso i giovani quando le serviva soltanto vincere per farsi notare. Non da noi, che ci facciamo venire il magone ogni volta pensando al Palio, alla gente vera della Mens Sana, al meeting dell’Amicizia dell’UISP del mai dimenticato Ugo Ristori.

Ci proverà di sicuro Pesaro dove il cuore di Ario Costa fa provincia. Riportare in società Walter Magnifico, che nella sua miniera creativa aveva messo in campo più di 200 ragazzi, ci fa capire quello che Treviso, Trieste, Reggio Emilia, Varese, magari Brescia, speriamo Brindisi, cercano di spiegare alle squadre dei signori che vorrebbero mettersi l’anello al naso presentando i loro campioni paludati che promettono tanto. Lo fanno tutti. Da sempre. In ogni sport. Poi bisognerebbe avere l’archivio del Fatto, unica fonte di verità nascoste dal profitto, per ricordare questi uomini che cambiano bandiera tanto spesso, quasi sempre per denaro, quello che hanno promesso. Qualcuno farà davvero bene, ma adesso sono avvisati: il campo vi giudicherà, non il sito compiacente.

Supercoppa da finire nella bolla. Pesaro, Olbia? Speriamo che vada tutto bene mentre la gente si scambia saliva infetta e ci ride sopra, soprattutto quelli che un giorno dicono buttate la mascherina e il giorno dopo vorrebbero incatenare chi non li ha messi nella zona rossa dove loro giĂ  gridavano alla dittatura, al disastro economico. Paese mio che non stai qui sulla montagna, per fortuna.

Favoriti per la supercoppa? Come si fa a dirlo se ancora in molti sono lontano dal campo? Comunque è chiaro: Milano ha tutto e di più, la Virtus Bologna ha rinforzato una squadra dominante nell’anno perduto, Venezia resta la famiglia dove l’uomo e il giocatore si sente bene e per questo parte in vantaggio sul mercenariato altrui. Sassari? Sembra bella. Le altre? Tutte con qualcosa da raccontare. Speriamo sia così e che la ripresa non sia come gli stantuffi della Ferrari, o le scuse del nostro ciclismo adesso che il Belgio ha mandato su strade difficili due fenomeni. Sulle porte aperte o chiuse decida la coscienza. Non ci vuole un genio per capire che senza pubblico tutto fallisce, tutto diventa play station che soltanto menti adulterate potevano far diventare disciplina olimpica.

Tieniti la tua tristezza orso aostano e fingi di non avere freddo ogni volta che la “politica” si avvicina allo sport. Chi comanda finge di sapere, tanto simile ai troppi capiredattori, magari pure direttori, che erano sicuri di sapere cosa voleva la gente. Magari standoci in mezzo, alla gente, si capirebbe perché i media sportivi di oggi fanno venire l’orticaria se le prime pagine sono per mogli, figlie, fidanzate di campioni o presunti tali. Per cui ogni riforma nata nel giardino delle mele cotogne ci spaventa.

Prigionieri di un mondo dove ci sono state certo molte nefandezze? Forse, ma in quel mondo, prima o poi, il campo diceva la verità. Presidenti che resistono dai tempi della lira? Ditelo ai loro elettori che, purtroppo, nella maggioranza, non sono tanto diversi da quelli che mandano certi loschi figuri a governarci, ma che non cambieranno mai con leggi nuove, obblighi diversi, mentre a pagare saranno sempre gli stessi: la gente che sta in società, sul campo, in palestra per il bene comune, magari a zero euro, senza tutele e soltanto grane. Forse è con questi che un ministro riformista dovrebbe passare le notti senza cena. Tanto per capire. Poi magari avrà ragione lui. Qui, senza auto, senza messaggi pagati, ne dubitiamo.

 

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