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Doping / Dopo l'assoluzione di Fiorella, Fischetto e Bottiglieri

Giovedì 30 Luglio 2020

 

fischetto 


La sentenza emessa dal TNA (la terza in ordine di tempo) chiude per sempre una vicenda tra le piĂą penose che abbiano inquinato lo sport italiano. Sul banco degli imputati finiscono ora moralmente quanti avevano giĂ  emesso sentenze e scritto condanne. Ma adesso chi paga?

Stefano La Sorda

La vicenda giudiziaria che andava avanti dal 2012 a causa delle dichiarazioni tardive e dubbie di Alex Schwazer, e della memoria di confessione ed accusa redatta con l’aiuto del suo allenatore Sandro Donati, è finalmente terminata sia dal punto di vista penale che da quello sportivo. Pierluigi Fiorella, Giuseppe Fischetto e Rita Bottiglieri, accusati ingiustamente di aver favorito o “coperto” il doping 2012 dell’ormai ex-atleta altoatesino, dopo l’assoluzione in appello nel processo penale di Bolzano (confermata in via definitiva), sono stati assolti lunedì scorso anche dal Tribunale Nazionale Antidoping. I due medici Fiorella e Fischetto erano stati assolti anche dal Tribunale della FMSI (la Federazione dei medici sportivi), quindi ben tre assoluzioni di tre tribunali diversi a sancire senza dubbio il loro ingiusto coinvolgimento.

Inutile rimarcare che queste assoluzioni sono un altro “schiaffone” ad Alex Schwazer, dopo l’ultimo che il Tribunale Federale Svizzero gli ha rifilato a seguito della disperata e temeraria richiesta di sospendere la sua seconda squalifica doping (8 anni per positività al testosterone) decretata dal TAS di Losanna nell’agosto 2016. Richiesta di fatto pretestuosa, l’esito infausto era prevedibile dall’inizio perché il Tribunale Federale non fa udienze e non giudica nel merito, ma valuta esclusivamente se ci sono nuovi e concreti elementi per rifare un nuovo processo davanti al TAS, ovviamente senza garanzie di esito differente dalla precedente sentenza. E qualsiasi tribunale – se ti presenti con chiacchiere senza prove – può solo chiuderti la porta in faccia.

Tornando all’assoluzione dei medici e della funzionaria si potrebbe pensare che alla fine la giustizia ha trionfato, ma non è proprio così. Dopo le vicissitudini di 8 anni, i danni economici, professionali ma soprattutto morali non potranno mai essere sanati. Salvo rare eccezioni, buona parte della stampa e dei media che ha trattato la vicenda conferma questo, visto che dalla schiera dei numerosi giornalisti fedelmente allineati al pensiero “prevalente”, e che a suo tempo avevano parlato di “sentenze storiche” in occasione della condanna in primo grado poi ribaltata in appello, non si è vista una rettifica degna o comunque un articolo che parli, con il dovuto rilievo, delle recenti sentenze di assoluzione.

Basta notare la notevole differenza fra i paginoni che Gazzetta e Repubblica avevano dedicato ai pesanti attacchi mediatici nei confronti dei tre ex-imputati, e gli scarni trafiletti che ora – quasi sottovoce – riducono al minimo le assoluzioni, mostrando poco rispetto per persone innocenti messe alla gogna per anni. Ma a mo' d'esempio vale la pena soffermarsi su un curioso episodio con protagonista il sito web dell’Agenzia Nazionale Stampa Associata.

Avete notato che l’ANSA da qualche tempo inserisce sotto gli articoli il bollino “ANSA Check” a rimarcare “l’attenzione ai temi di informazione trasparente e diffusione di contenuti e news in maniera indipendente, accurata ed affidabile”? Ebbene, nel pomeriggio del 10 dicembre 2019 (ore 16,37), sul sito ANSA-Bolzano venne pubblicata la notizia dell’assoluzione penale di Fiorella, Fischetto e Bottiglieri, naturalmente ben incatenata all’altra notizia di giornata relativa ad Alex Schwazer. Ma appena 24 ore dopo (11 dicembre, ore 17,06), sulla stessa pagina, la notizia venne totalmente “ribattuta”, parlando sempre dell’altoatesino ma senza citare minimamente l’assoluzione dei medici e della funzionaria, come se non fosse mai avvenuta.

A prova di questo ci sono le varie versioni della stessa pagina memorizzate cronologicamente dal sito Internet “Archive – archive.org” dell’ANSA, versioni che chiunque potrà facilmente verificare. Per chi non avesse compreso è come se su un quotidiano che abbiamo comprato qualcuno fosse venuto il giorno dopo a casa nostra per sostituire una certa notizia con un'altra simile ma a cui mancano pezzi fondamentali. Una svista?

Tralasciando le ulteriori “anomalie” giornalistiche, sarebbe da capire in che modo NADO Italia agisce a seguito delle sentenze penali che coinvolgono soggetti in vicende doping. Perché se è impossibile per la giustizia disciplinare sportiva non procedere nel momento in cui una sentenza di rango penalistico (che dovrebbe avere uno standard di prova maggiore) condanna per reati doping una persona, non si comprende perché la stessa giustizia sportiva abbia tenuto sulle spine tre persone anche dopo che erano state assolte in appello e quella controversa sentenza penale di primo grado non aveva più alcuna validità.

Non si comprende inoltre come la giustizia sportiva italiana non abbia agito con il medesimo approccio, severo ed indipendente, dopo il patteggiamento penale di fine 2014 di Alex Schwazer, condanna (quella sì definitiva) per aver reiteratamente assunto farmaci o sostanze dopanti dal lontano marzo 2010 fino a luglio 2012. Difficile trovare tra le pieghe dei regolamenti sportivi quale deroga ha lasciato “impuniti” gli anni 2010 e 2011, confermando così al collo dell’altoatesino la medaglia d’oro degli Europei 2010. E in quest’ultima vicenda, è doveroso ricordarlo, il danneggiato principale resta l’altro marciatore Giorgio Rubino, quarto al traguardo di quei Campionati, a cui di fatto il doping altrui ha rubato la medaglia di bronzo.

Purtroppo, della vicenda Schwazer e del fantasioso e presunto complotto ai suoi danni per il doping 2016 si continuerà a parlare, ma finalmente – auguriamocelo – si comincerà a parlare anche delle richieste di risarcimento cui dovrà rispondere. Per quelle morali, ognuno faccia da se.

 

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